LA CRISI

Call center, sale la protesta degli ex lavoratori Gepin: “Poste ci ha abbandonati”

A luglio scade la Naspi per 350 persone e la gara per la fornitura di servizi di customer care è al palo. Tagliatela (Uilcom): “Serve sbloccare la situazione, intervenga il governo”

Pubblicato il 16 Mar 2017

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Sale la preoccupazione dei 350 ex lavoratori di Gepin Contact. A pochi mesi dal termine di scadenza dei primi ammortizzatori sociali (Naspi), a luglio, i sindacati puntano il dito contro l’immobilismo del ministero dello Sviluppo Economico e del committente unico, cioè Poste Italiane. La gara per la fornitura delle attività di customer care è ferma infatti nelle stanze degli uffici acquisti di Poste e il passaggio degli addetti al nuovo call center ancora non è avvenuto. A complicare la situazione la pronuncia del Tar del Lazio del 27 gennaio scorso, che ha accolto le ragioni di System House – la società si era rivolta alla giustizia amministrativa contro l’affidamento del servizio a E-Care -. Gli ex lavoratori della Gepin e le organizzazioni sindacali di categoria di Cgil, Cisl e Uil, hanno deciso di testimoniare la loro esasperazione, inscenando una “Via Crucis” per le strade di Napoli, che si svolgerà domani 17 marzo.

“Il maggiore rischio – spiega il segretario della UilCom Campania Massimo Taglialatela – sta nella mancanza nella effettiva realizzazione di un accordo , previsto o almeno promesso, per evitare il precipitare della situazione ; accordo del resto auspicato dalle istituzioni pubbliche”. In particolare si lamenta la scarsa partecipazione del Ministero dello Sviluppo Economico e anche della stessa società Poste Italiane.

“Oltre tutto – ribadisce Taglilatela – System House è molto discussa anche per aver giocato a ribasso dei costi per la committente Poste Italiane oltre i limiti della ragione e della decenza. Pertanto anche se è stato accolto il suo ricorso al Tar Lazio il ricorso contro le Poste Italiane. la sentenza non ha risolto, né poteva farlo, le gravi condizioni dei lavoratori, perché oggetto di controverse che fanno presumere soltanto un futuro sempre più fosco dove non si intravedono nemmeno le linee di una mediazione efficace del Ministero e delle autorità locali”.

La vicenda di Gepin Contact è complessa e si interseca con quella di UpTime, azienda di customer care, nata dalla cessione di un ramo di Sda Express con gli stessi vertici di Gepin. Una fetta delle attività di Poste è stata affidata ad Uptime da Poste Italiane e poi riversata su Gepin Contact. Nel 2014 la situazione comincia a incrinarsi poiché le attività di customer care di Gepin e di Uptime vengono messe in gara d’appalto. Mentre per i cento lavoratori Uptime è stato stipulato un accordo con cui Poste Italiane si fa carico della loro situazione, per i trecentocinquanta lavoratori di Gepin (duecentoventi a Napoli e centotrentadue a Roma) Poste non ha firmato un accordo per tutelarci né si è presentata al tavolo delle trattative.

Nel maggio 2016 c’è un barlume di speranza, il vice ministro del ministero per lo sviluppo economico, Teresa Bellanova, dichiara che ci sarebbe stata continuità lavorativa per i dipendenti di Gepin Contact, ma tra la fine di luglio e l’inizio di agosto 2016 i lavoratori vengono licenziati. La gara viene vinta da due società: System House a 0,29 centesimi e E-Care a 0,34 centesimi. Poste Italiane sceglie di assegnare la gara a E-Care, ritenendo la proposta di System House davvero bassissima, anche in una gara a massimo ribasso. A settembre 2016 viene stipulato al ministero un accordo che prevede che la società vincitrice della gara si faccia carico dei lavoratori. Poco dopo la firma dell’accordo, il Tar sospende l’assegnazione dei lotti di gara a E-Care, in seguito al ricorso della prima azienda, System House.

Il 27 gennaio 2017, la tanto attesa sentenza del Tar ha dichiarato la vincita di System House, quella dell’offerta bassissima, che a differenza dell’altra azienda non intende farsi carico dei trecentocinquanta lavoratori.

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