La notizia è del 30 dicembre del 2015 ma farà da riferimento almeno per tutto il 2016: Apple ha accettato di pagare al fisco italiano 318 milioni di euro per chiudere una controversia da 900 milioni di euro con l’Agenzia delle Entrate.
L’esborso servirà a chiudere in bonis una vertenza fiscale insidiosa e ad alleggerire la posizione degli amministratori coinvolti in un parallelo procedimento penale.
Tuttavia, quel pagamento rappresenta anche una ammissione di colpevolezza fiscale senza precedenti per una grande multinazionale hi-tech. E cioè l’accettazione che le tanto vituperate triangolazioni finanziarie (vendo in Italia e trasferisco i profitti in Irlanda, nel caso specifico, dove godo di un trattamento fiscale favorevole) non sono una scappatoia modo magari poco elegante ma legittima per pagare meno imposte, bensì un comportamento fiscalmente scorretto.
Apple non ha il monopolio dei caroselli fiscali. Praticamente tutte le grandi tech company e gli OTT americani presenti in Europa hanno comportamenti simili a quelli tenuti da Apple in tema di tasse: è facile dunque prevedere un effetto a valanga su tutti. A partire da Google che in Italia ha aperto un contezioso simile a quello di Apple.
Tuttavia, non sono problemi che si risolvono a livello Paese. Proprio il “caso Apple” è la prova di quanto sia necessaria una armonizzazione fiscale a livello europeo. Ma il tema è più ampio. Non si può parlare di fisco europeo senza parlare di diritto d’autore europeo, di privacy europea, di mercato unico digitale europeo. Perché nel mondo fluido e senza frontiere dei bit tutto è collegato. Ci vuole un atteggiamento coerente fra gli Stati: Commissione e Parlamento Ue dovrebbero farsene sinergici promotori. La divisione e la concorrenza fra Stati è perdente di fronte ai colossi Usa che fanno massa e praticano anche lobby comuni viste le loro convergenze di interessi su queste tematiche.
Il nostro futuro di italiani ed europei si gioca anche nella capacità di assimilare le tecnologie digitali nelle nostre imprese, nei nostri servizi, nelle nostre vite. Il digitale dimostra che c’è bisogno di più Europa. Proprio nel momento in cui in vecchio continente appare in crisi di identità, scosso da nazionalismi e particolarismi. È anche questa la lezione di Apple.