IL CASO

Amazon bandita dal Parlamento europeo: fuori 14 lobbisti

La decisione dell’Eurocamera dopo i ripetuti rifiuti da parte dell’azienda di partecipare alle audizioni sulle condizioni di lavoro dei propri dipendenti nell’Ue. Soddisfazione dei sindacati. Il colosso dell’e-commerce: “Delusi ma vogliamo continuare a dialogare con i deputati”

Pubblicato il 28 Feb 2024

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Amazon “bandita” dal Parlamento europeo. I parlamentari Ue hanno ritirato l’accredito ai lobbisti della big tech di Seattle, a causa del rifiuto della società di partecipare alle audizioni sulle condizioni di lavoro nei suoi magazzini. In sostanza, ai dipendenti di Amazon che svolgono il lavoro di rappresentanza e lobbying sarà ritirato il badge che permette loro l’accesso alle sedi di Bruxelles e Strasburgo.

Sono in totale 14 i badge ritirati. Tanti sono infatti i lobbisti accreditati presso l’istituzione comunitaria, spiega la responsabile per il Lavoro e gli affari sociali del gruppo S&D, Agnes Jongerius. “Oltre a non presentarsi all’audizione hanno rifiutato due volte una delegazione della commissione Lavoro nei magazzini in Germania e Polonia“, puntualizza.

I questori hanno avviato l’iter, e spetterà adesso al segretariato generale del Parlamento europeo stabilire per quanto tempo i lobbisti di Amazon saranno messi al bando.

 È la seconda volta che ai lobbisti viene ritirato il badge: la prima volta fu nel 2017 a Monsanto, i cui rappresentanti si rifiutarono di comparire di fronte al Parlamento europeo dopo che media erano comparse accuse sulla redazione di documenti tecnico-scientifici sul glifosato, con l’intento di influenzare il dibattito europeo sull’autorizzazione o il divieto dell’erbicida usato in agricoltura.

Il ruolo dei sindacati

La decisione dell’Eurocamera a seguito di una mobilitazione sindacale. Uni Europa, il sindacato europeo che rappresenta i lavoratori nel settore dei servizi, aveva infatti evidenziato la non disponibilità di Amazon a partecipare alle audizione e quindi chiesto al Parlamento Ue di prendere provvedimenti. “È una vittoria per i lavoratori – spiega Oliver Roethig, segretario regionale di Uni Europa– La decisione del Parlamento europeo ha tracciato una chiara linea rossa: il comportamento antidemocratico di Amazon non sarà tollerato, sia nei confronti dei sindacati che dei parlamenti”.

Soddisfatta anche anche Esther Lynch, segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Etuc). “Amazon si rifiuta di rispondere al Parlamento Ue, ed è giusto che le venga tolto l’accesso”. Ma questo rischia di non bastare, secondo la sindacalista che chiede azioni più severe. “Chiediamo che questa decisione si applichi a tutti i lobbisti di Amazon, compresi i suoi consulenti, così da evitare che personale esterno ma comunque collegato alla piattaforma possa intrattenere incontri e rapporti istituzionali, ordinari e sempre possibili con i rappresentanti del mondo delle imprese, purché a certe condizioni”, puntualizza.

La reazione di Amazon

Amazon si è detta “delusa” per la decisione parlamentare aggiungendo di voler continuare a dialogare con gli eurodeputati.

“Siamo molto delusi da questa decisione, perché vogliamo impegnarci in modo costruttivo con i responsabili politici – si legge in una nota – In qualità di azienda attiva nell’Unione Europea da oltre 25 anni e con più di 150.000 dipendenti a tempo indeterminato, prendiamo molto sul serio il nostro impegno con i decisori politici a Bruxelles e in tutta Europa. Il nostro impegno continua nonostante questa decisione. Amazon partecipa regolarmente alle attività organizzate dal Parlamento Europeo e da altre istituzioni dell’Ue, comprese le audizioni parlamentari, e continua a impegnarsi a partecipare a un dialogo equilibrato e costruttivo sulle questioni che riguardano i cittadini europei”.

“Abbiamo ripetutamente espresso la nostra disponibilità a confrontarci con i membri della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali e in diverse occasioni li abbiamo invitati a visitare le nostre strutture – conclude – L’invito è ancora valido e saremmo lieti di avere l’opportunità di mostrare gli investimenti che abbiamo fatto per garantire che i nostri ambienti di lavoro siano moderni, inclusivi e sicuri”.

Il registro per la trasparenza

L’attività di lobby all’interno delle istituzioni europee è una parte fondamentale del processo di definizione di direttive e regolamenti. La Commissione ad esempio, prima di presentare una proposta o di avviare l’iter legislativo, organizza  una consultazione con tutte le parti interessate, imprese comprese. Ma alla consultazione possono partecipare solo le organizzazioni iscritte al registro per la trasparenza e aderenti al codice etico. Il database è gestito congiuntamente dal Parlamento europeo, dal Consiglio dell’Unione europea e dalla Commissione europea. I segretari generali delle tre istituzioni disciplinano l’attuazione dell’accordo attraverso un consiglio di amministrazione e un segretariato congiunto composto da funzionari di ciascuna delle tre istituzioni, i quali si occupano del funzionamento quotidiano del registro.

Amazon, non essendosi presentata alla audizioni, avrebbe violato il codice etico da cui la decisione di mettere al bando i suoi lobbisti.   

 

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