CYBERSECURITY

Pmi nel mirino del cybercrime, ma il pericolo è (anche) “interno”

Comportamenti ad alto rischio tra i dipendenti delle piccole e medie imprese italiane, secondo un’indagine Bsa: il 70% ritiene innocuo l’utilizzo di una Usb, il 64% non crede che scaricare contenuti illegalmente metta in pericolo l’azienda. “Serve aumentare la formazione”

Pubblicato il 17 Dic 2018

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Cybersecurity, per le Pmi il pericolo rischia di generarsi “internamente”. Emerge da un’indagine di Bsa-The Software Alliance (condotta da Opinium Research) secondo cui i dipendenti delle piccole e medie imprese nostrane non riconoscono i comportamenti che possono comportare dei rischi per la sicurezza informatica e non comprendono le proprie responsabilità.

I dipendenti non sanno, infatti, riconoscere i rischi quotidiani legati alle tecnologie utilizzate per lavoro. Ad esempio, la maggior parte (70%) non pensa che utilizzare un dispositivo non autorizzato (come una USB) possa rappresentare una minaccia, mentre il 60% non crede che installare un’applicazione senza i diritti di amministratore costituisca un rischio. Infine, il 64% non ritiene che scaricare musica o film illegalmente possa mettere in pericolo l’azienda.

La scarsa attenzione alla sicurezza informatica e ai comportamenti pericolosi online costituisce un rischio ancora maggiore nel periodo che precede le feste, quando i dipendenti sono maggiormente portati a utilizzare i device aziendali per ragioni personali, come l’acquisto dei regali: il 29% degli intervistati ha infatti ammesso di utilizzare i dispositivi business per scopi personali.

Gli intervistati hanno dichiarato che le principali ragioni per aver condotto attività non sicure sono il risparmio di tempo (33%) e la comodità (32%). È inoltre emerso che solo il 44% si sentirebbe responsabile di una violazione di sicurezza causata dal proprio comportamento.

Secondo i risultati dell’indagine, i dipendenti sembrano esporsi deliberatamente alle cyber minacce. Infatti, solo il 32% installa solamente applicazioni in linea con la policy di sicurezza e meno della metà aggiorna i software sui propri dispositivi aziendali (42%). Inoltre, il 57% dei dipendenti cercherebbe di ottenere i tool (app, dati o accessi) di cui ha bisogno per essere più produttivo senza il permesso dell’IT, dato che evidenzia la necessità di maggiore formazione e governance per assicurarsi che le misure di resilienza siano efficaci nelle organizzazioni.

I risultati dell’indagine suggeriscono che i dipendenti sottovalutino l’entità delle minacce per la propria azienda. La maggior parte degli intervistati crede, generalmente, che le misure di cyber resilienza applicate dalla propria organizzazione siano efficaci (85%) e che l’azienda si sia adattata abbastanza velocemente per affrontare le minacce informatiche in costante evoluzione (78%).

Tuttavia, solo il 19% ha ricevuto training di sicurezza informatica dedicati, il 25% ha notato policy più severe di sicurezza o utilizzo (relativamente all’accesso ai servizi) e solo il 18% dei dipendenti ha ricevuto linee guida sulle best practice. Questo, secondo il rapporto, comporta un’ulteriore carenza di consapevolezza nelle Pmi italiane: solo meno della metà dei dipendenti (43%) sa se la propria organizzazione sia stata vittima di un attacco informatico o abbia subito una violazione o un furto di dati.

“I risultati dell’indagine hanno rivelato l’importanza per le Pmi di dedicare maggiore impegno alla formazione dei propri dipendenti in merito alla sicurezza informatica – commenta Paolo Valcher, Chairman di BSA Italia -. Assistiamo a una vera ribellione alla cyber resilienza, con un numero allarmante di dipendenti che non sa riconoscere le attività ad alto rischio, non si sente responsabile delle proprie azioni e non si fa scrupoli a bypassare i responsabili IT”.

Serve quindi che le organizzazioni prendano in mano la situazione: “Più formazione e maggiore consapevolezza – dice Valcher -. Anche insegnamenti basilari come l’utilizzo adeguato delle password e una buona gestione dei software possono rivelarsi fondamentali. La maggior parte delle violazioni di sicurezza è dovuta all’errore umano ma i dipendenti delle Pmi non hanno ancora compreso che ciascuno è responsabile della protezione dell’azienda per cui lavora”.

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