ASSOCIAZIONI

Anorc lascia Uni: “Gestione corporativa dell’ente”

L’associazione recede dall’ente nazionale di normazione: “Ostruzionsimo alla nostra proposta sulla regole per i professionisti IT”

Pubblicato il 18 Lug 2016

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Anorc lascia Uni (Ente nazionale di normazione). L’associazione – si legge nella lettera inviata all’ente- ha aderito a Uni, partecipando nello specifico alla Commissione Documentazione e Informazione, con la certezza di poter contribuire fattivamente alle attività di normazione e di poter portare all’interno della Commissione la voce e l’esperienza delle imprese che rappresenta, imprese che si occupano da anni della gestione e conservazione digitale dei documenti e del trattamento elettronico dei dati personali. Purtroppo ci siamo resi conto quasi da subito che nella Commissione non tutti gli attori coinvolti hanno lo stesso peso e lo stesso trattamento, non tutte le istanze vengono ugualmente ascoltate e il regolamento che norma l’attività delle commissioni non è sempre scrupolosamente rispettato”

Nel rapportarci con la Commissione, Anorc ha “riscontrato quanto essa sia gestita in modo corporativistico, a tutela degli interessi di una sola categoria professionale, non rispettando, a nostro parere, gli obiettivi di confronto e condivisione che dovrebbero essere alla base dell’attività della stessa”.

La proposta dell’associazione relativa alla norma sui “Professionisti della digitalizzazione documentale e della privacy”, che definisce le nuove figure professionali e le competenze necessarie a gestire i processi digitali nelle organizzazioni pubbliche e private, “mentre ha suscitato interesse e approvazione da parte di importanti PA centrali (Corte dei Conti, Inail, Consob, Inps, Banca d’Italia, Agenzia Industrie Difesa, Miur, Aci e Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza) e ha ottenuto riconoscimenti a livello istituzionale (ad esempio, in Agid), venendo utilizzata in diversi Gruppi di lavoro governativi, ha subìto invece nella Commissione Uni una forma di palese ostruzionismo”.

“Tutto questo mentre, di contro, veniva portata avanti speditamente in Commissione una (pessima) normativa sugli archivisti (Norma Uni 11536), da noi criticata apertamente per la sua eccessiva complessità e ampiezza che la rendono, di fatto, inutilizzabile, quindi inutile e dannosa per gli stessi archivisti – prosegue Anorc – dal momento che essa attribuisce loro quasi tutte le mansioni e le responsabilità legate alla gestione digitale di dati e documenti, finanche quelle che richiedono una formazione e una preparazione piuttosto tecnica e multidisciplinare, rendendone di fatto impossibile l’applicazione pratica”.

“Tant’è che ad oggi – a due anni dalla sua pubblicazione – non ci risulta ci siano enti in grado di certificare questo tipo di professionalità e quindi non ci sono archivisti “certificati” con questa norma”.

“Eravamo convinti che la nostra presenza in Uni avrebbe garantito il dialogo tra chi osteggia la presentazione di nuove figure professionali e chi le sostiene con forza, ma siamo arrivati alla conclusione che la nostra permanenza nella Commissione, viste le procedure utilizzate, è inutile”.

“Continueremo ovviamente a portare avanti in altro modo la nostra proposta di norma, che nella sua natura multidisciplinare e interprofessionale è un’opportunità da cogliere anche per gli stessi archivisti, sicuri dei riconoscimenti finora ricevuti dal mercato e dalle istituzioni – dichiara Andrea Lisi, Segretario generale di Anorc – La forza del nostro progetto, estremamente utile per gli operatori del settore pubblico e privato che devono affrontare i cambiamenti dettati dall’innovazione, è l’essere stato approntato partendo dalle reali esigenze del mercato e non dal tentativo vano di tutelare una singola categoria”.

“Ci auguriamo che l’esperienza vissuta dalla nostra Associazione all’interno di Uni in generale e nella Commissione Documentazione e informazione, in particolare, non rappresenti in toto il modello Uni – fa eco Giovanni Manca, Presidente Anorc – e che la nostra sia stata semplicemente una pessima esperienza determinata da un caso isolato di mala gestione e di accentramento sfuggito al controllo dell’Ente, perché contrariamente sarebbe davvero grave che fossero questi i principi usuali di funzionamento di un ente di normazione”.

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