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Blockchain contro le frodi alimentari, best case Enology: in un Tag Nfc tutta la storia di una bottiglia

La piattaforma di tracciabilità Almaviva contro la contraffazione e per la difesa del made in Italy nell’Agrifood, dal vino all’olio di oliva

Pubblicato il 12 Lug 2018

vino

Frodi alimentari e falsificazione del Made in Italy: un sistema diffuso a cui la tecnologia può porre un valido argine. Contro la contraffazione agroalimentare, che mette a rischio i consumatori e fa perdere milioni di euro ai produttori, viene in aiuto la Blockchain. Già applicata nel settore delle banche e dei pagamenti, oltre che della logistica, dei trasporti, della sicurezza e del controllo del territorio, la tecnologia Blockchain è una risorsa preziosa anche nel settore Agrifood.

Secondo il rapporto 2017 dell’Icqrf, l’ispettorato del Ministero che si occupa di contrastare le frodi alimentari, su oltre 50.000 controlli sono risultati irregolari il 26,8% degli operatori, il 15,7% dei prodotti e il 7,8% dei campioni. I sequestri hanno superato il valore di 90 milioni di euro.

Inoltre secondo la Euipo, l’agenzia dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale, è emerso che le vendite di prodotti contraffatti in Europa rappresentino il 5% del valore delle importazioni.

Tra i prodotti più colpiti da contraffazioni e irregolarità c’è il vino: gli ispettori del Ministero hanno rilevato il 30% di irregolarità sui 7200 controlli fatti. E proprio dal settore vitivinicolo è partita la piattaforma di tracciabilità Almaviva contro la contraffazione, realizzata per il Mipaaf, in collaborazione con Agea e il Sistema informativo nazionale per lo sviluppo dell’agricoltura (Sin).

La piattaforma è il primo esempio mondiale e in uso di Blockchain pubblica, applicata al settore vitivinicolo su dati ministeriali. La soluzione infatti, a differenza di altri prodotti immessi sul mercato, rende disponibili le informazioni relative ai vini italiani già presenti nei server della Pubblica Amministrazione, ovvero i dati del Sian, Sistema informativo agricolo nazionale, forniti da tutti gli attori della filiera.

L’utilizzo della tecnologia Ethereum, una delle blockchain attualmente più evolute, garantisce che i dati siano pubblici e diffusi e che non possano essere modificabili da nessuno, assicurando così trasparenza, qualità e sicurezza ai consumatori sulla reale provenienza del prodotto.

La metodologia prevede che su ogni bottiglia venga applicato un Tag Nfc univoco, che aggancia in maniera sicura tutta la storia del vino: dalla coltivazione, raccolta e trasporto dell’uva alle varie fasi di produzione, cioè conservazione in botte, imbottigliamento e distribuzione.

La soluzione, disponibile anche tramite una mobile app –  Enology – è semplice e accessibile per tutti e qualunque produttore può scegliere di utilizzarla. Attualmente, sono 12 le aziende vitivinicole italiane che l’hanno adottata, ma il numero è destinato a salire. È previsto che il sistema sarà a breve attivo su 60 mila bottiglie che compariranno sugli scaffali della GDO.

I vantaggi per il consumatore sono immediati ed evidenti: leggendo il Tag con il cellulare può conoscere tutti i passaggi che hanno portato al prodotto finito ed essere sicuro di quel che beve, senza mettere a rischio la propria salute.

Un sistema ben congegnato, a difesa del made in Italy, dell’integrità dei prodotti e a tutela del marchio, per impedire truffe e danni economici derivanti da sofisticazioni immesse sul mercato. La tecnologia Blockchain può essere utilizzata per tutto il mercato agroalimentare ed enologico, in pratica per ogni prodotto di cui si voglia valorizzare il marchio e proteggere l’immagine a livello commerciale.

Ed è per questo che il Mipaaf si sta avvalendo della collaborazione di Almaviva anche per un’altra piattaforma digitale, presentata all’evento Cibus, per la tracciabilità delle filiere dell’olio di oliva e dell’aceto di vino.

Anche in questo caso la qualità delle informazioni, che presto le aziende produttrici potranno rendere disponibili ai consumatori, è garantita dai dati pubblici gestiti dal Mipaaf, dall’Agea e dall’Istituto centrale repressione frodi, e sono sottoposti al 100% a controlli amministrativi e a una numerosa quantità di verifiche.

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