L'ANALISI

Blockchain, violare i bitcoin diventa possibile (in teoria)

La sfida degli hacker è prendere il “possesso” di oltre la metà dei miner in quel che si annuncia come il “51% attack”. Ma gli analisti di F5 Networks ritengono il risultato altamente improbabile e dunque di fatto un’ipotesi solo sulla carta. Le offensive però non vanno sottovalutate: il trend va in questa direzione

Pubblicato il 17 Set 2018

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L’ipotesi che un gruppo di hacker possa vilare una catena blockchain di Bitcoin è ancora remota, ma rimane pur sempre una possibilità. Sarebbe possibile se i criminali informatici riuscissero a prendere il controllo di più del 51% dei miner di una singola cryptovaluta, mettendo in pratica un cosiddetto “51% attack”.

“Le valute tradizionali sono create attraverso le banche centrali, mentre i Bitcoin vengono ‘estratti’ dai miner di Bitcoin. In particolare, i loro computer eseguono complesse operazioni matematiche per trovare la “soluzione” a un blocco di transazioni. Una volta risolto questo problema, il miner invia la soluzione, insieme al blocco stesso, a un libro mastro distribuito. A questo punto, tutte le transazioni di questo blocco sono concluse e, poiché ogni soluzione al blocco più recente dipende da ogni singolo blocco precedente, si crea una lunga “catena di fiducia” in cui è possibile dimostrare la validità di ogni transazione – spiega David Warburton (nella foto), senior threat research evangelist per l’area Emea di F5 Networks – Questo impedisce a un utente di spendere un singolo Bitcoin più di una volta presso rivenditori diversi, risolvendo così il problema della “doppia spesa”, e mette in competizione i miner di blockchain gli uni con gli altri: il primo a trovare la soluzione al blocco corrente è il vincitore e ottiene in premio una determinata somma in Bitcoin. Poiché il problema matematico per ogni blocco è basato sulla crittografia, ogni miner ha le stesse possibilità di chiunque altro di trovare per primo la soluzione, almeno a livello teorico. L’unico modo per avere maggiori possibilità di essere il vincitore è controllare più miner. In teoria – prosegue – più ampia è la rete distribuita di miner di blockchain, più diventa difficile creare una quota di maggioranza. Ad esempio, la velocità con cui un individuo potrebbe scoprire l’hash corretto del blocco è estremamente bassa: intorno ai 12,5 Bitcoin per blocco. Per questo motivo, per aumentare il proprio potenziale di guadagno, i miner aumentano la potenza di elaborazione collettiva nei siti di mining collaborando tra loro”.

“I criminali organizzati che volessero controllare una blockchain, plausibilmente per inviare dei blocchi fraudolenti che consentano loro di mettere in atto la ‘doppia spesa’, dovrebbero controllare oltre il 50% dei miner di una singola blockchain – continua – A oggi, esistono circa 2,4 milioni di miner di Bitcoin e questo aumento di minatori nella rete rende la minaccia“51% attack” sui Bitcoin praticamente impossibile. Organizzare questo attacco esige una quota di maggioranza di minatori, e un’aggressione coordinata contro la rete Bitcoin richiederebbe oltre 1,2 milioni di minatori per garantire che i blocchi fraudolenti fossero accettati dal resto dei miner. Tuttavia, anche se questo fosse possibile, per garantire che il blocco fraudolento sia stato definitivamente accettato dalla blockchain, è necessario che si accumuli una serie di blocchi difettosi consecutivi che vengano validati dagli altri miner. È quindi più probabile che, prima che qualsiasi aggressore sia in grado di creare questo scenario, altri minatori della rete notino l’attacco e invalidino i blocchi fraudolenti”.

“Oggi gli attacchi contro le criptovalute sono generalmente indirizzati contro gli utenti del sistema e non contro la crittografia in sé – conclude Warburton – Pertanto, la teorica minaccia del ‘51% attack’ sembra ancora improbabile. È più facile rubare qualsiasi criptovaluta ottenendo l’accesso alla chiave privata del portafoglio di un utente o attaccando uno scambio di criptovalute. Tuttavia, è innegabile che questi attacchi siano possibili e che stiano iniziando a diffondersi. Nel 2016 un “51% attack” ha preso di mira Shift e Krypton, entrambi basati su Ethereum, e nel maggio del 2018, anche il Bitcoin Gold, diverso dal più popolare Bitcoin, è stato soggetto alla stessa tipologia di attacco”.

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