L'OSSERVATORIO

Boom del crowdinvesting, in Italia raccolti oltre 138 milioni

Partito in sordina, il nostro Paese sta recuperando terreno rispetto al resto d’Europa: si moltiplicano i portali mentre i capitali investiti aumentano in maniera esponenziale. La fotografia scattata dall’Osservatorio Crowdinvesting della School of Management del Polimi. Giudici: “Ottime premesse per il futuro”

Pubblicato il 12 Lug 2017

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Una cifra record, 138,6 milioni di euro: è quanto è stato raccolto in Italia tra l’1 luglio 2016 e il 30 giugno 2017 attraverso le piattaforme di crowdinvesting, cifra che ha portato il valore totale del mercato a 189,2 milioni. Il crowdinvesting, che a livello mondiale ormai catalizza ingenti risorse, si va dunque affermando anche da noi come strumento alternativo di finanziamento, in particolare per le piccole e medie imprese, coinvolgendo la ‘folla’ di Internet per raccogliere capitale. A sancirlo è il secondo report italiano sul Crowdinvesting, realizzato dall’Osservatorio Crowdinvesting della School of Management del Politecnico di Milano. Lo studio descrive l’evoluzione della normativa e dell’industria e analizza i principali player dei tre i comparti del settore, cioè l’equity crowdfunding, il lending crowdfunding e l’invoice trading. La crescita li ha coinvolti tutti, grazie all’arrivo di importanti operatori sul mercato (soprattutto nel lending crowdfunding e nell’invoice trading), al primo significativo avvento degli investitori istituzionali e al determinante contributo dei capitali esteri.

L’Italia, partita in sordina rispetto ad altri Paesi europei, sta rapidamente recuperando terreno: si moltiplicano i portali attivi, i capitali investiti aumentano, sempre più imprese si avvicinano a questa opportunità.

“Il crowdfunding, ovvero la raccolta di denaro attraverso Internet finalizzata alla realizzazione di progetti no-profi o for-profit, è un tema che catalizza grande attenzione e curiosità – spiega Giancarlo Giudici, sirettore scientifico dell’Osservatorio – Da alcuni è ritenuto una possibile soluzione al razionamento delle risorse finanziarie, da altri invece è visto con sospetto per i pericoli di truffe. Non c’è comunque dubbio che il crowdfunding sia un fenomeno col quale misurarsi per chi intende studiare le dinamiche della raccolta di capitale per le imprese”.

Il report si focalizza sul crowdinvesting, cioè l’opportunità per singole persone fisiche (ma anche investitori istituzionali e professionali) di aderire, attraverso una piattaforma Internet abilitante, alla raccolta di risorse per un progetto imprenditoriale, in cambio di una remunerazione del capitale, a titolo di investimento. Quasi inesistente fino al 2012, il crowdinvesting nel 2016 si è trasformato in un fenomeno non più trascurabile.

“Come scuola politecnica siamo molto attenti al tema dell’innovazione, della crescita e dell’imprenditorialità – prosegue Giudici – Vi è piena consapevolezza del fatto che l’accesso al capitale sia un vincolo strategico per chi oggi intende investire. In questo secondo Report emergono segnali di vivacità e potenzialità interessanti, con un mercato che fra il 2016 e il 2017 si è popolato di nuovi soggetti ed è cresciuto esponenzialmente in termini di volumi, ma che per alcuni aspetti sembra ancora non essere un fenomeno di ‘massa’ ma piuttosto limitato a una ‘elite’, sia per quanto riguarda le persone fisiche che gli investitori professionali”.

L’equity crowdfunding. Nell’equity crowdfunding (raccolta di danaro attraverso la sottoscrizione diretta sul web di titoli partecipativi del capitale di una società) la Legge di Stabilità 2017 ha introdotto una novità importante, peraltro non ancora operativa, estendendo tale opportunità prima riservata a startup e Pmi innovative a tutte le Pmi, purché la campagna sia veicolata su piattaforme autorizzate. Un altro elemento rilevante è stato l’aumento al 30% della detrazione fiscale per gli investitori, benché ancora limitato a startup e Pmi innovative.

Alla data del 30 giugno 2017 i portali autorizzati in Italia erano 19 come nel giugno 2016 (con alcuni nuovi arrivi e alcuni ritiri) ma le campagne di raccolta all’attivo erano più che raddoppiate, passando da 48 a 109, di cui 36 chiuse con successo, 53 chiuse senza successo e 20 ancora aperte. Il capitale raccolto dal 2012 ammontava a 12,4 milioni di euro, di cui ben 6,85, cioè oltre la metà, soltanto negli ultimi 12 mesi.

