Accenture svela Liquid Studio: condivisione e networking per la digital transformation

È il quarto polo mondiale aperto dopo quelli in Germania, Francia e Silicon Valley. Lo spazio modulabile e all digital sarà inaugurato fra pochi giorni, ma CorCom l’ha visitato in anteprima: ecco come cambierà il paradigma commerciale nella nuova era della tecnologia liquida

Pubblicato il 23 Nov 2016

Domenico Aliperto

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Ambienti modulabili, con pareti mobili e touch screen ovunque. Strumenti di unified collaboration e spazi condivisi per favorire i processi di design thinking. Ma soprattutto l’expertise di oltre venti sviluppatori pronti a trasformare, grazie alle tecnologie dei principali vendor dell’Ict, le nuove idee di business in prototipi di applicazioni pronti all’uso. È questo il Liquid Studio di Accenture, la nuova struttura che la società specializzata in servizi di consulenza ha aperto ad Assago, in provincia di Milano, ampliando un network internazionale che conta già una serie di sedi nella Silicon Valley, nonché in Germania e Francia.

Ufficialmente il Liquid Studio dedicato all’Italia, alla Grecia e all’Europa dell’Est (sono questi i mercati coperti dalla filiale tricolore) sarà inaugurato solo nei prossimi giorni, ma CorCom lo ha potuto visitare in anteprima facendosi raccontare dal top management di Accenture la filosofia e l’approccio con cui si accompagneranno i clienti verso i processi di digital transformation.

Alessandro Marin, senior managing director Accenture Technology Italy, Central Europe, Greece

“Offriamo un’esperienza attraverso la quale l’intersezione tra business, tecnologie e persone facilita il pensiero non strutturato”, spiega Alessandro Marin, senior managing director Accenture Technology Italy, Central Europe, Greece. “La tecnologia è sempre di più il fattore distintivo di business che funzionano senza asset fisici, mentre le persone rappresentano il fattore imprescindibile attorno a cui ruotano gli altri due elementi. Puntiamo poi sulla velocità: il time to market di qualsiasi piattaforma si è drasticamente ridotto, basti pensare che l’85% delle applicazioni che useremo nel 2020 oggi ancora non esistono”, precisa il manager, aggiungendo che si è passati dal concepire e creare oggetti e hardware destinati a durare e a essere ammortizzati nel tempo al disegnare soluzioni predisposte per cambiare continuamente. “D’altra parte è la facoltà di evolvere e mutare, contando su tecnologie liquide, non monolitiche, ciò che consente realmente di immaginare nuovi modelli di business”.

La promessa di Accenture ai clienti che decidono di provare l’esperienza del Liquid Studio è per l’appunto quella di trasformare un’esigenza in un’idea, da tramutare poi in una soluzione prototipale inserita negli specifici contesti aziendali e in grado infine di essere scalata. Il tutto in un percorso non precostituito, ma articolato in maniera dinamica seguendo le necessità contingenti. Dalle sessioni di design thinking ai workshop con use case e demo, passando per le riunioni in parallelo con gli esperti del network mondiale del gruppo, sono otto le offerte distribuite in altrettanti ambiti tematici: artificial intelligence, liquid architecture, future-ready applications, cyber security, next-gen testing, journey to the cloud, next gen mobile app e devops, “ciascuna declinata sulle proposte dei leader di mercato – tra cui Sap, Aws, Microsoft, Google, Oracle, Ibm e Salesforce con cui Accenture ha alleanze consolidate da tempo – e arricchita là dove occorre dal contributo delle startup”.

Ma si tratta “solo del punto di partenza”, dice Gianluca Secondi, Advanced Technology and Architecture Lead, che parla di 20 demo disponibili, tre ambienti di sviluppo pronti all’uso per velocizzare il processo di prototipazione e 25 soluzioni preconfigurate a disposizione degli ospiti della struttura. “Questo ci consente di adattare applicazioni complesse, come per esempio l’intelligenza artificiale, ai singoli settori industriali, massimizzandone l’impatto su aree specifiche”.

Di fatto con il Liquid Studio si dà vita anche a un nuovo paradigma commerciale: i vendor invitati a partecipare alle sessioni di co-creazione metteranno a disposizione dei clienti il proprio know how con l’intento di comporre nuovi strumenti non monomarca. “Anche se i sistemi legacy, nel medio termine, continueranno a esistere, non si può più pensare di adottare un’unica tecnologia”, conclude Marin. “Se prima le scelte erano necessariamente monodirezionali, oggi dobbiamo tutti imparare a condividere diverse strade”.

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