TRADE WAR

Sony e Kioxia nel guado: il “ban” a Huawei mette a rischio il business

Le due aziende giapponesi hanno chiesto al Dipartimento del Commercio Usa di poter continuare a vendere alla società cinese i loro chip e altri prodotti per reti e dispositivi 5G

Pubblicato il 05 Ott 2020

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Sony e il produttore di memory chip Kioxia hanno presentato richiesta al dipartimento del Commercio Usa per ottenere l’autorizzazione a rifornire di componenti Huawei, colpita dal noto “ban” che impedisce al vendor cinese di accedere a fondamentali attrezzature che contengono tecnologie americane. Lo riporta la testata Nikkei.

Le due aziende giapponesi si uniscono a un nutrito gruppo di imprese che hanno chiesto al governo americano una “esenzione” dal bando contro Huawei, tra cui le sudcoreane Samsung Electronics e Sk Hynix, altri fornitori chiave di chip.

Il divieto a vendere a Huawei prodotti e servizi che hanno componenti Made in Usa, infatti, non colpisce solo il colosso cinese degli smartphone e delle attrezzature di rete, ma tutti i suoi maggiori fornitori, specialmente per le nuove opportunità di business aperte dal 5G e dalle reti e dispositivi mobili di nuova generazione.

Huawei cliente chiave dei sensori di immagine di Sony

Nikkei scrive che, se non otterranno l’esenzione dal dipartimento del Commercio americano, Sony e Kioxia rischiano un impatto sui profitti, visto che entrambe forniscono componenti essenziali per prodotti come i dispositivi 5G.

Sony è il maggior fornitore mondiale di sensori di immagine per cellulari in termini di share di mercato. Huawei, stimano gli analisti, rappresenta circa un quinto delle vendite Sony di sensori di immagine (che in totale valgono circa 1 trilione di yen, o 9,5 miliardi di dollari). In pratica, Huawei è il secondo maggior cliente di Sony in questo segmento, dopo Apple.

Sony ad agosto ha indicato che prevede una flessione del 45% a 130 miliardi di yen nell’utile operativo della sua attività legata ai sensori per l’anno che termina a marzo 2021. L’azienda giapponese ha imputato il forecast negativo alla pandemia di coronavirus che ha causato un calo nelle vendite di smartphone, ma gli analisti affermano che le prospettive degli utili nel segmento dei sensori di immagini potranno subire un’ulteriore flessione come conseguenza del ban contro Huawei.

A rischio il business dei chip di Kioxia

Anche Kioxia, spinoff di Toshiba prima nota come Toshiba Memory, rischia di veder calare gli utili a causa delle sanzioni contro Huawei. I chip di memoria per smartphone rappresentano circa il 40% delle vendite di Kioxia e Huawei rappresenta una quota importante del totale.

Le tensioni tra Stati Uniti e Cina hanno intanto pesato (insieme all’incertezza creata dalla pandemia) sulla decisione della capogruppo di Kioxia, Kioxia Holdings, secondo produttore al mondo di chip di memoria flash Nand dopo Samsung Electronics, di rinviare l’Ipo programmata per il 6 ottobre sulla Borsa di Tokyo. Il ceo e presidente dell’azienda, Nobuo Hayasaka, ha reso noto che, “Pur avendo ricevuto significativi attestati di interesse da numerosi investitori, i principali sottoscrittori e la stessa Kioxia non credono che procedere all’Ipo in questo momento sia nel migliore interesse degli attuali o potenziali azionisti”.

La scure della trade war sui fornitori asiatici

Gli acquisti di Huawei da fornitori giapponesi sono cresciuti di oltre il 50% l’anno scorso, ha affermato ad agosto Jeff Wang, presidente della sussidiaria Huawei Japan. Wang ha attribuito questo incremento al “ruolo estremamente importante” che le aziende del Giappone hanno nelle supply chain globali.

I fornitori giapponesi, taiwanesi e sudcoreani vendono complessivamente a Huawei componenti per un valore di 2,8 trilioni di yen (26,4 miliardi di dollari) in un anno, in base alle stime di Akira Minamikawa, director della società di ricerche britannica Omdia. Interruzioni o forti fluttuazioni nella produzione di Huawei lasciano questo business in una sorta di limbo.

Huawei “a fianco dei fornitori fedeli”

Huawei lo scorso mese è intervenuta a difendere la sua supply chain assicurando che è sua intenzione dare sostegno ai fornitori che le resteranno fedeli mentre il vendor cinese “combatte per la sopravvivenza”. Come ha dichiarato Guo Ping, presidente di turno di Huawei, all’evento annuale Huawei Connect a Shanghai, “L’aggressione continua da parte del governo degli Stati Uniti ci ha messo sotto pressione. Huawei sta ancora valutando attentamente gli impatti. Aiutare la nostra supply chain a rafforzarsi aiuterà anche la nostra azienda”. Guo Ping ha anche invitato Washington a riconsiderare le restrizioni commerciali, perché andranno a danneggiare, ha ribadito, l’intera catena logistica globale.

Tech war sul 5G verso l’escalation?

Il colosso americano dei chip, Intel, ha già chiesto e ottenuto l’autorizzazione a rifornire Huawei di componenti, ma solo per quel che riguarda i Pc.

Le restrizioni americane all’accesso di Huawei alle tecnologie Usa per le telecomunicazioni sono invece molto più strettamente controllate e, secondo gli osservatori asiatici, potrebbero inasprirsi con una escalation della trade war – o meglio tech war, perché lo scontro è sulla supremazia nelle tecnologie più avanzate, dal 5G all’intelligenza artificiale.

Comunque, le aziende non-Usa avrebbero scarse probabilità di vedersi approvare la richiesta dalle autorità americane rispetto a quelle americane, ha scritto Reuters. Qualche chance potrebbe dunque esserci per Qualcomm, che pure ha chiesto un’autorizzazione alle autorità americane a commerciare col vendor cinese. Il disco verde dell’amministrazione Usa sarebbe una buona notizia per Huawei, desiderosa di usare i chip di Qualcomm per i suoi smartphone, come ha sottolineato anche Guo.

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