Brexit, le quattro opportunità per l’Europa dell’hi-tech

Frost & Sullivan individua i punti dove ci saranno più cambiamenti per le aziende tecnologiche dopo l’uscita del Regno Unito dall’Ue: competenze, “hub” digitali, normative su privacy e trasferimento dati, accesso a finanziamenti e credito

Pubblicato il 30 Giu 2016

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Londra si è ritagliata nel tempo la fama di capitale digitale d’Europa, e ilfatto che il Regno Unito abbia votato con un referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea aprirà nuovi scenari nel mondo dell’hi-Tech, che solo in Uk rappresenta il 10% del pil nazionale. Così Ajay Sule, practice director Eia, e Adrian Drozd, research director, digital transformation in Frost & Sullivan commentano lo scenartio che si pare per il mondo del digitale dopo l’uscita del Regno unito dall’Unione europea, in un momento in cui il settore tecnologico dovrà “dare un senso alle nuove opportunità”. Quattro i punti individuati dai due esperti in cui il post-Brexit potrebbe aprire nuovi scenari sia in Uk che nei paesi membri dell’Unione euopea:

La carenza di competenze – Il settore tecnologico nel Regno Unito e tutta l’innovazione che lo circonda hanno bisogno di personale altamente qualificato per prosperare. Oggi, può attingere alle risorse dell’Unione Europea, ma anche così ci sono tuttora carenze in alcune aree. Mettendo un freno all’immigrazione, le aziende potrebbero faticare a trovare le persone di cui hanno bisogno per portare avanti le proprie attività. Inoltre, i cittadini UE che lavorano nel settore high-tech potrebbero percepire che le proprie carriere abbiano maggiori possibilità di successo altrove, c’è quindi una possibilità reale che molti cercheranno opportunità altrove in Europa.

Il ruolo del Regno Unito come hub digitale – Per molte aziende che cercano di sfruttare le opportunità esistenti, il Regno Unito è stato a lungo visto come un punto d’accesso; soprattutto per le aziende statunitensi, grazie all’affinità culturale tra i due paesi. Anche le start-up sono state attratte dalla cultura di innovazione promossa in particolar modo a Londra. Con tale incertezza, i principali fornitori di soluzioni IT vorranno mantenere la loro sede europea nel Regno Unito, o saranno più attratti ad operare all’interno dell’UE a beneficio di Parigi, Francoforte o altre città? Non essere parte del mercato unico digitale potrebbe comportare un ulteriore isolamento e privare il Regno Unito dei benefici del commercio ed e-commerce oltre confine.

Le Normative – La protezione e il controllo dei dati hanno rappresentato un’area di acceso dibattito per molti anni. Mentre il Regno Unito potrebbe adottare una variante della normativa europea sulla protezione dei dati (EU General Data Protection Regulation), la Brexit potrebbe rendere più difficile per le aziende districarsi tra le normativa e garantire che rispettino le diverse regole nei diversi paesi. Anche sapere dove sono memorizzati i dati diventerà più importante che mai, per garantire che i dati siano sicuri e la privacy rispettata. Inoltre, l’Unione europea ha promosso delle politiche riguardo a come le aziende statunitensi raccolgono e gestiscono i dati degli utenti raccolti in Europa e ha negoziato l’accordo “UE-US Privacy shield”. Con la Brexit, il Regno Unito non farà più parte di questo accordo dopo il 2018 e dovrà negoziare nuovi termini.

L’Accesso ai finanziamenti e al credito – Anche se la Bank of England non ha tardato a dichiarare i piani che intende attuare per sostenere il settore dell’economia e dei servizi finanziari nel Regno Unito, ci saranno delle preoccupazioni relative alla possibilità di ottenere credito e finanziamenti, specialmente per le start-up. Il Fondo Europeo per gli Investimenti (EIF) è il principale investitore nelle società di venture capital nel Regno Unito; che questo flusso di finanziamenti resti inalterato, e per quanto tempo, è un grande punto interrogativo.

Al di l’à di questi quattro cardini, concludono Sule e Drozd, molte altre questioni affioreranno nei prossimi mesi, a partire dalla necessità di rinegoziare i contratti pan-europei, mentre proprietà intellettuale e marchi registrati potrebbero richiedere un trattamento separato per il Regno Unito e l’Unione europea. I privati e le aziende valuteranno le diverse possibilità e molti non aspetteranno che si concludano i negoziati dopo l’uscita formale per attuare i propri piani. “Ciò nonostante – concludono – il Regno unito ha da tempo dimostrato di avere un settore tecnologico innovativo e resistente e ci aspettiamo che riesca ad attraversare indenne la turbolenza iniziale e l’incertezza risultante dal voto per la Brexit”.

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