IL SONDAGGIO

Backup: quasi tutti lo fanno, ma ancora pochi sul Cloud

Secondo il report stilato da Acronis in vista del World Backup Day, il 92,7% degli utenti di dispositivi informatici si premura di salvare periodicamente le informazioni contenute nei device. Cresce la consapevolezza del valore dei dati

Pubblicato il 28 Mar 2019

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Il 65,1% degli utenti di dispositivi informatici – o un membro della loro famiglia – ha perso dati in seguito a un’eliminazione involontaria, a un guasto o a un problema software, con un aumento del 29,4% rispetto al 2018. La buona notizia è che quasi tutti gli utenti (92,7%) eseguono ormai il backup dei propri computer, con un aumento di oltre il 24,1% rispetto allo scorso anno, il più consistente su base annua. Anche se il salvataggio in Cloud non è ancora maggioritario. A dirlo è il sondaggio globale realizzato da Acronis, azienda specializzata in soluzioni di backup e data protection, in vista dell’edizione 2019 del World Backup Day, la giornata mondiale dedicata al ripristino dati, che si celebra il 31 marzo. Per l’indagine di Acronis sono stati intervistati non solo utenti consumer, ma anche – per la prima volta – di fascia business. Il numero crescente di Ceo, Cio e altri dirigenti che hanno perso il proprio lavoro a seguito di violazioni dei dati, attacchi online ed errori procedurali dei team It ha spinto Acronis a integrare nella ricerca domande sui loro timori e sulle procedure attuate in merito ai dati. L’aggiunta degli utenti business ha messo in evidenza numerose differenze sulle motivazioni e le modalità con cui utenti e aziende proteggono le proprie risorse digitali.

Solo il 7% degli utenti non adotta alcuna protezione dei dati

Il numero di dispositivi usati dagli utenti è in costante aumento: oltre il 68,9% di utenti individuali riferisce di possedere tre o più dispositivi, inclusi computer, smartphone e tablet. È un aumento del 7,6% dal 2018. Considerata la quantità dei dati usati e i racconti di coloro che hanno perso le proprie case a causa di incendi e inondazioni, e del volume di dati perduti in seguito ad attacchi ransomware e violazioni della sicurezza, l’incremento dei backup riferito testimonia l’esigenza di protezione dei dati da parte di quasi tutti gli utenti. Di fatto quest’anno solo il 7% ha dichiarato di non aver mai eseguito un backup, una percentuale che lo scorso anno era pari al 31,4%.

Dal sondaggio emerge anche il maggior valore attribuito dagli intervistati ai propri dati: il 69,9% riferisce l’intenzione di spendere oltre 50 dollari per recuperare file, foto, video perduti. Lo scorso anno questa percentuale era inferiore al 15%.

Il 62,7% degli utenti tiene i propri dati nelle immediate vicinanze, eseguendo il backup su un disco esterno locale (48,1%) o su una partizione di disco rigido (14,6%). Solo il 37,4% utilizza un approccio al Cloud o ibrido tra Cloud e in locale.

La bassa percentuale di adozione del Cloud presenta un’altra apparente incongruenza. La maggior parte degli utenti afferma che l’accesso libero ai dati è uno dei principali vantaggi offerti dal backup, con una netta maggioranza che sceglie “l’accesso facile e rapido ai dati di backup da qualsiasi posizione” come caratteristica prioritaria. Ciononostante, solo un terzo esegue il backup nel Cloud, l’unica opzione che offre la possibilità di recuperare i file da qualsiasi posizione.

Il tipo di dati su cui convergono i maggiori timori degli utenti è rappresentato da contatti, password e altre informazioni personali (45,8%), a cui fanno seguito file multimediali come foto, video, musica e giochi (38,1%).

Poco meno della metà degli utenti è consapevole dei potenziali attacchi online che minacciano i dati, come il ransomware (46%), il malware di mining di criptovalute (53%) e gli attacchi di ingegneria sociale (52%) usati per diffondere i malware. La diffusione delle informazioni relative a questi pericoli sembra aver subito un rallentamento, perché il numero di consumatori consapevoli è aumentato del solo 4% nello scorso anno.

Sono soprattutto le aziende ad affidarsi al Cloud

Poiché una sola ora di fermo aziendale implica in media 300 mila dollari di attività mancate, gli utenti corporate devono conoscere il valore dei propri dati. E poiché è sui Ceo e sui dirigenti di alto profilo che ricade la maggiore responsabilità per la protezione dei dati e le procedure di sicurezza all’indomani delle eventuali violazioni, la leadership va assumendo un atteggiamento proattivo.

Come detto, per la prima volta il sondaggio del 2019 ha visto la partecipazione delle aziende. Indipendentemente dalla dimensione, la maggioranza considera la protezione dei dati una priorità ed esegue quindi il backup dei dati ogni mese (35,1%), ogni settimana (24,8%) o ogni giorno (25,9%). Grazie a ciò, è il 68,7% delle aziende intervistate ad affermare di non aver subito durante lo scorso anno perdite di dati che hanno causato periodi di inattività.

Le stesse aziende appaiono anche fortemente consapevoli dei rischi più recenti che corrono i propri dati; per questa ragione si dichiarano preoccupate o fortemente preoccupate dai ransomware (60,6%), dal cryptojacking (60,1%) e dagli attacchi di ingegneria sociale (61%).

Nella pratica, le aziende di ogni dimensione si affidano ai backup nel Cloud: il 48,3% in modo esclusivo e il 26,8% adottando una combinazione di backup locale e Cloud. Considerati i timori dichiarati a proposito della sicurezza e della salvaguardia dei dati, la loro fiducia verso il Cloud è comprensibile. L’esigenza di “backup affidabili che rendano i dati sempre accessibili per il ripristino” è soddisfatta quindi dal backup offsite nel Cloud, che garantisce la sopravvivenza dei dati anche se un incendio, un alluvione o un’emergenza naturale distrugge le strutture aziendali. In termini di sicurezza (“i dati devono essere protetti dalle minacce online e cybercriminali”), il Cloud rappresenta una sorta di cuscinetto che gli attacchi malware hanno difficoltà a violare.

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