STRATEGIE

Apple fuori dalla Trade War Usa-Cina: ecco come Tim Cook mette l’azienda al riparo del conflitto

Cupertino annuncia la creazione di un fondo “green” da 300 mln dollari nel Paese orientale. Ma è solo l’ultimo atto di una fitta rete di relazioni commerciali e diplomatiche messe in atto dal Ceo per radicare il gruppo nell’economia cinese

Pubblicato il 13 Lug 2018

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Apple mette a segno un altro punto nella strategia che la vede impegnata nella tessitura di relazioni con la Cina. Strategia che potrebbe consentirle di permettersi al riparo della guerra commerciale innescata dall’amministrazione Trump. L’azienda ha annunciato la creazione di un fondo nel Paese orientale, che verrà utilizzato per finanziare la connessione dei suoi fornitori a fonti energetiche rinnovabili.

Il China Clean Energy Fund vedrà Apple e 10 dei suoi fornitori investire congiuntamente quasi 300 milioni di dollari nei prossimi quattro anni, con l’obiettivo di sviluppare progetti di energia pulita che totalizzino più di 1 gigawatt sul territorio cinese: è quel che serve per fornire energia a quasi un milione di case. Il fondo, spiega la società in una nota, sarà gestito attraverso una terza parte, Dws Group, che investirà a sua volta.

“Siamo fieri di unire le forze con società che si stanno facendo avanti per affrontare la sifa climatica”, dice Lisa Jackson, vp Apple per l’Ambiente, le Politiche e le Iniziative sociali. “Siamo elettrizzati – ha aggiunto – per il fatto che così tanti dei nostri fornitori stiano partecipando al fondo e speriamo che questo modello possa essere replicato a livello globale, per aiutare le imprese di tutte le dimensioni ad avere un significativo impatto positivo per il nostro pianeta”.

L’azienda guidata da Tim Cook non sta certo improvvisando. Le relazioni del Ceo con la Cina sono di lunga data, al punto che secondo gli analisti potrebbero proteggere l’azienda dall’intensificarsi della Trade War. I rapporti commerciali tra Apple e la Cina riguardano sia la produzione che la vendita dei suoi prodotti di punta. Dei 247,5 miliardi di dollari di fatturato dell’ultimo anno il 18% proviene dalla Cina, secondo FactSet, che diventa in questo modo il secondo più grande mercato per i prodotti Apple.

Non basta: il Paese è anche sede di gran parte della produzione Apple: “Tutto l’hardware è attualmente realizzato da partner in outsourcing situati principalmente in Asia, a parte alcuno Mac che vengono fabbricati negli Stati Uniti e in Irlanda”, ha detto Apple nel rapporto annuale 2017. La parte del leone la svolge lo stabilimento Foxconn a Zhengzhou, nella Cina centrale, dove vengono assemblati gli iPhone.

I legami con la Cina avevano allarmato inizialmente gli investitori sull’onda del deprezzamento di metà giugno delle azioni a seguito degli annunci della Casa Bianca sui dazi. Ma i timori sembrano al mommento sedati nonostante Trump abbia rilanciato con un nuovo round di minacce tariffarie in aggiunta ai 34 miliardi di dollari di tariffe entrate in vigore il 6 luglio.

A giugno il New York Times aveva riportato che il presidente Trump si era offerto di lasciar fuori gli iPhone dalla guerra commerciale, in un incontro con Tim Cook. Ma nonostante il consulente della Casa Bianca Peter Navarro abbia smentito, sembra che Cook non abbia bisogno di aiuti: Apple è così radicata nell’economia cinese che il legame potrebbe resistere a qualsiasi ulteriore attacco della Casa Bianca, secondo Paul Denlinger, economista specializzato nel mercato tecnologico cinese.

Buona parte del merito secondo Denligenr è attribuibile a Cook che per gran parte del suo mandato di 7 anni ha costruito un’attenta ragnatela di rapporti con frequenti viaggi in Cina e incontri con politici e manager, partecipazioni a eventi, visite aziendali.”Cook va in Cina dalle 4 alle 6 volte all’anno – dice Denlinger -, e spesso incontra il premier Li Keqiang”.

La produzione alla Foxxcon impiega circa 1 milione di persone: un buon motivo, per il governo cinese, per arginare sentimenti anti-americani nonostante le politiche di Trump.

In un comunicato stampa in lingua cinese del marzo 2017, Apple ha dichiarato di aver “creato e supportato 4,8 milioni di posti di lavoro in Cina, tra cui 1,8 milioni di sviluppatori di app iOS e altri lavori relativi all’ecosistema iOS”. Oltre a un modello di investimenti – inclusi tra gli altri un finanziamento di 500 milioni di dollari per la costruzione di centri di ricerca e sviluppo in Cina e un investimento da 1 miliardo di dollari nell’azienda di trasporti Didi Chuxing – l’azienda Usa adotta anche una maggiore compliance, per esempio rispetto a Google, alle richieste dei regolatori cinesi.

“La Cina vince solo se gli Stati Uniti vincono – ha detto Cook a maggio – e gli Stati Uniti vincono solo se vince la Cina. E il mondo vince solo se la Cina e gli Stati Uniti vincono. La storia ci dimostra che i paesi che abbracciano l’apertura e la diversità siano in grado di muoversi molto meglio di quelli che puntano alla chiusura”.

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