RIFORMA PA

Anche l’Italia ha il suo Foia: la PA apre le porte ai cittadini

Il ddl Madia licenziato oggi dalla Camera stabilisce il diritto degli utenti ad accedere a tutti i dati e i documenti pubblici. Mannheimer (Ibl): “Ma senza digitalizzazione si rischia un eccesso di burocrazia”

Pubblicato il 17 Lug 2015

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Anche l’Italia avrà il suo Foia. Il ddl sulla riforma della PA, approvato oggi dalla Camera, norma il l Freedom of information act italiano. Tutti avranno il diritto di accedere, anche via web, a documenti e dati della PA. Lo scopo è quello di spalancare gli archivi pubblici, anche se restano dei paletti, così da rendere possibile un controllo a 360 gradi anche sull’utilizzo delle risorse pubbliche.

La norma, frutto di un emendamento approvato in precedenza dalla Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio a firma di dei deputati dem Paolo Coppola e Anna Ascani, apre a “chiunque, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti” l’accesso ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, “nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e privati”. Dunque si potrà accedere agli archivi della pubblica amministrazione con una maggiore libertà e facilità, anche tramite Internet. Nel futuro decreto attuativo, il governo dovrà favorire “forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”.

In base al Foia e alle norme in esso contenute, la PA ha obblighi di informazione, pubblicazione e trasparenza e i cittadini hanno diritto a chiedere ogni tipo di informazione prodotta e posseduta dalle amministrazioni che non contrastino con la sicurezza nazionale o la privacy.

Secondo Giacomo Lev Mannheimer, Fellow dell’Istituto Bruno Leoni, si tratta di un passo avanti importante verso una PA più trasparente ed efficiente anche se mostra un limite. Ma per cantare vittoria è ancora presto”.

“Va ricordato che le norme approvate trovano fondamento nella proposta dell’associazione Foia4Italy che sta portando avanti un’importante campagna perché anche l’Italia adotti il suo Foia – spiega l’esperto – Tale proposta però non è immune da difetti. In generale, il rischio concreto insito nell’adozione di un Foia è che questo, pur nascendo con lo scopo dichiarato di semplificare il rapporto fra Stato e cittadini, finisca per “controbilanciare” le buone intenzioni con un’ulteriore burocratizzazione della procedura”.

Ma la soluzione c’è e si chiama PA digitale. “Non è pensabile che un cittadino che chieda l’accesso a documenti pubblici faccia il giro degli uffici o degli sportelli – avverte Mannheimer – È dunque indispensabile che il ddl Madia dia priorità all’innovazione per garantire l’accesso online altrimenti ogni Foia rischia di naufragare sullo scoglio della burocrazia.

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