Almaviva: “Campidoglio non paga, a rischio 060606”

Segnalati al sindaco Gianni Alemanno ritardi fino a 8 mesi nel pagamento di fatture per 2,4 milioni di euro. Possibile sospensione degli stipendi e chiusura del contact center comunale

Pubblicato il 06 Feb 2013

Almaviva reclama un debito di 2,4 milioni nei confronti del Campidoglio e avvisa che, se le cose resteranno così, saranno a rischio gli stipendi dei lavoratori di Roma. In una lettera indirizzata al sindaco Gianni Alemanno, l’amministratore delegato Marco Tripi segnala ritardi fino a 8 mesi nel pagamento delle fatture per un debito complessivo di 2,4 milioni di euro, di cui 1,7 milioni vantati da Almaviva Contact e oltre 720.000 da Almaviva spa.

“Non è più possibile aspettare i pagamenti anche a 200 giorni di ritardo dalla scadenza delle fatture come avvenuto in passato – scrive Tripi – visto l’acuirsi della crisi e il peggioramento dei settori in cui opera Almaviva in Italia e a Roma”.

“Si va quindi ad acuire – prosegue la missiva – un rischio, di per sé già molto elevato, di sostenibilità dell’intero settore Crm (Customer relationship management) romano del gruppo (circa 2.500 lavoratori sui 5.000 totali presenti nella capitale). E il permanere di questa situazione comporterà, nostro malgrado, a partire da febbraio, la necessaria sospensione del pagamento degli stipendi e degli oneri contributivi nei confronti dei lavoratori che operano sulle commesse di Roma Capitale, con tutte ripercussioni legali facilmente prevedibili”. In particolare è a rischio il servizio 060606, il contact center del Comune di Roma.

Il gruppo di informatica e call center che dà lavoro a circa 10.000 persone segnala difficoltà anche nel sito di Napoli. A partire da marzo, e in conseguenza della riduzione di alcune commesse, si produrranno secondo l’azienda 400 esuberi. A Roma lo scorso novembre, dopo una lunga trattativa sindacale, è scattata la cigs (cassa integrazione straordinaria) a zero ore per un anno per i 632 lavoratori di via Lamaro, in vista della cessazione delle attività. L’azienda sosteneva che il sito era improduttivo, i lavoratori replicavano che Almaviva licenziava nella capitale per assumere al sud grazie agli sgravi fiscali. Nel call center di Palermo, che dà lavoro a 500 impiegati, ci sono invece i contratti di solidarietà.

Il quadro complessivo potrebbe essere aggravato dai mancanti pagamenti del Comune di Roma.

“È un altro esempio – ha commentato Gianluca Peciola, del coordinamento Sel Area Metropolitana di Roma – del malgoverno della giunta di centro destra. Il sindaco Alemanno intervenga per lo sblocco dei fondi, per evitare che siano di nuovo colpiti i diritti dei lavoratori”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il candidato di Rivoluzione Civile per la Regione Lazio, Fabio Nobile. “Dopo mesi di proteste e mobilitazioni contro la decisione della società Almaviva di mettere in cassaintegrazione i 632 dipendenti del call center di via Lamaro – ha detto – ci troviamo oggi davanti alla beffa di veder calpestati nuovamente i diritti dei lavoratori. Seguendo la vertenza Almaviva abbiamo sempre messo in guardia le istituzioni sul rischio che le cassintegrazioni fossero il preludio per licenziamenti di massa. La stessa società non ha mai nascosto l’intenzione di delocalizzare per godere di vantaggi fiscali e benefici. Per questo chiediamo al sindaco Alemanno di affrettarsi a sbloccare i fondi per non offrire ad Almaviva l’ennesima scusa per colpire i lavoratori e i loro diritti”.

Critico anche l’ex assessore alla Cultura e candidato sindaco per Fli, Umberto Croppi: “Oltre al mancato pagamento di 2,4 milioni di euro da parte del Comune, il bilancio previsionale del Campidoglio per il 2013 prevede per questo settore uno stanziamento di 1 milione contro i 6 necessari. Ciò significa che, scadendo a giugno il contratto con Almaviva, non si potrà indire la gara per un nuovo gestore, con la sospensione di uno dei servizi più utili ai cittadini”.

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