LA VERTENZA

Call center, fumata nera per Gepin. Prossimo round al Mise il 21 giugno

Si è risolto con un nulla di fatto l’incontro al ministero che avrebbe dovuto decidere le sorti di 350 lavoratori operanti nella commessa di Poste. Bellanova: “Ci impegnamo per trovare una soluzione soddisfacente per tutti”. I sindacati: “Poste si faccia carico del problema”

Pubblicato il 16 Giu 2017

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Tutto rimandato al 21 giugno. Si è risolto con un nulla di fatto il tavolo al Mise sulla vertenza Gepin Contact, il call center che aveva gestiva la commessa Poste Italiane, e che riguarda 350 lavoratori (220 a Napoli, 130 a Roma).

“Noi ci misuriamo con i problemi per risolverli. Non ci siamo mai nascosti e non abbiamo mai nascosto la complessità di questa vertenza, in cui il Governo non è controparte ma non ha fatto mancare né la sua presenza né la sua costante attenzione né il suo impegno per giungere ad una soluzione che salvaguardi il lavoro e i lavoratori – spiega la viceministro Teresa Bellanova – Se avessimo voluto scaricarci del problema lo avremmo fatto dopo la sentenza del Tar”.

“Né allora, però, né adesso possiamo mettere in discussione una sentenza (il Tar aveva sospeso l’assegnazione di tutti lotti di gara a E-Care, in seguito al ricorso di System House) – puntualizza la viceministro – Quello che possiamo fare è mettere in campo tutta la capacità di persuasione per giungere ad una soluzione soddisfacente. Non a caso per la prima volta è presente Poste che si muove secondo logiche d’impresa. Il nostro obiettivo non è mettere in contrapposizione i lavoratori. Si deve risolvere Roma e si deve risolvere Napoli. Siamo a un punto in cui passi avanti sono stati fatti, ma non è ancora la soluzione definitiva”.

Nei mesi scorsi Bellanova aveva assicurato che System House avrebbe assorbito i lavoratori di Roma mentre E-Care quelli di Napoli. Ma ieri è stato comunicato alle organizzazioni sindacali che non c’era ancora una soluzione per i lavoratori partenopei poiché il volume di attività che Poste avrebbe garantito a E-Care non era sufficiente per l’assunzione dei 220 addetti. E-Care avrebbe annunciato esuberi al suo interno, motivo per cui sposterebbe quelli addetti alla commessa Poste. Il che impedirebbe l’assorbimento degli ex Gepin. Intanto a luglio scadono gli ammortizzatori sociali per i 350 lavoratori.

“Come Uilcom – dice Fabio Gozzo della Uilcom -abbiamo dichiarato ancora una volta che è Poste Italiane, che attraversola gara del 2015 ha creato questoenorme problema, a doversi far carico di una propria equa soluzione”.

“La protestadei lavoratori e delle lavoratrici ex Gepin Contact,con i quali stiamo lottando da mesi fianco afianco,è solo sospesa fino a quella data; essa comunqueandrà avanti fino a quando non ci sarà,finalmente,la dovuta e tanto attesa fumata bianca”. avverte Gozzo..

“Il nulla di fatto del tavolo negoziale di ieri al Mise, rimette gli ex lavoratori di Gepin Contact in una condizione di estremo sconforto che ci auspichiamo non trascenda in disperazione e non si traduca in gesti inconsulti – commenta Giuseppe Di Marzo Segretario Regionale della Fistel Cisl Campania – L’occupazione del parlamentino del Mise messa in atto dai pochi lavoratori presenti in delegazione trattante è un chiaro campanello d’allarme sullo stato di agitazione e di stress che pervade sempre di più gli animi di padri e madri di famiglia a cui più volte è stata paventata, dai vertici istituzionali, una felice conclusione della vertenza”. “L’imminente scadenza dell’unica fonte di sostentamento data dagli ammortizzatori sociali e la mancanza di un chiaro e definitivo percorso volto al rispetto degli impegni presi sono elementi che potrebbero portare ad azioni ancor più incisive – conclude – Noi responsabilmente continueremo fino all’ultimo minuto utile a lavorare x ricercare le migliori soluzioni possibili auspicando che tutti gli attori di questa complessa vicenda, a partire dal Governo, facciano con risolutezza la propria parte”.

La vicenda di Gepin Contact è complessa e si interseca con quella di UpTime, azienda di customer care, nata dalla cessione di un ramo di Sda Express con gli stessi vertici di Gepin. Una fetta delle attività di Poste è stata affidata ad Uptime da Poste Italiane e poi riversata su Gepin Contact. Nel 2014 la situazione comincia a incrinarsi poiché le attività di customer care di Gepin e di Uptime vengono messe in gara d’appalto. Mentre per i cento lavoratori Uptime è stato stipulato un accordo con cui Poste Italiane si fa carico della loro situazione, per i trecentocinquanta lavoratori di Gepin (duecentoventi a Napoli e centotrentadue a Roma) Poste non ha firmato un accordo.

Nel maggio 2016 c’è un barlume di speranza, il vice ministro del ministero per lo sviluppo economico, Teresa Bellanova, dichiara che ci sarebbe stata continuità lavorativa per i dipendenti di Gepin Contact, ma tra la fine di luglio e l’inizio di agosto 2016 i lavoratori vengono licenziati. La gara viene vinta da due società: System House a 0,29 centesimi e E-Care a 0,34 centesimi. Poste Italiane sceglie di assegnare la gara a E-Care, ritenendo la proposta di System House davvero bassissima, anche in una gara a massimo ribasso. A settembre 2016 viene stipulato al ministero un accordo che prevede che la società vincitrice della gara si faccia carico dei lavoratori. Poco dopo la firma dell’accordo, il Tar sospende l’assegnazione dei lotti di gara a E-Care, in seguito al ricorso della prima azienda, System House.

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