Bufale online, “vademecum” italiano al vaglio del Consiglio Ue

Il 25 gennaio la senatrice Adele Gambaro sottoporrà al voto il documento sui media online e giornalismo, già approvato dalla commissione Cultura. Si punta a spingere i Paesi a varare leggi ad hoc per arginare il fenomeno delle fake news

Pubblicato il 23 Gen 2017

F.Me

“L’informazione su internet risponda alle stesse norme editoriali della comunicazione stampata o televisiva per evitare il diffondersi di notizie false che, nel mondo di internet, riescono pericolosamente a risultare credibili. Un danno per i fruitori, che rischiano di essere manipolati, ma anche per i giornalisti, che spesso vedono la loro professionalità messa a repentaglio”. Con questo obiettivo la senatrice del gruppo Ala-Sc, Adele Gambaro, vicepresidente dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, presenterà il 25 gennaio alla Plenaria dell’organizzazione internazionale di Strasburgo il rapporto “Media online e giornalismo: sfide e responsabilità”, già approvato all’unanimità in commissione Cultura dai Paesi del Consiglio d’Europa.

“Si tratta di una battaglia di civiltà – spiega la senatrice – che sono sicura il Consiglio sentirà di appoggiare. Internet è uno strumento meraviglioso, che ha accorciato se non annullato le distanze, ma per l’informazione è un’arma a doppio taglio. Da un lato, infatti, i media online hanno permesso all’opinione pubblica mondiale di venire a conoscenza delle sofferenze umane che si verificano in luoghi lontani e ai quali i mezzi d’informazione tradizionali prestano scarsa attenzione. Dall’altro, però, su internet c’è una libertà che nulla ha a che fare con la sacrosanta libertà di parola, ma diventa solo sinonimo di totale mancanza di controllo laddove controllo vuol dire corretta informazione a tutela degli utenti. E’ infatti sotto gli occhi di tutti il danno che può comportare la diffusione di una notizia sbagliata e distorta”.

Ed è così, conclude la senatrice Gambaro, “che il giornalismo tradizionale si ritrova in declino e i media online, non conformi agli standard professionali, in crescita esponenziale. Evidenti i rischi per la qualità dell’informazione. C’è un motivo per cui la stampa è regolata da leggi e carte deontologiche ed è la tutela dei giornalisti, ma anche dei fruitori di notizie. Si tratta quindi di un dibattito fondamentale che non può escludere le Federazioni della stampa europee e tutti i fornitori di servizi online, legati alla diffusione dell’informazione, che hanno l’obbligo di cooperare nella lotta contro i contenuti illegali e distorti, spesso diffusi sul web”.

Nel rapporto si invitano gli Stati membri ad avviare, sia a livello nazionale sia in seno al Consiglio d’Europa, discussioni su norme e meccanismi necessari per prevenire il rischio di distorsione delle informazioni o manipolazioni dell’opinione pubblica. Si raccomanda anche di mettere le emittenti radiotelevisive pubbliche nelle condizioni di sfruttare appieno le possibilità tecniche offerte dai media online, “assicurandosi che la loro presenza su Internet si conformi agli stessi standard editoriali elevati utilizzati offline; in particolare, i media del servizio pubblico dovrebbero dar prova di particolare attenzione rispetto ai contenuti generati dagli utenti o da terzi e pubblicati sulla loro versione Internet”, si legge nel documento.

Focus anche sulle regole. È necessario “riconoscere nella legislazione e nella prassi un diritto di replica o via di ricorso equivalente che consenta la veloce rettifica di un’informazione erronea sui media online e offline”. Infine si punta ad assicurare la tracciabilità da parte delle forze dell’ordine degli utenti dei media online quando violano la legge; i media online non devono diventare una zona fuori legge grazie all’anonimato degli utenti.

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