LA FOTOGRAFIA

23 permessi ogni 10 km di fibra, ecco come la burocrazia frena le Ngn

Secondo Asstel serve un’autorizzazione ogni 432 metri di cavo. In barba al regolamento scavi i Comuni pretendono la stessa documentazione richiesta per gas e fognature. Così sarà arduo raggiungere gli obiettivi europei. Servono regole sulle microtrincee, posa area e materiali innovativi. Ravera: “Queste misure renderebbero più efficaci gli investimenti degli operatori”

Pubblicato il 30 Nov 2015

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Ventitré permessi ogni 10 km di fibra ovvero un’autorizzazione ogni 432 metri di cavo. Sono i quelli che servono per realizzare la rete in banda ultralarga. A questo ritmo, con il fardello della burocrazia sarà arduo rispettare gli impegni di Eu 2020 che prevede la copertura con collegamenti maggiori ai 30 megabit per tutta la popolazione e superiori ai 100 per almeno la metà dei cittadini.

La fotografia, scattata da Asstel, riserva anche delle sorprese: tra le regioni più virtuose – grazie al piano Euro Sud e ai bandi Infratel – ci sono infatti quelle del Mezzogiorno, con Calabria e Campania che negli ultimi mesi sono cresciute in modo significativo. Al contrario, languono sia il Nordest, con Veneto, Friuli e Trentino, sia il Nord Ovest con Piemonte e Val d’Aosta. In tutte queste regioni il numero di case raggiunte dal servizio è inferiore alla media nazionale.

Con le minitrincee l’impatto sulla strada è contenuto, dato che il “buco” per la posa della fibra ha un diametro di circa 10 cm e una profondità di 40. Nel giro di qualche ora si scava, si posano le canalette con la fibra e si chiude tutto, ripristinando il manto danneggiato. Un sistema molto più veloce e semplice normato dal regolamento scavi. Ma siccome le norme non prevedono sanzioni, i Comuni spesso non le applicano e chiedono agli operatori la stessa documentazione necessaria per la posa, ad esempio, dei tubi del gas o delle fognature. Inoltre per tutelarsi da possibili danni, le amministrazioni chiedono agli operatori fidejussioni che possono arrivare fino a 4 milioni di euro per 10 chilometri. Garanzie che – una volta svolti i lavori – non vengono sbloccate, trasformandosi così in pesanti fardelli finanziari.

Oltre alla sanzione, come denuncia Asstel, il regolamento manca di tre elementi fondamentali: regole per la posa aerea, per le micro-trincee e per i materiali innovativi.

La situazione attuale presenta un “decreto scavi” (attuativo del comma 3) approvato ad ottobre 2013, ma inadeguato- avvertono da Asstel – a perseguire lo scopo della norma.

Tale inadeguatezza è stata riconosciuta dal legislatore, che è intervenuto nuovamente in materia tramite il decerto “Destinazione Italia” (L.n. 9 del 2014 che ha convertito il D.L. n. 145 del 2013), che all’art. 4 bis e ter interviene sul decreto ministeriale, stabilendo che: <4-bis. Al fine di favorire il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda digitale italiana, le disposizioni di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 1° ottobre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 244 del 17 ottobre 2013, si applicano anche allo scavo per l’installazione dei ricoveri delle infrastrutture digitali necessarie per il collegamento degli edifici alle reti di telecomunicazioni. Nel caso di installazione dei ricoveri delle infrastrutture contemporanea alla effettuazione dello scavo, l’ente operatore presenta un’istanza unica per lo scavo e per l’installazione dei ricoveri delle infrastrutture ai sensi dell’articolo 88 del codice di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni.

4-ter. Al fine di favorire la diffusione della banda larga e ultralarga nel territorio nazionale anche attraverso l’utilizzo di tecniche innovative di scavo che non richiedono il ripristino del manto stradale, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono definite ulteriori misure relative alla posa in opera delle infrastrutture a banda larga e ultralarga, anche modificative delle specifiche tecniche adottate con decreto del Ministro dello sviluppo economico 1° ottobre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 244 del 17 ottobre 2013.>

In particolare il comma 4 ter riconosce implicitamente che esistano e debbano essere regolamentate tecniche di scavo innovative, che non richiedono il ripristino del manto stradale; al fine di rendere il decreto dell’ottobre 2013 realmente conforme alla ratio della legge che l’ha previsto, viene quindi previsto che lo stesso decreto possa essere modificato, anche nelle specifiche tecniche già adottate, su iniziativa del Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con quello delle Infrastrutture e Trasporti.

L’ultimo intervento sul tema è contenuto nello “Sblocca Italia”, convertito con legge n. 164 del 2014, che, all’art. 6, comma 2, ha esteso i temi da disciplinare nel decreto “rivisto” anche alla <posa di cavi o tubi aerei su infrastrutture esistenti>.

In seguito all’emanazione degli interventi citati, Mise e Mit hanno avviato, anche con la partecipazione di organismi tecnici da entrambi le parti, la revisione del decreto di ottobre 2013, per renderlo coerente con le migliori pratiche già in uso, per quanto riguarda le tecniche tradizionali e ricomprendere nella disciplina generale le tecniche innovative, che permettono di evitare il ripristino tradizionale del manto stradale in virtù delle dimensioni estremamente ridotte dell’intervento sulla sede stradale e dei materiali che vengono utilizzati (malte speciali, a presa rapida, che peraltro costituiscono una eccellenza produttiva nazionale). Nelle revisione è presente anche la disciplina delle tecniche di posa aerea su infrastrutture esistenti.

Ma stando a quanto risulta a CorCom a maggio 2015 il ministero dello Sviluppo economico ha inviato al quello delle infrastrutture il testo “integrato” con le suddette mancanze, senza aver ricevuto ancora risposta.

Il settore attende da tempo il completamento di una misura che, ad esclusione del tema della posa aerea – avrebbe dovuto essere già in vigore da anni. “Gli operatori italiani investono oltre il 15% del fatturato annuo, per un ammontare dell’ordine di grandezza dei 6 miliardi di euro annui, al netto di operazioni straordinarie come, ad esempio, le gare per i diritti di utilizzo delle frequenze – sottolinea la presidente di Asstel, Dina Ravera – Le misure di cui attendiamo l’emanazione migliorerebbero l’efficacia di tali ingenti investimenti, consentendo un più rapido sviluppo della infrastruttura in banda ultralarga nel Paese”.

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