Almaviva Contact ritira i trasferimenti da Milano a Rende. La decisione frutto dell’incontro tra il ministro dello Sviluppo economico, Eni e la stessa Almaviva Contact. “Nel corso dell’incontro odierno alla presenza del Ministro dello Sviluppo Economico, AlmavivA Contact, anche alla luce del rinnovato impegno della Società Eni a conferire adeguate attività da svolgere sul sito produttivo di Milano, ha confermato di aver accolto l’invito del Governo a ritirare il trasferimento dei lavoratori”, ha spiegato l’azienda di call center in una nota.
Eni, così come annunciato da Calenda alla fine del tavolo, si è detta disponibile a dare lavoro al call center di Milano che appunto gestiva la customer care della multinazionale dell’energia. Sono “salvi” dunque i 65 impiegati della sede lombarda.
Il governo ha deciso di anticipare a novembre la verifica dell’attuazione del protocollo sui call center siglato a maggio scorso a tutela dell’occupazione del settore, ribadendo l’impegno contro la delocalizzazione e a favore della “parte più fragile” della filiera produttiva italiana.
Sul settore del contact center abbiamo lavorato molto, siglando, circa sei mesi fa, un protocollo con i principali committenti” ha detto il ministro nei giorni scorsi. Ora, “accogliendo una specifica richiesta dei sindacati, abbiamo chiesto di anticipare la verifica di questo accordo”. Si tratta di “impegni molto stringenti, su cui il Governo si impegna. Si impegna contro la delocalizzazione, anche nell’Unione europea. Impegni che sono, ovviamente, dovuti a un settore che è la parte piu’ fragile della filiera produttiva italiana.
Calenda ha ricordato nello specifico le finalità del protocollo: “Assicurare ai clienti il più alto livello qualitativo nel servizio, prevedendo per i servizi erogati dall’estero la certificazione linguistica e l’applicabilità della normativa nazionale sulla privacy; limitare la delocalizzazione fuori dal territorio italiano garantendo che il 95% delle attività effettuate in via diretta sia effettuato in Italia e, per i nuovi contratti, che almeno l’80% dei volumi in outsourcing sia effettuato sul territorio italiano, fermo restando il vincolo a non ridurre la quota attuale; sterilizzare la componente del costo del lavoro dalle offerte dei fornitori, se il costo lavoro orario è inferiore a quanto previsto dalle tabelle Ministero Lavoro, ovvero dagli accordi con le organizzazioni sindacali o, in mancanza di questi ultimi, dai contratti collettivi nazionali; prevedere strumenti di tutela analoghi a quelli previsti dalla norma in relazione alla clausola sociale; garantire la durata del contratto per 18 mesi dalla sottoscrizione, con rinnovo tacito e verifica dei risultati decorsi 12 mesi”.