IL REPORT

Cybersecurity, ecco come l’interazione uomo-macchina batte gli hacker

Report McAfee: l’apprendimento automatico migliora l’azione dei team preposti alla sicurezza aziendale. Più facile identificare in anticipo le minacce e attuare soluzioni efficaci

Pubblicato il 18 Lug 2017

F.Me

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Il futuro degli esseri umani non sembra sarà oscurato dalle macchine. E’ la conclusione del report McAfee intitolato “Machine Learning Raises Security Teams to the Next Level” che analizza l’impatto della “cooperazione uomo-macchina” nella cybersecurity. Secondo McAfee a fronte della carenza di talenti nel campo quanto mai critico della sicurezza informatica, è importante poter contare su tecnologie come l’apprendimento automatico per ampliare le capacità degli esseri umani. Inoltre, finché dietro la cybercriminalità e la guerra informatica gli avversari sono esseri umani, sarà sempre necessario un intervento dell’intelligenza umana, unita alla tecnologia.

Grazie all’apprendimento automatico i team di sicurezza sono meglio informati e possono prendere decisioni migliori: si tratta di una tecnologia che consente ai responsabili della sicurezza (Cso) di sfruttare al meglio le loro risorse umane e i prodotti di sicurezza a loro disposizione. Con la mole di nuove minacce introdotte, i team di security da soli non sono in grado di sostenerne il volume e le macchine da sole non possono dare risposte creative: i team uomo-macchina rendono più efficace la sicurezza degli endpoint senza impattare sulle prestazioni o sull’esperienza dell’utente.

“Quando implementiamo il machine learning in modo più approfondito nelle nostre difese informatiche, dobbiamo riconoscere che gli esseri umani sono bravi a fare certe cose e le macchine sono brave a farne altren – commenta Ferdinando Torazzi, regional director, Italy and Greece di McAfee – I migliori risultati verranno dall’integrazione dei due mondi. Le macchine sono perfette per elaborare grandi quantità di dati e per eseguire operazioni che richiedono grande impegno di risorse. Gli esseri umani sono dotati di intelligenza strategica e possono comprendere il modo in cui un attacco potrebbe agire anche se non lo hanno mai visto prima”.

La cybersecurity è molto diversa da altri campi che utilizzano big data, analytics e machine learning, perché si ha a che fare con avversari che cercano di fare reverse engineering dei modelli tecnologici e di eludere le capacità degli esperti di sicurezza. Le tecnologie di sicurezza come i filtri anti-spam, le scansioni di virus e il sandboxing sono ancora parte delle piattaforme di protezione, ma il loro interesse da parte del mercato si è un po’raffreddato dal momento che i criminali informatici hanno cominciato a perfezionare le loro tecniche per eludere queste tecnologie.

Sulla base delle informazioni ricevute, gli addetti alla sicurezza IT di fronte a un attacco possono anticipare le nuove tecniche di evasione, exploit e altre tattiche in modi che i modelli di rilevamento basati sul passato non riescono a fare. Una delle aree principali in cui questo si applica è la ricostruzione degli attacchi, dove la tecnologia valuta ciò che è accaduto all’interno dell’ambiente informatico e poi un essere umano lavora alla ricostruzione dello scenario.

Anche l’impegno per orchestrare le risposte agli incidenti di sicurezza può trarre enormi vantaggi dal machine learning, in particolare quando è necessario un insieme complesso di azioni per risolvere un incidente cibernetico. Alcune di queste azioni potrebbero avere conseguenze molto gravi per le reti. La presenza un essere umano nel ciclo non solo aiuta a guidare le fasi del processo di orchestrazione, ma valuta anche se le azioni richieste sono appropriate per il livello di rischio in questione.

“La collaborazione tra uomo e macchina aggiunge qualcosa in più alla valutazione attuata dalla tecnologia di sicurezza, immettendo nuove informazioni all’analisi di intelligence delle minacce, alla ricostruzione degli attacchi e all’orchestrazione della risposta agli incidenti informatici: un quid dato dall’intelletto, che solo un essere umano può dare – conclude Torazzi – Ciò può dare i risultati migliori in tutti gli aspetti della sicurezza informatica. E oggi, più che mai, nella sicurezza informatica avere migliori risultati è ciò che fa la differenza”.

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