2011: ultimo treno per l’Ict italiano

Gli analisti: ripresa o precipizio. Il prossimo anno i progetti E-gov e Ngn alla prova dei fatti: “Se non si va avanti si rischia un gap incolmabile con gli altri Paesi”

Pubblicato il 15 Dic 2010

Era stato annunciato come l’anno della ripresa. Ma il perdurare
degli effetti della crisi, la contrazione della spesa e degli
investimenti in Ict e il mancato stanziamento delle risorse
pubbliche, più volte promesse, a partire da quelle per la banda
larga, hanno definitivamente spento gli entusiasmi e soprattutto
costretto a rivedere al ribasso le aspettative sull’anno che
verrà.
Il 2011 sarà un altro anno duro per il comparto Ict. Il 2010 non
è andato malissimo rispetto ad un 2009 passato alla storia come
annus horribilis. Ma se il confronto è con l’andamento delle
principali economie occidentali, allora la situazione può dirsi
disastrosa.

Secondo le stime di chiusura annunciate da Idc al
Corriere delle Comunicazioni, il 2010 dell’Ict italiano chiuderà
a quota -0,4%. Non sono dunque bastati i segnali di ripresa
dell’ultimo semestre a garantire l’inversione di rotta. In
Europa occidentale l’anno si chiude a +0,7% e a livello globale
si registra un + 3,7%, grazie alle dinamiche dei paesi
emergenti.
È il mercato delle Tlc a soffrire di più con una flessione del
2,5%, dovuta principalmente alla forte contrazione dei ricavi nel
segmento fisso. L’area dei servizi dati mobile vede una buona
crescita degli utenti di servizi broadband, smartphone, tablet,
notebook e Internet keys. Tuttavia questa crescita – puntualizza
Idc – non compensa il progressivo rallentamento dei ricavi degli
operatori, ancora molto legati ai servizi voce.

Il dato negativo delle Tlc è in parte compensato dall’andamento
dell’IT, a +2,3%, ma nel 2010 si è però registrata una
sofferenza, in linea con il trend europeo, per quel che riguarda i
servizi . Il segmento hardware segna una ripresa degli investimenti
in conto capitale per rinnovi o upgrade, dopo quasi due anni di
congelamento dovuti alla crisi, e all’aumento della domanda di
converged mobile devices, infrastrutture di rete e pc.

Per il 2011 Idc prevede calma piatta: il mercato Ict
“crescerà” dello 0,2% “la performance di crescita peggiore
tra le maggiori economie europee”.

Nonostante ciò, il 2011 sarà un anno fondamentale. “ Le strade
possibili sono solo due: o l’Italia riuscirà definitivamente a
riprendersi oppure accumulerà un ritardo cronico incolmabile”,
sottolinea Federico Ciccone, partner associato di Analysys
Mason
. Sul piatto ci sono alcune questioni strategiche per
il rilancio del Paese: “Da un punto di vista delle politiche
governative, bisognerà fare i conti con il piano fibra ossia con
la sua effettiva implementazione. E anche per il piano e-gov sarà
un anno fondamentale in termini di roll out dei servizi”.
L’approdo di Amazon in Italia “avrà un impatto determinante
sul fronte dell’avvento di applicazioni e servizi di nuova
generazione”, continua Ciccone. E c’è grande attesa anche per
il debutto della Apple Tv “che in Italia arriverà più tardi che
in altri Paesi, ed è destinata anch’essa a impattare sul mercato
delle apps”.

Riflettori puntati anche sulla banda larga mobile che però dopo
l’esplosione del 2010 subirà un certo rallentamento.
“L’Italia manterrà il primato, anche grazie al traino di nuovi
device, come i tablet, ma gli operatori dovranno iniziare a
monetizzare i servizi per far fronte alla riduzione complessiva del
fatturato”. Secondo le stime di Analysys Mason l’Arpu mobile
complessivo (voce e dati) in Italia sarà di 18,9 euro nel 2011
rispetto ai 19,6 del 2010 ed i 21 del 2009. E il fatturato
complessivo si attesterà a 42,6 miliardi contro i 42,7 stimati per
fine 2010 (dai 43,9 del 2009). E va proprio in questa direzione la
diversificazione dei piani tariffari sulla base della quantità di
Mb, che di fatto manderà in pensione il modello flat. Sul fronte
del broadband fisso l’Italia sconta un grosso gap con gli altri
Paesi occidentali anche se la principale causa è rappresentata
dalla carenza della domanda più che dal ritardo
infrastrutturale.

“È il momento delle scelte coraggiose”, sottolinea Paolo
Angelucci, presidente di Assinform. “La nostra
preoccupazione non riguarda tanto le performance dell’anno in
corso, che già prevedevamo ridotte, quanto le iniziative da
prendere ora, affinché le grandi potenzialità dell’IT, quarto
settore industriale italiano con oltre 380.000 addetti, motore
dell’innovazione e di occupazione qualificata, possano essere
colte dal Paese, per avviare una fase di crescita competitiva nel
2011”. Ma per la svolta, secondo Assinform, occorrono
provvedimenti di politica industriale stabili, che agiscano sul
fronte del credito fiscale e degli incentivi, accompagnati da
misure che facilitino l’accesso a finanziamenti bancari.

“La finalità – continua Angelucci – deve essere quella di
sostenere sia la domanda IT, premiando le aziende italiane che
usano la leva tecnologica per migliorare la propria
efficienza/produttività, sia l’offerta di made in Italy
tecnologico. In questo contesto vanno favorite fusioni e
acquisizioni aziendali con un programma straordinario di
ammortizzazione fiscale. Al contempo, le addizionali dall’Irap
vanno spostate sull’Ire per stemperare il peso sull’occupazione
di questa tassa, particolarmente iniqua per un settore ad alto
utilizzo di risorse professionali qualificate quale l’IT”.
Determinante anche cambiare le regole delle gare: “I servizi
informatici non possono essere acquistati al massimo ribasso, ma
per la loro qualità, nell’ambito di un giusto rapporto
costi-benefici”.

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