È in chiaroscuro il terzo trimestre fiscale di Apple: il fatturato a 53,8 miliardi di dollari nel periodo aprile-giugno supera le attese e rappresenta un rialzo dell’1% anno su anno, ma gli utili sono scesi del 13% a 10,4 miliardi di dollari e le vendite di iPhone sono in calo del 12%: lo smartphone della Mela fattura 25,99 miliardi di dollari (gli analisti puntavano su 26,3 miliardi) e rappresenta meno della metà del fatturato totale (il 48,3%) per la prima volta dal 2012. L’Eps a 2,18 dollari (-7%) supera le attese di mercato e ha permesso al titolo Apple di apprezzarsi del 4% negli scambi dopo la pubblicazione della trimestrale, ma la Mela dovrà dimostrare di saper far fronte alle sfide che si preparano sullo scenario globale e di riuscire a pompare la redditività dei servizi.
Il ramo di business che include Apple Pay e Apple Music ha infatti un fatturato di 11,46 miliardi di dollari, sotto le attese degli analisti (11,61 miliardi) e con un tasso di crescita del 13% che è tra i più bassi degli ultimi anni. Il ceo Tim Cook ha tuttavia chiarito alla testata Cnbc.com che, escludendo un onere legato a una battaglia legale e l’effetto-cambi, la crescita sarebbe del 18%. Il margine, inoltre, è del 64%.
Cook ha indicato in call con gli analisti che Apple è anche riuscita a ribaltare il calo delle vendite sul mercato cinese grazie a una diminuzione dell’Iva varata da Pechino e a nuove politiche sul pricing nel paese asiatico. Le revenue internazionali rappresentano il 59% del totale nel secondo trimestre; quelle nella Greater China valgono 9,61 miliardi di dollari.
Il ceo si è detto soddisfatto dei risultati su tutte le linee di business. Ha evidenziato la crescita dei tablet iPad (vendite a 5 miliardi di dollari, contro 4,7 miliardi un anno prima), dei computer Mac (5,8 miliardi contro 5,3 miliardi) e, soprattutto, dei dispositivi wearable (5,5 miliardi di dollari). Complessivamente le attività non-iPhone sono cresciute del 17%, un dato che gli analisti ritengono positivo.
Cook ha anche annunciato l’arrivo sul mercato della carta di credito Apple, realizzata con la collaborazione di Goldman Sachs e che servirà a trainare le entrate dei servizi. La Apple Card sarà disponibile ad agosto. Goldman Sachs fornisce gli strumenti software per la card, mentre Apple fornisce il servizio dentro la app Apple Wallet. La carta di credito Apple può essere usata avvicinando l’iPhone a un terminale di pagamento come il Pos, ma esiste anche la card fisica in titanio che Apple distribuirà ai suoi clienti.
Sempre sul fronte dei servizi, Apple attiverà in autunno Apple Tv Plus, la nuova piattaforma video in abbonamento che permetterà di accedere a film, documentari, serie e programmi originali.
La strategia di lungo termine di Apple, ha chiarito il ceo, è di “possedere e controllare le tecnologie principali che servono ai suoi prodotti”. In questa ottica nei giorni scorsi Apple ha annunciato l’acquisizione della divisione chip modem di Intel per un miliardo di dollari.
Sullo sfondo restano le incertezze della trade war, anche se per ora Apple non sembra destinata a subire l’impatto dello scontro commerciale Usa-Cina: secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg nella catena dei fornitori della Mela, nel secondo semestre di quest’anno verranno prodotti circa 75 milioni di iPhone, circa lo stesso quantitativo dello stesso periodo dell’anno scorso.
Ancora da definire gli effetti della pressione regolatoria americana: le principali piattaforme tecnologiche online sono al centro di un’indagine antitrust del dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti tesa a chiarire se gli operatori dominanti stiano soffocando la concorrenza.