Booking.com cede all’Antitrust: più concorrenza negli hotel online

Albergatori più liberi di contrattare i prezzi con altre piattaforme. Intesa valida in Italia, Francia e Svezia. Expedia ancora nel mirino

Pubblicato il 21 Apr 2015

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Booking.com fa marcia indietro sulle clausole contrattuali con gli hotel. Le autorità antitrust di Italia, Francia e Svezia hanno accettato le offerte della piattaforma internet per le prenotazioni di hotel, con le quali si impegna a mettere fine all’obbligo del prezzo più basso per gli alberghi che usano il sito. Lo rende noto la Commissione europea con un comunicato stampa. L’Ue ha assistito le autorità dei tre paesi nel coordinare le indagini aperte diversi mesi fa su Booking.com che obbligava gli hotel a offrire il prezzo più basso, attraverso le cosiddette “clausole di parità”, danneggiando la concorrenza e i consumatori in quanto non permetteva l’offerta di prezzi migliori attraverso altre piattaforme e al di fuori di internet. Gli impegni di Booking.com sono ritenuti sufficienti per evitare danni alla concorrenza ed entreranno in vigore a partire dal primo luglio 2015 in Italia, Francia e Svezia.

Anche l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato italiana ha comunicato che nella riunione del 21 aprile 2015, ha deciso di accettare, rendendoli vincolanti, gli impegni presentati dalle società del gruppo Priceline Booking.com B.V. e Booking.com (Italia), chiudendo l’istruttoria avviata il 7 maggio scorso anche nei confronti di Expedia per verificare le possibili limitazioni della concorrenza connesse all’utilizzo, da parte delle principali piattaforme di prenotazione di strutture alberghiere on line (le cosiddette online travel agencies Ota), di clausole, nei rapporti contrattuali con i propri hotel partner, di parità tariffaria e di altre condizioni (anche in termini di numero di stanze disponibili) – Most favoured nation (Mfn). Il procedimento è ancora in corso nei confronti di Expedia.

A questo proposito, Expedia precisa che ha “preso atto delle dichiarazioni rese in data odierna da parte delle autorità garanti della concorrenza francese, italiana e svedese. Tali dichiarazioni si riferiscono specificamente a Booking.com nell’ambito dei paesi di cui sopra e non si applicano pertanto ad Expedia. Dal canto suo Expedia, può confermare comunque che è in corso un dialogo costruttivo con le autorità garanti della concorrenza [francese, italiana e svedese], al fine di risolvere tali questioni. Gli accordi di Expedia con i suoi hotel partner, oggetto di indagini in corso, rientrano nella soglie di sicurezza previste dalla regolamentazione europea. Tuttavia, Expedia spera di giungere nel prossimo futuro ad una soluzione i cui termini soddisfino gli obiettivi di tutte le parti.”

Tali clausole “Mfn”, vincolano le strutture ricettive a non offrire i propri servizi alberghieri a prezzi e condizioni migliori tramite altre agenzie di prenotazione online, e in generale, tramite qualsiasi altro canale di prenotazione (siti web degli alberghi compresi). Esse si inseriscono in un contesto di mercato in cui il principale modello di business delle agenzie di viaggi on line – che offrono i propri servizi sia in favore delle strutture ricettive che dei consumatori finali – è quello basato sulle commissioni praticate agli hotel. Sulla base di tale modello gli hotel pagano il servizio reso dalle piattaforme solo in caso di avvenuta prenotazione da parte del consumatore attraverso la corresponsione di una commissione sul prezzo di vendita della stanza, mentre i consumatori utilizzano gratuitamente i servizi di ricerca, confronto e prenotazione offerti dai portali web.

In sede di avvio l’Agcm aveva rilevato come la presenza di clausole di Mfn nei contratti con gli hotel partner fosse suscettibile di limitare significativamente la concorrenza sulle commissioni richieste alle strutture ricettive, con un impatto sui prezzi dei servizi alberghieri, in danno, in ultima analisi, dei consumatori finali.

Nel corso dell’istruttoria, hanno presentato impegni consistenti in una riduzione significativa dell’ambito di applicazione delle clausole di Mfn, le quali si applicheranno esclusivamente ai prezzi e alle altre condizioni pubblicamente offerte dagli hotel attraverso i propri canali di vendita diretta online, lasciando piena libertà agli hotel nella determinazione delle condizioni di offerta praticate sulle altre Ota e sui propri canali diretti offline, nonché nell’ambito dei propri programmi di fidelizzazione.

L’Agcm – si legge nella nota – ha quindi ritenuto che gli impegni presentati siano idonei a risolvere le preoccupazioni concorrenziali connesse alle condotte di Booking.com, in quanto, ridimensionando significativamente la portata delle clausole di Mfn da questa utilizzate, consentono alle Ota di avvalersi delle commissioni praticate agli hotel quale leva concorrenziale volta ad ottenere da questi ultimi la vendita delle stanze sulle proprie piattaforme a tariffe e condizioni più favorevoli.

Il Presidente dell’Agcm Giovanni Pitruzzella, il Presidente del l’Autorité de la concurrence Bruno Lasserre e il Direttore Generale del Konkurrensverket svedese Dan Sjöblom hanno così commentato le decisioni assunte: “Con il coordinamento della Commissione le nostre tre Autorità hanno collaborato secondo modalità che non hanno precedenti nell’ambito delle rispettive investigazioni sulle piattaforme di prenotazione alberghiera online. Oggi possiamo annunciare che abbiamo deciso di accettare gli impegni offerti dall’operatore leader del mercato, Booking.com. Gli impegni sono stati significativamente implementati a seguito del market test. Questi nuovi impegni limitano l’uso da parte di Booking.com delle clausole di parità tariffaria quale parte integrante del proprio modello di business basato sul pagamento di commissioni e aumentano in modo sostanziale il margine di manovra degli hotel. Gli impegni offerti da Booking.com conseguono il giusto equilibrio per i consumatori in Francia, Italia e Svezia, ripristinando la concorrenza e, al contempo, preservando la fruizione semplice e gratuita dei servizi di ricerca e di comparazione, incoraggiando lo sviluppo dell’economia digitale”.

In un comunicato Booking.com si è detta soddisfatta della decisione delle tre autorità antirust di accettare i suoi impegni e ha rilevato che più del 30% dei viaggiatori italiani si serve di prenotazioni alberghiere online, il 40% in Europa

La decisione dell’Antitrust lha però lasciato insoddisfatte Federalberghi e Hotrec (la federazione degli albergatori europei) che potrebbero decidere di impugnare l’istruttoria davanti ai tribunali amministrativi nazionali di Italia, Francia e Svezia.

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