VIDEO ON DEMAND

Accenture, un turbo all’alleanza Mediaset-Google

La piattaforma italiana Avs trampolino per lo sbarco di Infinity su Chromecast. Marco Vernocchi: “Mettiamo la nostra tecnologia al servizio di nuovi modelli di business”

Pubblicato il 17 Lug 2014

Infinity, la Tv on demand di Mediaset, sbarca su Chromecast, e lo fa grazie ad Accenture. Anzi, a essere più precisi, è merito di Accenture Video Solution (Avs), la piattaforma sviluppata nel Digital Acceleration Center di Roma, se i contenuti del Biscione hanno debuttato sulla chiavetta di Google. È infatti una tecnologia italiana quella che sta abilitando non solo nella Penisola ma in tutto il mondo Chromecast all’integrazione con i servizi offerti da broadcaster, telco e operatori via cavo. Il dialogo con i dispositivi di big G (tra cui la pletora dei mobile device Android) e con le gaming console è solo all’inizio. Il prossimo passo è l’ingresso nel mondo dei wearable, a partire da Google glass naturalmente, con l’ambizione, nelle parole di Marco Vernocchi (global digital Lead Communications, Media and Technology di Accenture) di accedere a gran parte degli intelligent objects. “Virtualmente ogni superficie di casa può trasformarsi in un display”, ha detto Vernocchi durante la conferenza stampa che si è tenuta stamattina a Milano. “E anche se si tratta di una prospettiva forse non immediata, è ciò a cui si stanno interessando i nostri reparti di R&D, tra cui quello tricolore rappresenta un polo d’eccellenza all’interno del network globale”.

L’obiettivo attuale di Accenture è quello di stringere partnership con i soggetti che, ciascuno nel proprio mercato, puntano all’innovazione sul piano dell’erogazione di contenuti digitali. Se infatti nella Penisola la collaborazione è con Mediaset, in Gran Bretagna il partner è British Telecom, che sfrutta Avs per permettere ai propri clienti di fruire del servizio BT Sport: premier league, tornei di rugby, tennis e motoGP e altri eventi sportivi corredati di informazioni, statistiche e video integrativi navigabili grazie a Chromecast direttamente da smartphone o tablet. In Olanda, invece, Accenture sta sperimentando insieme a un’altra telco, Kpn, l’utilizzo del servizio tramite i Google glass. E sono già 1,9 milioni gli schermi olandesi gestiti tramite Avs.

“Il nostro interesse è rivolto a tutte le applicazioni dedicate al video, al networking, ai portali Web e, più in generale, a ciò che può migliorare la consumer experience, che sarà sempre di più l’ago della bilancia nello sviluppo di soluzioni digitali”, ha spiegato Vernocchi. “Quello che cerchiamo di fare è mettere la nostra tecnologia al servizio di nuovi modelli di business”.

Considerato che l’Accenture Digital Consumer Survey 2014 ha evidenziato che in Italia il 60% degli utenti utilizza più dispositivi elettronici contemporaneamente per accedere alle informazioni relative ai contenuti fruiti e che, sempre secondo il gruppo, quest’anno la spesa media per l’acquisto di materiale video crescerà del 12% a livello mondiale, le possibilità che Avs diventi una killer app sono elevate. Si tratta in realtà di una strategia che sta permettendo ad Accenture di raccogliere ora i primi frutti, ma che in effetti ha richiesto parecchi anni e altrettante risorse prima di concretizzare questi importanti risultati: è nel 2009 che Accenture ha avviato lo sviluppo della piattaforma Avs, e i capitali sono stati fondamentali non solo per la ricerca & sviluppo, ma anche nella politica di acquisizioni mirate condotta dal gruppo a livello internazionale. “Tra le varie aziende che abbiamo acquistato ci sono il ramo video di Nokia Siemens e Fjord, gruppo scandinavo specializzato in soluzioni dedicate alla user experience”, ha precisato Angelo Morelli, responsabile del Digital video di Accenture. Anche se l’obiettivo del team di Morelli è quello di rendere sempre più interoperabili, flessibili e scalabili le architetture, lo scouting continua, sia sul piano delle acquisizioni che su quello delle partneship: “L’evoluzione delle tecnologie sta parcellizzando i dispositivi e i loro modi di fruizione, così come i modelli commerciali in base ai quali saranno distribuiti. Non possiamo dunque limitarci ai device che sono già sul mercato, dobbiamo ragionare anche su quelli che arriveranno nei prossimi anni. Ed è per questo che siamo in cerca di partner in grado di stimolarci sul fronte dell’innovazione, senza distinzione tra telco, broadcaster e altre tipologie di operatori”.

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