LA PROPOSTA

Audiovisivo, la Slc: “In Italia servono alleanze anti-Netflix”

Un report del sindacato fa il punto sul settore: “L’aggregazione di broadcaster può facilitare la trasformazione in ottica crossmediale e multipiattaforma”. E la fusione Disney-Fox mette a rischio più di 100 lavoratori

Pubblicato il 17 Set 2019

Subscription video on demand

Che impatto ha la “guerra dello streaming” sui lavoratori italiani? La risposta in un documento della Slc Cgil. Il sindacato ricorda che, solo in Italia, il progetto del polo unico dei contenuti di intrattenimento Disney-Fox ha già portato a due procedure di licenziamento per 61 lavoratori su 206 a Milano (Disney) e per 42 su 141 a Roma (Fngi, cioè Fox) mentre si prepara il trasferimento da Roma a Milano di altri 99 addetti.

“Disney e Fngi – spiega Massimo Luciani che ha redatto il documento – stanno attualmente rinegoziando il contratto con Sky per realizzare un unico bouquet di canali, ma probabilmente lo stanno facendo senza troppa veemenza dato che, nelle rispettive procedure di licenziamento, entrambe lamentano esplicitamente il calo di audience negli ultimi anni e ritenuto inevitabile nei prossimi per tutta l’offerta dei canali lineari sia satellitari che digitali terrestri”.

Secondo la Slc è facile attendersi che la scommessa di Disney sulla nuova piattaforma non lineare (BamTech) non sarà così facile da vincere, “considerato che l’Italia è in ritardo con l’Agenda Europea sulla banda larga e che si è posticipato di due anni il rilascio della frequenza 700 Mhz per il 5G”.

“È infatti esplicitata in atti la volontà di spostare sulla nuova piattaforma la distribuzione tutti i contenuti originali della enorme library (canali TV, film, programmi, E-Book, etc) attualmente distribuiti sia con i canali lineari in Sky e Mediaset, sia con le modalità non lineari su Netflix, Tim Vision, Amazon Prime Video”, spiega il sindacalista. E il ritardo si 5G e banda larga rischia di frenare i piani delle aziende con impatti nefasti sull’occupazione.

In questo contesto la Slc chiede l’intervento del governo, non solo per attenuare l’impatto sociale dei tagli ma anche per “legare” la continuità occupazionale alla possibile trasformazione del settore in ottica multipiattaforma e cross mediale.

Non avremo una Netflix italiana, ma nel mercato italiano dopo Netflix entreranno in modo sempre più massiccio i colossi americani – evidenzia il report – In Italia date le dimensioni relativamente piccole delle imprese la strategia perseguibile può essere quella dell’aggregazione mediante alleanze”.

“Ci aspettiamo che il governo innanzitutto sappia, o almeno voglia, dimostrare a Disney-Fngi che il mercato interno italiano dell’intrattenimento, più ancora che all’estero, è caratterizzato da una dinamicità dell’audiovisivo superiore al libro e allo spettacolo dal vivo”, conclude Luciani.

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