LA VERTENZA

Almaviva Contact, c’è l’accordo per il sito di Napoli: via al referendum

Introduzione di più incisivi strumenti di controllo della produttività, stop temporaneo agli scatti di anzianità e modifiche sul computo del Tfr i pilastri dell’intesa per salvare il sito partenopeo. Oggi e domani al voto 826 dipendenti

Pubblicato il 22 Feb 2017

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Introduzione di più incisivi strumenti di misurazione della produttività, mancato pagamento temporaneo degli aumenti periodici di anzianità già maturati, modifiche sul computo del Trattamento di fine rapporto. Sono questi i pilastri dell’intesa sottoscritta tra Almaviva Contact e i sindacati per rendere operativo l’accordo dello scorso 22 dicembre e su cui si devono esprimere gli 827 lavoratori della sede di Napoli: oggi e domani il referendum.

Un accordo, a prima vista, penalizzante per gli addetti al grande call center, ma che, allo stesso tempo, impegna l’azienda a riportare in tempi relativamente brevi lavoro a Napoli e ad allontanare definitivamente lo spettro della chiusura, che si è invece drammaticamente materializzato per i circa 1.600 lavoratori del sito di Roma.

L’accordo siglato ha durata triennale (scadenza nella primavera del 2020), ma il periodo di lacrime e sangue dovrebbe, secondo gli auspici più ottimistici, durare solo per i primi due semestri.

Entrando nel dettaglio, l’accordo prevede che al fine di migliorare la propria offerta “in termini di qualità ed efficienza, le Parti concordano di applicare a livello individuale gli strumenti di misurazione della produttività e della qualità”. In pratica il lavoro dei singoli operatori sarà monitorato, ma i risultati di misurazione saranno visibili in tempo reale solo all’operatore stesso e, “soltanto al 60% delle ore lavorate settimanali e in maniera non continuativa”, a un altro operatore “staff” che potrà identificare modi per portare al miglioramento delle performance di ogni lavoratore.

In merito, nell’accordo si legge ancora:“L’analisi dei dati e l’eventuale pianificazione dei percorsi formativi saranno svolte sulla base di un colloquio individuale da concordare con il lavoratore cui potrà partecipare, su richiesta, anche un rappresentante delle RSU (Rappresentanze Sindacali Unite) o delle OO.SS. (Organizzazioni Sindacali).

I dati individuali raccolti non potranno in alcun modo essere utilizzati per risolvere il rapporto di lavoro, per fini disciplinare oppure per definire avanzamenti di carriera”.

L’accordo, poi, passa a confermare il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) per crisi aziendale, fino al 28 dicembre 2017. L’azienda, inoltre, si riserva la possibilità, in caso di “temporanee e oggettive esigenze di maggior lavoro”, di richiamare i lavoratori con un preavviso di sole 48 ore, revocando di fatto la CIGS. Per ogni lavoratore sarà possibile rifiutare tale revoca non più di due volte a semestre.

Per ogni lavoratore sarà possibile rifiutare tale revoca non più di due volte a semestre. Sono previsti anche “casi eccezionali”, in cui il preavviso sarebbe addirittura inferiore alle 48 ore. In tali occasioni, però, il lavoratore godrebbe sempre della facoltà di rifiutare.

Al punto 5, ancora, l’accordo introduce la nozione di welfare aziendale: con questo nome si indicano buoni spesa di 20 euro al mese, erogati ogni 3 mesi e solo per il 2017.

Si istituirebbe, inoltre, se l’accordo dovesse essere attuato, una Commissione Paritetica, un organo col compito di monitorare l’attuazione dell’intesa. La Commissione Paritetica sarebbe costituita dalle RSU e dalle OO. SS. territoriali e, per l’azienda, dal Direttore Generale, dal Responsabile del Personale della Società, dal Field Manager e dal HR Manager del sito di Napoli.

Uno dei ruoli più importanti affidati ai membri di tale Commissione è di certo la possibilità per ognuno di essi di recedere dall’accordo in qualsiasi momento, con un semplice atto motivato da presentare alle Istituzioni competenti.

Sospesi, inoltre, la maturazione degli aumenti periodici di anzianità e il computo della base del TFR (Trattamento di Fine Rapporto).

“Le soluzioni poste nell’accordo per il sito di Napoli, sono uniche e non ripetibili ed estendibili in alte intese del comparto – dice Osvaldo Barba della Slc-Cgil – Si tratta – ribadisce il numero uno di Flc Osvaldo Barba – dell’unica intesa possibile per evitare la chiusura”. Appena quattro mesi fa il destino del sito napoletano sembrava ormai segnato. Secondo Barba, gli strumenti di misurazione della produttività e della qualità del lavoro non rappresentano comunque un tradimento dello spirito originario dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori sui limiti di controllo sui dipendenti, infatti «i dati individuali raccolti non potranno in alcun modo essere utilizzati per risolvere i rapporti di lavoro, per fini disciplinari o per definire avanzamenti di carriere». Dall’8 aprile al 28 dicembre 2017 si prevede il ricorso alla Cassa integrazione straordinaria, con una sospensione media pari al 70 per cento delle ore lavorabili. Ancora: sospensione a carattere sperimentale e temporaneo degli aumenti periodici di anzianità già maturati e di quelli incorso di maturazione, modifica della base di computo del Tfr. L’impegno principale dell’azienda è di «destinare in via prioritaria sul sito di Napoli le eventuali nuove commesse reperite sul mercato”.

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