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Aiuti alle zone nere? Attenti ai paletti Ue

Il piano del Governo per il finanziamento della banda ultralarga non sarebbe compatibile con la disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato

Pubblicato il 22 Mag 2015

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Non per pregiudizio, ma alcune cose proprio non tornano su quello che il Governo intende fare col Piano banda larga. Indicati i traguardi infrastrutturali per raggiungere i risultati dell’Agenda Digitale Europea, ci si sarebbe aspettato che il meccanismo di finanziamento pubblico a supporto della strategia adottata risultasse compatibile con la disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato (in particolare gli artt. 107 e 108 del Trattato Ue) e fosse conforme alle linee guida Ue in materia di aiuti di Stato in relazione allo sviluppo rapido di reti a banda larga (Comunicazione 2013/C 25/01).

La Commissione Ue pone stringenti limitazioni e condizioni per gli aiuti di Stato alle reti aultrabroadband. Alla luce degli obiettivi della Digital Agenda, l’intervento pubblico è stato eccezionalmente ammesso per reti Nga anche nelle aree “nere” al ricorrere di alcune condizioni: le reti Nga esistenti o programmate non devono raggiungere l’abitazione dell’utente finale con reti in fibra ottica; la situazione del mercato non deve evolvere verso la fornitura concorrenziale di servizi ultraveloci, superiori a 100 Mbit/s, nel prossimo futuro attraverso i piani di investimento degli operatori commerciali; deve esistere una domanda, almeno in prospettiva, per questi miglioramenti qualitativi.

L’autorità pubblica che concede l’aiuto deve inoltre dimostrare che: la rete sovvenzionata presenta significative caratteristiche tecnologiche e prestazioni avanzate rispetto alle caratteristiche e alle prestazioni verificabili delle reti esistenti o previste; la rete sovvenzionata è basata su un’architettura aperta gestita esclusivamente come rete all’ingrosso; l’aiuto non comporta una distorsione eccessiva della concorrenza con altre tecnologie Nga recentemente oggetto di nuovi importanti investimenti infrastrutturali da parte degli operatori del mercato, nelle stesse zone interessate.

Esistono queste condizioni? Non sembra. Telecom Italia e Fastweb hanno annunciato di aver concluso un patto per lo sviluppo dalla banda ultralarga per sperimentare soluzioni innovative portando i 100 mega sia con la fibra che con il rame. L’intesa prevede due fasi: a maggio 2015 la sperimentazione nei laboratori di Telecom e di Fastweb della tecnologia Vdsl enhanced su architettura Fttc; da ottobre 2015, la realizzazione di collegamenti sul campo in diverse città per rendere disponibili agli utenti velocità superiori ai 100 Mbp/s. Una sperimentazione congiunta che si pone l’obiettivo di ottimizzare la coesistenza degli operatori dal punto di vista dello sfruttamento delle capacità trasmissive e di verificare la qualità delle prestazioni delle nuove tecnologie anche su cabinet con un elevato numero di linee attive.

Se questo è lo scenario, a prescindere dalle varie valutazione sull’ingresso di Enel, appare necessario garantire che il meccanismo di finanziamento pubblico messo in atto dal Governo per lo sviluppo delle reti Nga nelle aree “nere”, non risulti penalizzante per quelle imprese che, come nel caso dell’ accordo tra Telecom Italia e Fastweb, hanno già autonomamente avviato azioni, singole o congiunte, per sviluppare reti capaci di assicurare velocità superiori anche ai 100 megabit al secondo. Stando così le cose non è difficile prevedere nei prossimi mesi un lavoro aggiuntivo per la Commissione Ue e Agcom.

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