Inrupt, la startup fondata da Sir Tim Berners-Lee, il “padre” del world wide web, passa dalla fase di ricerca accademica al lancio dei progetti pilota. Concorreranno al raggiungemento degli obiettivi per cui è nata la startup: sviluppare una “piattaforma tecnologica altamente scalabile e di qualità per andare in produzione” e combattere l’oligopolio di Internet. Per Berners-Lee il web è ormai dominato da pochi colossi che controllano i dati di miliardi di utenti.
Eppure, proprio tra i sostenitori della società di Berners-Lee ci sono i big che hanno di fatto assunto il dominio del mondo digitale: Apple, Google, Facebook, Twitter e Microsoft sono tra i maggiori investitori del Data transfer project, avviato nel 2018, con cui Inrupt sta creando una piattaforma open-source per la portabilità dei dati che si integra col prodotto principale della startup, Solid.
La piattaforma anti-oligopolio: Solid e Pod
Solid è una tecnologia di decentralizzazione e il cuore dell’attività di Inrupt. È stata sviluppata dal team di Berners-Lee presso il Massachusetts Institute of Technology e lanciata a fine 2018. Lo scopo di Solid è affrontare il problema dell’oligopolio del web, dove poche grandi corporation controllano la maggior parte dei dati degli utenti mondiali.
Solid è una piattaforma web che dà all’utente la scelta su dove far conservare i propri dati e permette alle persone di condividere i dati con gli altri e controllare quali app possono avere accesso alle loro informazioni personali. App utili e funzionali “ma che non spiano le persone”, ha affermato Berners-Lee.
Componente chiave di Solid è il Pod, che Inrupt paragona a una “chiavetta Usb per il web” e un sito web privato che funziona con altre app. Gli utenti possono creare uno o più Pod e da qui controllano i propri dati. Si tratta ancora di un prototipo, ma i dati generati da qualunque device connesso dell’utente – computer, telefono, orologio e bracciale smart – vengono trascritti nel Pod. Il Pod è personale ed è l’utente ad autorizzare l’accesso a parte dei dati o a tutti i dati alle aziende che sceglie. Anziché essere dispersi tra siti, server, aziende e app nel web, i dati degli utenti sono in un unico grande contenitore personale sotto il loro controllo.
Investimenti dalle Big Tech
L’anno scorso Inrupt ha raccolto importanti investimenti, oltre 10 milioni di dollari, da una serie di aziende tecnologiche, singoli individui e istituzioni interessati ad aiutare lo sviluppo della startup e della sua piattaforma. Le Big Tech, secondo i dati riportati dal sito PatentlyApple, sono investitori dello specifico progetto Data transfer project.
Tra i progetti pilota ce n’è uno nel settore sanitario a Manchester, in Uk, come riferito dal ceo e co-fondatore di Inrupt, John Bruce: “Stiamo vedendo se possiamo migliorare l’assistenza sanitaria per i cittadini britannici. Al momento i dati sanitari risiedono in silos nell’Nhs (il servizio sanitario nazionale, ndr). Ma sarebbe fantastico se i dati potessero arrivare direttamente, in modo sicuro, al personale sanitario che ha in cura il determinato paziente. Si avrebbe una cartella clinica completa”. L’healthcare è un settore che ha attrato l’interesse delle Big Tech come Apple e Google.