Buon compleanno Twitter, 10 anni di cinguettii

Il primo tweet risale al 21 marzo 2006. Oggi 320 milioni gli utenti attivi ogni mese. Alle critiche sui conti e sullo scarso utilizzo il ceo Dorsey replica: “Il nostro è un servizio fondamentale, ci saremo nel 2020 e anche nel 2030”

Pubblicato il 21 Mar 2016

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Twitter compie 10 anni. “Partendo dall’Australia il 21 marzo 2006 e attraversando tutto il mondo, vi ringraziamo per questi 10 anni incredibili”. Così il social network creato da Jack Dorsey ha voluto festeggiare il primo decennio di attività in un messaggio condito da emoticon e dal lancio dell’hashtag #LoveTwitter con tanto di cuoricino e l’ormai iconico simbolo dei tweet. Ovviamente al primo posto dei trending topic.

Il social network, che è stato il mezzo di annunci storici negli ultimi 10 anni, accoglie ormai le maggiori personalità della Terra, dai presidenti e capi di governo da tutto il mondo, fino al Papa, oltre allo stuolo di celebrità che contano migliaia e migliaia di follower. L’ultimo annuncio che ha fatto la storia di Twitter è sicuramente l’arresto del terrorista Salah Abdeslam. E solo ieri sera, il tweet del presidente americano Barack Obama in arrivo all’Avana: “Que bola Cuba?” (“Come va Cuba?”).

Oggi sono 320 milioni gli utenti attivi ogni mese. Alle critiche sullo stallo dei conti e degli utilizzatori il ceo Jack Dorsey replica: “Il nostro è un servizio fondamentale, ci saremo nel 2020 e anche nel 2030”.

Efficace e conciso, Twitter ha apportato una rivoluzione all’interno dell’universo giornalistico. In particolare dal 2009, quando Janis Krums diffuse la foto di un aereo atterrato sull’Hudson. Soprattutto a partire da allora, il social ha iniziato a rivoluzionare il giornalismo. Twitter è divenuto via via fondamentale nel reperimento e la diffusione di notizie da zone critiche: dalle primavere arabe (altro grande momento di slancio per Twitter) alle aree di guerra (si pensi alla Siria) e ancora dalle catastrofi naturali (come ad esempio i terremoti di Haiti nel 2010 e L’Aquila nel 2009).

Anche l’accesso alle fonti è poi mutato radicalmente: sempre più politici, diplomatici e uomini delle istituzioni hanno cominciato a utilizzare Twitter per scavalcare ogni tipo di intermediazione. Ma il social è diventato fondamentale anche nel mondo politico, basti pensare all’importanza essenziale ricoperta nel corso della campagna elettorale americana del 2008, quando Barack Obama fece un utilizzo cospicuo del social, mentre il suo rivale, John McCain si vantava pubblicamente di non aver mai acceso un computer in vita sua. Ancora più massiccia fu la presenza del social nella campagna presidenziale del 2012, in cui Obama e Mitt Romney battagliarono per mesi a colpi di tweet. Twitter ha insomma rivoluzionato il giornalismo e la nostra stessa cultura, diffondendo un nuovo linguaggio e un nuovo modo di comunicare.

Eppure da tempo i suoi numeri mostrano difficoltà. Quotato in borsa nel novembre del 2013 (a 26 dollari ad azione), il titolo ha raggiunto i massimi nel dicembre di quell’anno (a 74,73 dollari ad azione). Dalle stelle alle stalle, visto che ha poi perso l’80% a causa del mancato aumento di utenti. Nell’ultimo trimestre del 2015, il gruppo ha messo a segno una perdita di 90,2 milioni di dollari, mentre il numero degli utenti stenta a crescere, continuando a collocarsi intorno ai 320 milioni di dollari.

Un bel problema, che suscita da tempo non poche preoccupazioni dalle parti di Wall Street. Dorsey, che il luglio scorso è diventato ceo sostituendo Dick Costolo che aveva annunciato le sue dimissioni, sta cercando di rassicurare gli investitori, garantendo una prossima crescita. In particolare, sta cercando di inserire delle innovazioni che possano allargare la base degli utenti: innovazioni non sempre fortunate. Due mesi fa, era stata infatti avanzata la proposta di abolire il limite di 140 caratteri per i tweet: proposta nettamente bocciata dalla rete, che non ne ha voluto sapere, costringendo l’azienda a fare marcia indietro.

E proprio in occasione del compleanno la società ha fatto sapare che i cinguettii non sono destinati a diventare più lunghi degli attuali 140 caratteri. La conferma è arrivata dallo stesso Dorsey. In un’intervista al “Today Show”, il ceo ha spiegato che quella caratteristica “resta. E’ un buon limite per noi. Ci permette la brevità del momento”. Dorsey non sembra comunque escludere altri possibili cambiamenti nel servizio di microblogging: “Stiamo cambiando molto. Stiamo sempre rendendo Twitter migliore”.

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