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Bloccare lo scorporo di Tim, Vivendi non molla e rilancia

Scardinare il cda targato Elliott al più presto: i francesi, contrari allo spin off della rete, si preparano per una dura battaglia. In ballo c’è la governance, ma soprattutto il futuro di una delle più importanti aziende del Paese

Pubblicato il 17 Dic 2018

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Cda prima di Natale e Assemblea a inizio 2019. Vivendi vuole stringere i tempi e punta dritta al ribaltone. Obiettivo: sostituire i cinque componenti del board eletti con la lista Elliott ossia Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Dante Roscini e Paola Giannotti de Ponti e il presidente Fulvio Conti. Già individuata la nuova cinquina: Flavia Mazzarella, Gabriele Galateri di Genola, Rob van der Valk, Francesco Vatalaro e Franco Bernabè, l’ex ceo che nei giorni scorsi contrariamente alla tesi caldeggiata nel corso degli anni si è schierato a sfavore dello scorporo individuando nell’acquisizione di Open Fiber la soluzione “ideale” per garantire il futuro di Tim, seguita come seconda scelta da una partnership con l’azienda partecipata fifty-fifty da Enel e Cassa depositi e prestiti.

La partita non sarà semplice e la posizione di Cdp, in quota Tim per il 5%, può fare la differenza considerati i desiderata del governo Lega-5Stelle propenso alla realizzazione di una newco unica delle reti in cui far confluire gli asset di Tim e Open Fiber. Opzione caldeggiata anche e soprattutto dal Fondo Elliott che vuole lo scorporo della rete.

Nonostante le date già fissate in calendario – cda il 17 gennaio e Assemblea l’11 aprile – Vivendi punta ad anticipare i tempi, ma non è detto che ai francesi riesca il colpo. Il cda di Tim, conferma di aver ricevuto la richiesta di convocazione dell’assemblea dal socio francese e precisa che “svolgerà le opportune valutazioni sulla richiesta, in vista dell’assunzione delle determinazioni di competenza”. In una nota la società ricorda però che “l’esame del primo degli argomenti indicarti dal socio (conferimento incarico di revisione per il 2019-2027, ndr) già risulta calendarizzato per la riunione da svolgersi in data 17 gennaio come condiviso dai consiglieri nella riunione del 6 dicembre”, a conferma che è già partito il braccio di ferro.

Nel ribadire nero su bianco – in una relazione inviata a Tim – la sua posizione di socio forte “un azionista industriale di riferimento che ha investito nell’azienda circa 4 miliardi” e di non mirare a “perseguire ritorni a breve termine smembrando la società”, Vivendi torna a puntare il dito contro Elliott “un fondo speculativo che effettua i propri investimenti per finalità finanziarie non strategiche” ritendendo “essenziale che vengano quanto prima rimosse le gravi carenze riscontrate nella governance di Tim”.

Il neo amministratore delegato Luigi Gubitosi non è in discussione e la revoca dei cinque amministratori – è spiegato nella relazione – “non dà luogo alla decadenza della maggioranza del Consiglio di amministrazione, che rimarrà in carica fino alla fine del proprio mandato”, cioè fino “all’approvazione del bilancio d’esercizio che si chiuderà al 31 dicembre 2020”.

Il dossier più importante è quello della rete: Vivendi non intende “liberarsene” anche se al momento non sono chiari i progetti in merito tenendo conto della concorrenza di Open Fiber e quindi di una duplicazione delle infrastrutture che inevitabilmente va a impattare sulla tenuta del business. L’indagine di mercato di Agcom offrirà una base di ragionamento importante ma le valutazioni finali resteranno comunque all’azienda, che certamente si muove in un contesto molto delicato considerando che il governo, con un emendamento alla manovra fiscale, ha creato le condizioni ”tecniche” per un’eventuale fusione degli asset di rete Tim-Open Fiber ma soprattutto ha dato la linea “politica”.

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