LA RELAZIONE

Startup al raddoppio, ma i profitti non decollano

Secondo la relazione 2016 del Mise, le imprese innovative sono cresciute del 112% in due anni raggiungendo quota 6.745. In pole Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. Bassa la percentuale di aziende in utile: solo il 42,8% del totale

Pubblicato il 14 Feb 2017

Federica Meta

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A fine dicembre 2016 erano 6.745 le startup innovative, in crescita del 31% rispetto a un anno prima (+12% rispetto a sei mesi prima, +112% rispetto a due anni prima). E’ quanto emerge dalla Relazione annuale 2016 sullo stato di attuazione e sull’impatto delle policy per le startup e le pmi innovative presentata dal direttore generale per la Politica industriale, la competitività e le pmi del ministero dello Sviluppo economico, Stefano Firpo. La zona del paese più attiva è il Nord-Ovest dove sono nate il 30,7% di aziende seguito dal Nord-Est con il 24,9%, dal Sud con il 23,1% e dal Centro 21,4%.

La Lombardia è la prima regione (22,5% del totale) seguita da Emilia-Romagna e Lazio. Milano invece è la prima provincia italiana a superare le 1.000 startup innovative con il 15% del totale nazionale, seguita da Roma (572; 8%), e Torino (301; 4%). Solo lo 0,42% delle società di capitali italiane è una startup innovativa ma in alcuni settori economici queste rappresentano una quota molto elevata. Per esempio nel settore Ricerca e sviluppo il 25,6% sono aziende innovative o nel settore di produzione di software (8%) mentre nel manifatturiero la percentuale scende allo 0,6%. Secondo il rapporto gran parte delle startup opera nei servizi (75%), il 18% nell’industria. Secondo Firpo un’importanza notevole l’ha avuta la legge di Bilancio 2017 che potenzia il credito di imposta in Ricerca e sviluppo: “L’aliquota dell’incentivo passa dal 25% al 50% con estensione fino al 2020 con il beneficio fiscale massimo innalzato da 5 a 20 milioni di euro”, ha spiegato. Notevole l’impatto di queste aziende anche a livello occupazionale: al 30 settembre 2016 erano 23.045 i soci operativi e 9.042 gli addetti. I bilanci del 2015 hanno registrato un forte incremento nel valore complessivo della produzione (da 320 milioni a 600 milioni) determinato non solo dalle startup iscritte ma anche dal valore medio della produzione delle imprese dotate di almeno un bilancio depositato (152mila euro, 38mila in più rispetto al 2014).

Il rapporto mostra inoltre che “al loro avvio le startup ricorrano in via prevalente a risorse proprie per finanziarsi. Pur restando la fonte principale, tale forma di approvvigionamento tende a diminuire la propria incidenza sul capitale. Anche se notevolmente distanziato, il credito bancario si posiziona al secondo posto tra le fonti di finanziamento più diffuse, molto più di quanto sia ad esempio il capitale di rischio. Da notare che un numero significativo di startup si dice soddisfatto (34,1%) o parzialmente soddisfatto (44,2%) della propria condizione finanziaria.

Di startup innovative, insomma, ne nascono tante e, fortunatamente, ne muoiono poche. Il tasso di innovatività/rischio, sottolinea infatti il rapporto, “dovrebbe tradursi in un alto tasso di mortalita’”, invece “le evidenze registrate nei primi anni della policy dicono il contrario”: il tasso di sopravvivenza a tre anni supera infatti il 95%. Molto più bassa è invece la percentuale di aziende in utile, che sono solo il 42,8% del totale. Il giro d’affari complessivo, ma qui i dati sono riferiti però al 60% del totale, è di 584 milioni di euro, con un valore medio di 144mila euro. Guardando ai finanziamenti da parte del Fondo di garanzia per le pmi (357 milioni facilitati a fine 2016), i prestiti con garanzia erogati sono stati 1.653, di cui il 90% in regolare ammortamento, il 9% già restituiti e solo 9 (0,5%) in sofferenza.

“Questa nuova generazione di imprese – scrive il ministro Carlo Calenda nel rapporto – può lasciare il segno da un punto di vista non solo culturale, ma anche, e soprattutto, economico perché, grazie alla sua attitudine all’innovazione tecnologica e alla sperimentazione di nuovi modelli di business, nel lungo periodo stimolerà un incremento nei livelli di produttività, di competitività ed efficienza dell’intero tessuto produttivo”.

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