TRADE WAR

Apple in fuga dalla Cina: il 30% della produzione nel Sud Est asiatico

La Mela si prepara alle potenziali ritorsioni di Pechino sul caso Huawei. Ma per gli analisti potrebbero servire 3 anni per ridurre la dipendenza dai fornitori cinesi

Pubblicato il 19 Giu 2019

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Con la trade war produrre in Cina potrebbe non convenire più come in passato: per questo Apple starebbe valutando l’opportunità di spostare parte dell’attività di assemblaggio di iPhone, iPad, AirPod e computer Mac fuori dal paese asiatico. Lo riporta Nikkei Asian Review, secondo cui l’azienda guidata da Tim Cook ha chiesto ai suoi principali fornitori di esaminare i costi del trasferimento del 15-30% della loro capacità produttiva fuori dalla Cina verso i paesi del Sud-est dell’Asia.

Sulla decisione di Apple pesa anche il caso Huawei: il vendor cinese è finito nella Entity list del dipartimento del Commercio americano, ovvero nella lista di imprese straniere che, per motivi di cybersicurezza, non possono approvvigionarsi dalle aziende americane. Una ritorsione di Pechino potrebbe far finire Apple (e altre imprese statunitensi) in un’analoga lista nera della Cina, ha scritto l’agenzia di rating Fitch.

Apple starebbe studiando una generale ristrutturazione della supply chain. Anche se Stati Uniti e Cina dovessero trovare un accordo che pone fine alla disputa commerciale, la Mela andrebbe comunque avanti con le modifiche nella sua catena di rifornimento per diversificare le fonti di approvvigionamento: troppo rischioso concentrare le attività di rifornimento di componenti e assemblaggio di prodotti in Cina.

Secondo il Nikkei, i maggiori contractor cui l’azienda di Cupertino ha chiesto una valutazione dei costi del trasferimento di parte delle attività fuori dalla Cina sono: Foxconn, Pegatron Corp, Wistron Corp (che producono gli iPhone), Quanta Computer (che assembla i MacBook), Compal Electronics (che mette insieme gli iPad), Inventec, Luxshare-ICT e Goertek (che assemblano gli AirPod).

I paesi verso cui Apple potrebbe far spostare le attività di assemblaggio dei suoi prodotti sono India, Vietnam, Indonesia, Malesia o anche il Messico, ma India e Vietnam sarebbero in pole position per gli iPhone.

La scorsa settimana (dopo che il presidente Usa Donald Trump ha minacciato nuovi dazi contro la Cina del valore di 300 miliardi di dollari) Foxconn ha affermato di avere comunque sufficiente capacità fuori dalla Cina per soddisfare la domanda americana di prodotti Apple.

Secondo gli analisti di Wedbush Securities sentiti da Reuters, nel migliore dei casi Apple potrebbe essere in grado di trasferire in India il 5-7% della produzione di iPhone nei prossimi 12-18 mesi, mentre occorrerebbero 2 o 3 anni per portare il 15% della produzione di iPhone fuori dalla Cina per le complessità della catena logistica.

La Cina non è solo un mercato chiave per l’assemblaggio dei prodotti Apple: la Greater China ha rappresentato anche il 18% del fatturato totale della Mela nel primo trimestre dell’anno. A inizio mese il ceo Tim Cook ha incontrato il presidente Trump per discutere le implicazioni dei dazi alla Cina per le aziende tecnologiche statunitensi.

La banca americana Morgan Stanley ha scritto in una recente nota agli investitori che la guerra commerciale Usa-Cina colpirà duramente Apple e ha rivisto al ribasso sia le stime di crescita per l’azienda che gli obiettivi di prezzo per le azioni.

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