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App store nel mirino del Congresso Usa: nuova tegola per Apple e Google

Al Senato la proposta di legge bipartisan “Open app markets” colpisce il modello di business dei colossi dell’hi-tech: limiti sulle policy per gli acquisti in-app, sì all’apertura ai concorrenti

Pubblicato il 12 Ago 2021

App Store

Il mercato degli app store deve essere “aperto”: questo il cuore della proposta di legge bipartisan annunciata al Senato degli Stati Uniti che prende di mira i due big dei negozi di applicazioni mobili, Apple e Google.

La bozza di legge Open app markets act per favorire la concorrenza sul mercato delle app è sponsorizzata dai senatori Marsha Blackburn (Repubblicana del Tennessee), Richard Blumenthal (Democratico del Connecticut) e Amy Klobuchar (Democratica del Minnesota). La legge riguarda i negozi con oltre 50 milioni di utenti negli Stati Uniti; se approvata, potrebbe imporre un netto cambiamento al modello di business dei negozi di app di Apple e Google, rispettivamente App Store e Play Store.

Appena un mese fa i procuratori generali di 36 Stati Usa hanno fatto causa a Google per motivi antitrust legati proprio al Play Store, sostenendo che l’azienda abusa del suo potere nei confronti degli sviluppatori di app.

Un mercato delle applicazioni più concorrenziale

Tra i provvedimenti previsti c’è quello che riguarda i sistemi di pagamento in-app. Gli app store, in base alla proposta, non potranno più condizionare la distribuzione di una app nei loro negozi sull’utilizzo o no da parte degli sviluppatori dei loro sistemi di pagamento in-app.

La legge renderebbe anche illecito per i grandi app store impedire agli sviluppatori di comunicare agli utenti delle app “offerte commerciali legittime” e di punire gli sviluppatori per l’uso di condizioni di pricing tramite sistemi terzi. In pratica, le stesse app potranno essere vendute altrove a prezzo inferiore: la legge proposta dai Senatori Usa vuole invece evitare che alcuni sviluppatori siano svantaggiati. Ciò è vero soprattutto nel caso di Apple: mentre esistono alternative al Play Store per le applicazioni Android, App Store di Apple è l’unico negozio per le app iOs.

Molti sviluppatori che vendono app sui negozi di Apple e Google hanno lamentato il fatto di non poter offrire le app a prezzi più convenienti vendendole su altre piattaforme ma di dover sottostare alle fee degli app store. Apple e Google trattengono una commissione del 15%-30% sulle vendite.

La legge permetterebbe anche il sideload,  il download di un’app direttamente da un sistema operativo e non da uno store, una pratica cui si è opposta soprattutto Apple per motivi di sicurezza.

L’Open app markets act intende anche proibire ai grandi negozi di app di usare informazioni commerciali non pubbliche su una app di terze parti per competere con questa. Apple e Google non potrebbero nemmeno dare una preferenza ingiustificata o dare un ranking più alto alle app proprie o dei partner rispetto a quelle di concorrenti senza una motivazione.

Apple e Google non sarebbero ritenute responsabili di violazione della legge se i protocolli attuati hanno lo scopo di garantire la privacy e la sicurezza degli utenti, di scongiurare frodi o comunque di ottemperare ad altre leggi federali o statali.

Il caso Epic Games

Il dominio di Apple e Google sul mercato delle applicazioni mobili è stato oggetto di diverse cause ed è anche sotto lo scrutinio della Commissione europea.

L’anno scorso Epic Games, produttore del gioco Fortnite, è entrato in una disputa legale con Apple e Google proprio per le regole dei loro negozi di app. L’escalation iniziata quando Epic ha applicato degli sconti sugli articoli digitali pagati direttamente sul suo sito e non tramite i negozi di app ufficiali, una decisione apparsa come una sfida diretta ad App store e a Play. In tutta risposta Apple ha rimosso Fortnite dal suo store, seguita da Google. Epic ha fatto causa prima all’una e poi all’altra azienda.

Per Apple la mossa di Epic è una diretta violazione delle sue regole. “Epic Games ha purtroppo deciso di non rispettare le linee guida dell’App store, che vengono applicate in modo uguale a tutti gli sviluppatori e servono ad assicurare che il nostro negozio di app sia sicuro per i nostri utenti”, ha dichiarato un portavoce di Apple.

Al contrario per Epic “La rimozione di Fortnite da parte di Apple è l’ennesimo esempio di come Apple sfrutti il suo enorme potere per imporre limitazioni irragionevoli e illecitamente preservare il suo monopolio totale sul  mercato dei pagamenti in-app con iOs”, si legge nella causa depositata.

Non è la prima volta che un produttore di app protesta contro la salata commissione del 30% che Apple trattiene sulle vendite digitali e contro il processo di approvazione cui la Mela sottopone tutte le applicazioni con la possibilità di rimuoverle dallo store.

Tra i più critici c’è, per esempio, l’azienda europea della musica in streaming, Spotify, che ha salutato con favore la decisione di Epic Games di agire contro Apple e ha ora espresso soddisfazione per la proposta di legge del Senato Usa.

L’Antitrust europeo sta indagando sull’App Store

Proprio le proteste di Spotify hanno indotto l’Antitrust europeo a aprire un’indagine sull’App Store: Margrethe Vestager ha accolto la denuncia dell’azienda svedese sul ruolo di Apple in qualità di “gatekeeper” e messo sotto la lente l’uso obbligatorio del sistema di acquisto in-app della Mela e le limitazioni alla capacità degli sviluppatori di informare su possibilità di acquisto alternative.

Anche Google Play ha regole simili a quelle di Apple sugli acquisti in-app e le commissioni, ma il sistema operativo Android offre modi per installare software anche al di fuori dell’Play Store, inclusa la possibilità di autorizzare negozi di app di terze parti.

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