Asati: “Telecom danneggiata da norme Agcom su manutenzione linee”

I piccoli azionisti scrivono a Palazzo Chigi, al Mise e all’Authority: “Affidare la manutenzione dell’ultimissimo tratto in rame a terzi sarebbe contrario ai principi della proprietà privata”. No alla società unica della rete in fibra: “Dirigismo inaccettabile”

Pubblicato il 04 Feb 2015

“La possibilità di non lasciare all’esclusiva competenza di Telecom Italia l’attivazione e la manutenzione delle linee di subloop affidandole anche a soggetti terzi, recependo così le richieste avanzate dagli operatori alternativi”, è “un atto chiaramente contrario ai principi della proprietà privata”: “Tale eventuale decisione comporterebbe un grave danno a TI e ai suoi azionisti”.

A denunciarlo è Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia, riferendosi alle notizie pubblicate sui media alla fine di gennaio sulle valutazoini di Agcom in merito alla manutenzione dell’ultimissimo tratta in rame della rete telefonica. L’associazione indirizza una lettera al presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, al sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, al vicesegretario generale di Palazzo Chigi Raffaele Tiscar, ai consiglieri del Premier Itzhak Yoram Gutgeld e Andrea Guerra, al presidente commissione Trasporti della Camera Michele Meta e al presidente della commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti e alla stessa Agcom.

“È appena il caso di ricordare che l’imposizione in capo a Telecom Italia di una simile misura, rappresenterebbe un unicum a livello europeo – si legge nella lettera – un obbligo assolutamente non giustificato e non proporzionato alla luce della forte dinamica competitiva registrata in Italia, che ha già reso possibile una effettiva concorrenza infrastrutturale sulla rete di accesso”.

Asati evoca tra l’atro “i notevoli rischi per l’integrità e sicurezza della rete”, e “la seria minaccia alla protezione dei dati personali derivanti dall’esternalizzazione di attività tipicamente svolte e garantite dal titolare della rete”.

“Qualora – continua la lettera – la misura venisse confermata nella delibera finale di Agcom, ci troveremmo di fronte a una evidente ingerenza nella libertà di iniziativa economica privata e nella correlata libertà di scegliere l’organizzazione più idonea a garantire il raggiungimento di adeguati livelli qualitativi nell’offerta di servizi di manutenzione della rete”.

Poi Asati si spinge a commentare l’eventuale creazione di una “società unica della fibra”: “ventilata da fonti governative – scrive Franco Lombardi (nella foto), presidente di Asati – si configurerebbe come un ulteriore intervento dirigistico, completamente scollegato da una realtà in cui sarebbe impossibile raggiungere, tra concorrenti operanti in un unico ‘condominio’, un minimo di coordinamento per strategie comuni, un intervento che certamente ricreerebbe una sorta di monopolio incidente in modo assolutamente negativo sulle attuali dinamiche concorrenziali, nonostante siano passati ben 17 anni dalla completa liberalizzazione del settore”.

“Ci auguriamo – conclude Lombardi – da una parte che Agcom garantisca nel provvedimento finale il diritto di TI a fornire i servizi di manutenzione della rete nelle forme più opportune”, e dall’altra “che il Governo abbandoni, qualora fosse sua precipua intenzione, la decisione di una società unica della rete a larga banda attorno a Metroweb e in condominio con tutti gli Olo”.

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