IL RAPPORTO

Assinform, nel 2012 Ict a -2,2%. “Articolo 18 tossico per imprese IT”

Le anticipazioni del Rapporto realizzato con NetConsulting rilevano un gap in aumento con il resto del mondo dove il comparto cresce del 2,4%. Angelucci: “Italia in forte ritardo sull’Agenda digitale ma ci sono i presupposti per farla decollare”. E sull’articolo 18: “Ostacola la manutenzione ordinaria”

Pubblicato il 13 Mar 2012

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Sarà un 2012 "nero" per l’IT italiano che registrerà un -2,3%. A dirlo l’anticipazione del Rapprto Assinform, sull’andamento del settore dell’Information & Communication Technology elaborato in collaborazione con NetConsulting, che rileva un calo anche nel 2011, con l’Ict che si contrae del 3,6% e l’IT che si attesta al -4,1%.

Oltre alla restrizione della spesa pubblica per Ict, che perdura da anni, sono state le imprese, che sostengono più del 90% della domanda d’informatica, a dover rivedere in modo consistente gli investimenti in innovazione IT, operando tagli dell’ordine mediamente del 4,3”.

Le nostre previsioni indicano un settore Ict ancora in sofferenza, se pur in recupero con un trend intorno al -2,2%, che declinato per l’IT dovrebbe segnare -2,3% e per le Tlc attestarsi a -2,1% – ha sottolineato il presidente Paolo Angelucci – Siamo tuttavia consapevoli che queste stime potrebbero essere rapidamente riviste al rialzo, qualora il Paese riuscisse a cogliere a pieno l’opportunità di attuare l’agenda digitale come agenda per la crescita, dotandosi di un piano operativo che detti regole e tempi certi per realizzare lo switch off digitale della PA e valorizzare, anche con adeguate politiche fiscali, quei segmenti emergenti di economia collegati all’uso del web e alla diffusione dei servizi e dei contenuti digitali, che già oggi in Italia stanno creando nuovi modelli di business, start up innovative, nuove occasioni di lavoro”.

Dal confronto internazionale peggio dell’Italia ha fatto solo la Spagna con un mercato It sceso di -5,3% a fronte di una media Ue di +0,5%, con la Francia attestata a + 0,3%, la Germania a +2,3% e l’Uk a -0,7%.

“Riteniamo – ha continuato Angelucci – che questo scenario, oggi rappresenti una parte, anche se ancora largamente maggioritaria, della realtà digitale. Da questa lettura, infatti, rimangono fuori i cambiamenti che sta generando nel settore la convergenza sempre più stretta fra It e Tlc : l’economia digitale, basata sulla leggerezza dei budget e delle tecnologie propri del web e del cloud».

Perciò, quest’anno Assinform ha proposto la visione del “Global Digital Market”, basata su una riclassificazione, più ampia e diversificata, del settore Ict italiano da cui emerge “non solo che vi sono segmenti del mercato Ict in crescita, ma anche che questa crescita è indirizzata soprattutto a cogliere le grandi opportunità del web tramite servizi offerti in modalità digitale, grazie a tecnologie di tipo smart”.

E la nuova classificazione del mercato Ict come Global Digital Market porta ad una valutazione del mercato di quasi 70 miliardi di euro e attenua la tendenza verso il basso con un trend di -2,2% nel 2011/10. Ciò grazie al segmento del “software e soluzioni Ict” che cresce al ritmo annuo di + 1,2% (+0,9% nel 2010/09) fatturando oltre 5 miliardi e a quello dei i contenuti digitali e pubblicità on line che, con un volume d’affari di quasi 7 miliardi di euro, è in salita del +7,1% (+10,1%). Continua, invece, spiega ancora lo studio, il calo dei “Servizi Ict” che valgono poco più di 40 miliardi di euro e nel 2011 sono scesi di -3,8% (-3,3% 2010/09), così come dei “dispositivi e sistemi digitali”, segmento che vale oltre 17 mld di euro, con un trend in discesa di -2,6% (-2,1% 2010/09).

Il presidente Angelucci è intervenuto anche sull’articolo 18: "Per le imprese informatiche è tossico perché non permette la manutenzione ordinaria. L’articolo 18 contrasta con le esigenze delle imprese It, caratterizzate da alta intensità del lavoro, alta evoluzione tecnica, alta variabilità delle commesse, alta necessità di flessibilità. L’accumulo di persone che non hanno più le professionalità del tempo risulta tossico per le imprese che non riescono a fare quella che è l’ordinaria manutenzione".

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