STRATEGIE

Banda ultralarga, Telecom: “Cableremo l’Italia, da soli o con Metroweb”

La compagnia vuole un ruolo da protagonista nel piano del governo. Recchi e Patuano ribadiscono il no al condominio: “Non funzionerebbe”. Ma l’Ad apre sulla questione del 51% della newco: “Se ne può discutere, l’importante è il controllo operativo”

Pubblicato il 23 Mar 2015

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Parte l’offensiva di Telecom Italia sulla banda ultralarga. La compagnia punta ad avere un ruolo di protagonista nel piano del Governo e ha iniziato ad affilare le armi prima varando – il collocamento lo scorso venerdì – un bond settennale da 2 miliardi per finanziare il suo progetto Ngn, e poi rilanciando sull’operazione di sistema con Metroweb, dopo che le trattative con Cdp si sono riaperte.

La strategia dell’ex incumbent è stata chiarita dall’Ad, Marco Patuano, in un’intervista ad Affari&Finanza di Repubblica. “Nelle nostre intenzioni – ha spiegato Patuano – Metroweb fungerebbe da acceleratore, per anticipare di circa un triennio gli 1,4 mld di investimenti nella rete Ftth che normalmente Telecom Italia svilupperebbe da sola dal 2018 al 2020. Inoltre attraverso Metroweb si potrebbe realizzare la cosiddetta “equivalence ofinput”, cioè la garanzia che tutte le richieste di allacciamento provenienti dagli operatori verrebbero trattate alla stessa maniera, processate in una società autonoma. Bisogna però capire che si tratta di due cose diverse che vanno trattate su due piani diversi: una cosa è il piano industriale che stiamo realizzando. Altra cosa è l’ipotesi di acquisto di una società che opera nel settore che può avvenire o meno, ma questo non incide sullo sviluppo della nostra rete”.

Quanto all’interesse manifestato anche da Vodafone per Metroweb, “comprendo la mossa, ma mi sento di escludere la coabitazione. Non esiste un solo caso al mondo in cui una soluzione consortile abbia funzionato, e il motivo è presto detto: per realizzare il Piano ci vuole un operatore che svolga senza impedimenti un’attività operativa articolata e complessa. Poi occorre un quadro regolatorio adeguato e soci finanziatori che si facciano garanti del rispetto delle regole”.

Il tavolo di conversazione con i due soci di Metroweb, Cdp ed F2i, “è aperto, abbiamo chiarito l’intenzione di realizzare un piano industriale ambizioso che dovrà comunque ottenere il preventivo assenso da parte di tutte le authority”, ha aggiunto.

Sul nodo del possesso del 51% di Metroweb fin da subito da parte di Telecom Italia, “non vi è dubbio – ha continuato Patuano – che l’operatore che partecipa a Metroweb deve avere nelle sue mani il controllo operativo del progetto. Le modalità con cui si può arrivare a questo obiettivo sono diverse e sono attualmente oggetto di discussioni”.

Il no al condominio lo ha ribadito anche il presidente Giuseppe Recchi, intervistato dal Corriere della Sera. Parlando della società della rete, Recchi ha sottolinea che “gestire la realizzazione di una rete ‘in condominio’ non è efficiente. La rete è fatta di software, server, tecnologie diverse e quindi ciascuno deve poter scegliere in autonomia. Ogni operatore ha sue idee, strategie e modello di business. Si rischia l’impasse. La tecnologia è il primo campo di competizione tra le aziende”.

E sugli effetti che la lettera di intenti tra Vodafone e F2i potrebbe avere sulle prossime mosse di Telecom ha risposto: “Non capisco questa ossessione sulla proprietà della rete Telecom. Il nostro compito è trovare opportunità che creino valore per l’azienda alle giuste condizioni. Siamo la prima società del Paese per risorse e know how, come manager siamo chiamati a valorizzarli correttamente. Solo nella rete lavorano oltre 20.000 persone, risorse di cui il nostro Paese deve essere orgoglioso”.

“Telecom ha stanziato 14,5 miliardi di investimenti, di cui 10 in Italia nei prossimi tre anni, per guidare lo sviluppo digitale del Paese – ha sottolineato Recchi – Nessuno in Italia investe quanto noi”, sottolinea Recchi aggiungendo che i concorrenti “possono partecipare anche loro alla realizzazione dell’infrastruttura, come è stato fatto nella telefonia mobile. Poi c’e’ chi investe in tutto il Paese come noi, partecipando anche ai bandi per le regioni del Sud, e chi preferisce utilizzare le infrastrutture degli altri”.

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