STRATEGIA CRESCITA DIGITALE

Audiovisivo e Tv: i due grandi assenti dell’Agenda digitale

Totalmente trascurato dal documento del Governo, Strategia per la Crescita Digitale 2014-2020, il ruolo del settore per lo sviluppo del digitale. Un’anomalia tutta italiana rispetto alle priorità indicate da altri Paesi europei

Pubblicato il 22 Gen 2016

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Nel dibattito pubblico che si svolge ormai quotidianamente sullo stato dell’arte dell’Agenda Digitale italiana il grande assente è il settore Audiovisivo. Nel documento ufficiale del Governo presentato un anno fa, Strategia per la Crescita Digitale 2014-2020, le parole “audiovisivo” e “televisione” non sono mai menzionate. L’anomalia dell’Agenda Digitale italiana sta proprio in questo: la totale assenza del settore audiovisivo come elemento industriale per lo sviluppo e la crescita del Digitale e del suo utilizzo nel Paese.

Di anomalia italiana si tratta perché negli altri Paesi Europei, Francia ed Inghilterra ad esempio, il ruolo dell’audiovisivo e della televisione digitale è riconosciuto come tra i principali driver per l’alfabetizzazione digitale dei cittadini e l’uso massivo dei servizi digitali. Basta confrontare l’omologo documento ufficiale del governo francese, France Numérique 2012-2020, per verificare come tra le priorità indicate dal Governo, subito dopo lo sviluppo dei servizi Cloud e le reti fisse e mobili a banda larga, vi sia lo sviluppo dei Media nell’universo digitale e la diffusione di contenuti cinematografici, audiovisivi e musicali. L’industria dei contenuti, compresi i videogiochi, e la necessità di creare nuove piattaforme distributive nell’ecosistema digitale sono obiettivi prioritari del Governo francese, ed occupano un capitolo su cinque dell’intero Rapporto.

Il passaggio dalla televisione analogica alla televisione digitale, conclusosi in Francia nel novembre 2011, è indicato dal Governo francese come il primo atto di intervento pubblico per una migrazione di massa dei cittadini ad un ambiente digitale.

In Italia lo switch off della tv analogica, realizzatosi in un arco di tempo lungo tra il 2006 ed il 2012, con il coinvolgimento del Governo centrale , delle Regioni , delle Tv nazionali e locali, è stato completamente rimosso dal dibattito pubblico, non riconoscendolo come il primo atto del processo di digitalizzazione del Paese e non facendo tesoro di una esperienza che ha coinvolto i cittadini ed una intera filiera industriale.

In Gran Bretagna nel 2012 il Digital Champion del Governo inglese, Martha Lane Fox, lancia GO ON UK, un grande progetto nazionale per l’alfabetizzazione digitale dei cittadini inglesi. Vengono coinvolti nel progetto i campioni nazionali dell’industria britannica, dalla BBC alle Poste, grandi banche ed internet providers. Un progetto nazionale che utilizza la produzione di contenuti televisivi e radiofonici della BBC, ma anche una forte presenza fisica sul territorio con la rete capillare del Post Office e delle banche coinvolte, con l’obiettivo di diffondere i Basic Digital Skills.

Ma in Gran Bretagna l’approccio di sistema non ha riguardato solo l’alfabetizzazione digitale, con lo stesso spirito è stata affrontata anche la diffusione di contenuti premium su banda larga. Ancora una volta i grandi operatori nazionali Tlc e Tv, insieme, creano la piattaforma Youview. Un progetto nato già nel 2008 con il nome “Canvas” , rinominato Youview nel 2010 e lanciato definitivamente nel 2012. Una piattaforma orizzontale e aperta di distribuzione broadband di contenuti video in modalità Vod, Svod e catch up Tv, fondata dagli operatori di telecomunicazione British Telecom , Talk Talk, Arqiva e i broadcasters BBC, ITV, Channel 4 e 5. Il successo della piattaforma Youview ha consentito un incremento della vendita di abbonamenti in banda ultralarga e a BT, unico operatore tlc in Europa, di vedere da sette trimestri in rialzo i ricavi. E in italia? La riflessione è tutta concentrata sulla digitalizzazione della PA e dei suoi servizi e dall’infinito dibattito su chi e come costruirà le reti a banda ultralarga.

Assente il ruolo del privato, dell’industria, dell’economia diffusa. Cogliamo qualche segnale di novità da elementi sparsi che non ancora si sono fatti strategia di sistema. Tra questi l’intento dichiarato dal Dg Rai Campo Dall’Orto di dare all’azienda una mission forte per l’alfabetizzazione digitale del Paese e una nuova offerta di contenuti in modalità non lineare. Ed è di pochi giorni fa la notizia della nascita di Rai Digital, una nuova struttura a cui sono affidati i compiti di ridefinire la presenza Rai nell’ecosistema digitale. In attesa di conoscerne i piani e le strategie, ci auguriamo che nel nostro Paese si smetta di “ballare da soli” e si intraprenda una strada “europea” che metta a sistema gli sforzi e le strategie dei grandi campioni nazionali, che ancora abbiamo.

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