Alla stessa data l’Osservatorio aveva censito 1.196 investitori: 1.068 persone fisiche, in netta predominanza uomini sui 43,3 anni di media (ma è aumentata l’incidenza dei giovani), e 128 persone giuridiche, tra cui è ancora troppo poco frequente la presenza di investitori professionali in ambito finanziario, come i fondi di venture capital.

Il target di raccolta medio è pari a 245.158 euro (in calo rispetto al passato), corrispondente ad una quota del capitale azionario offerta pari al 17,7%, anch’essa in sensibile diminuzione rispetto all’anno scorso. Le 106 imprese che hanno presentato campagne di raccolta fino al 30 giugno sono quasi tutte startup innovative attive in gran parte nelle piattaforme social/sharing (28 casi), nell’Ict (25 casi), nei servizi professionali (14 casi). La finalità della raccolta è legata agli investimenti in marketing (56% dei casi), nella ricerca-sviluppo e innovazione (42%) o nello sviluppo di piattaforme web/app (41%).

Il lending crowdfunding. Nell’ambito del lending crowdfunding (o social lending) gli investitori possono prestare denaro attraverso Internet a persone fisiche (consumer) o imprese (business) a fronte di un interesse e del rimborso del capitale. Generalmente la piattaforma di lending seleziona il prestito attribuendo un rating e lo suddivide fra una molteplicità di investitori già acquisiti, per frazionarne il rischio (modello ‘diffuso’), oppure lo presenta alla ‘folla’ di Internet, la quale può decidere se finanziare o meno il progetto (modello ‘diretto’). In Italia le piattaforme attive in quest’ambito sono decisamente aumentate: al 30 giugno 2017 erano 6 in ambito consumer (3 un anno fa) e 3 in ambito business (era una soltanto). Le risorse finora raccolte attraverso i portali ammontano a 88,3 milioni di euro, di cui 15 erogati a imprese. Il flusso degli ultimi 12 mesi è stato pari a 56,6 milioni e ha determinato una crescita sostanziale del mercato, grazie soprattutto all’arrivo in Italia di due piattaforme francesi, ma anche alla crescita del segmento business.

I prestatori iscritti alle piattaforme consumer risultano essere più di 11.000, per il 90% maschi con un’età compresa fra 38 e 46 anni. Gli individui finanziati hanno un’età simile, per il 71% sono maschi e la motivazione dominante per il prestito è la necessità di liquidità generale, seguita dall’acquisto di un veicolo e dal consolidamento del debito. Le imprese italiane finanziate dai portali business sono a oggi 261, di cui 198 fatturano meno di 2 milioni di euro. Rispetto al credito bancario, le condizioni di finanziamento non risultano essere sempre convenienti, ma viene apprezzata la rapidità di risposta offerta dalle piattaforme.

L’invoice trading. L’invoice trading consiste nella cessione di una fattura commerciale attraverso un portale Internet che seleziona le opportunità e sostituisce il tradizionale ‘sconto’ della fattura attuato dalle banche per supportare il capitale circolante. Gli investitori anticipano l’importo della fattura, al netto della remunerazione richiesta. In Italia sono quintuplicati i portali dedicati, passati da 1 a 5. Le risorse raccolte attraverso Internet al 30 giugno 2017 ammontavano a 88,5 milioni di euro, 8 volte quelli cumulati l’anno precedente. Le fatture cedute da imprese italiane attraverso l’invoice trading sono ormai più di 2.000 (erano 220 un anno fa).

“Ci sono tutte le premesse affinché il mercato del crowdinvesting in Italia prosegua sul sentiero di crescita anche per il futuro – conclude Giudici – L’equity crowdfunding è in attesa dell’apertura effettiva del mercato a tutte le Pmi, ma il banco di prova sarà analizzare se le startup che hanno raccolto capitale nel passato saranno in grado di mantenere le promesse fatte nei business plan. Per il lending, la prospettiva più urgente è una riforma legislativa e fiscale che ‘sdogani’ definitivamente questa nuova asset class, eliminando gli svantaggi oggi esistenti senza rinunciare alla trasparenza del mercato per i retail. L’invoice trading è l’ambito dove la dimensione ‘crowd’ è meno significativa: gli investitori istituzionali continueranno ad alimentare la crescita nel breve termine e probabilmente i piccoli risparmiatori potranno accedere solo attraverso la partecipazione a fondi di investimento”.

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