Agid, Lanzillotta: “Nomina dg sia occasione per migliorare la governance”

La senatrice del Pd: “La guida dell’Agenda digitale passi nelle mani di Palazzo Chigi, serve un input politico chiaro”

Pubblicato il 31 Mar 2015

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“La nomina del nuovo direttore di Agid sia l’occasione per migliorare la governance dell’Agenda digitale”. Linda Lanzillotta, senatrice del Pd, spiega a CorCom cosa si dovrebbe fare per far funzionare l’ecosistema dell’innovazione in Italia.

Con le dimissioni di Alessandra Poggiani da direttore generale si apre un nuovo capitolo per l’Agenda. Lei che idea si è fatta?

Prima di tutto mi lasci dire che spiace per le dimissioni di Poggiani perché credo che quel ruolo abbia bisogno di continuità, data la complessità organizzativa delle attività che va a gestire. E poi spiace perché in questi mesi l’Agenzia ha lavorato bene: lo dimostrano i successi della fatturazione elettronica così come la messa in cantiere del progetto di identità digitale. Mi pare che sia stata fatto molto e bene.

E adesso?

Adesso mi aspetto che la scelta del direttore avvenga contestualmente alla semplificazione della governance.

Il governo ha fatto passi in questa direzione…

Passi ne sono stati fatti, senza dubbio. Ma si può fare di più portando in maniera inequivocabile e identificabile la guida alle dirette dipendenze di Palazzo Chigi. Quello che serve, anche a supporto del lavoro del direttore che verrà, è rafforzare il luogo strategico di programmazione “gestito” da una figura che abbia un forte commitment politico dal premier. Se l’Agenzia digitale, come credo, deve creare le infrastrutture tecnologiche della programmazione strategica deve poter contare su un input politico chiaro.

Perché è così importante che l’Agenda sia saldamente in mano dell’esecutivo?

L’economia digitale è l’asse su cui far ruotare tutte le altre politiche, l’asse fondamentale dello sviluppo del Paese in tutte le sue declinazioni: industriale, amministrativo e sociale. Non ha quindi carattere né settoriale né aggiuntivo, ma deve toccare in profondità le politiche dei singoli ministri: solo il premier lo può fare.

Il suo emendamento sull’istituzione dei manager per la transizione al digitale è stato approvato in Commissione Affari Costituzionali al Senato e inserito del ddl sulla riforma della PA. Che ruolo può giocare nella partita della governance da lei auspicata?

Credo che possano agire da protagonisti. Il manager, alle dirette dipendenze dell’organo politico e dotato di competenze tecnologiche e organizzative, avrà un ruolo chiave nella riforma della Pubblica amministrazione attraverso una più efficace governance del processo di digitalizzazione, cui dovrà corrispondere un cambiamento dei processi e degli assetti organizzativi. Se questi “agenti dell’innovazione” si diffonderanno in tutte le PA italiane, centrali e non, si potrà creare un network di esperti che parlano lo stesso linguaggio e in grado di eliminare quei muri e quelle barriere che bloccano la collaborazione tra PA andando, al contempo, a dare slancio alla diffusione di standard per l’interoperabilità.

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