AGENDA DIGITALE

Carta di identità elettronica, si (ri)parte: a marzo in 153 Comuni

L’Agenzia per l’Italia digitale scalda i motori per l’avvio della Cie 3.0. Impronte digitali, consenso alla donazione degli organi e codice fiscale tra le informazioni registrate. Ma resta aperto il conflitto con lo Spid

Pubblicato il 25 Gen 2016

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Altro giro altra corsa per la Carta di identità elettronica. Dopo la pubblicazione in Gazzetta del decreto sulla nuova Carta di idenità elettronica, l’Agenzia per l’Italia digitale scalda i motori per l’avvio del progetto di diffusione.

Da marzo 2016 comincerà il rilascio nei 153 Comuni che partecipano alla fase di lancio del progetto; la diffusione su tutto il territorio nazionale si completerà nel 2018. Tra questi spiccano anche le grandi città: Milano, Roma, Napoli, Bari, Bologna e Firenze.

La nuova Cie sarà costituita da una smart card su cui saranno presenti le impronte digitali, il codice fiscale e gli estremi dell’atto di nascita, corredati da una serie di elementi di sicurezza (ologrammi, sfondi di sicurezza, micro scritture). Al momento della richiesta il cittadino potrà fornire il proprio consenso alla donazione degli organi e potrà indicare le modalità di contatto, ovvero il numero di telefono, l’indirizzo di posta elettronica o l’indirizzo Pec.

La smart card, attraverso un sistema di emissione di tipo centralizzato, permetterà l’innalzamento dei livelli di sicurezza: i dati del cittadino saranno infatti codificati secondo gli standard europei in materia di documenti elettronici già adottati per il passaporto elettronico e per il permesso di soggiorno elettronico, riducendo così le possibilità di contraffazione.

Al progetto partecipano il ministero dell’Interno, che mette a disposizione il sistema infrastrutturale garantendo integrità e sicurezza; l’istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, responsabile della produzione e della spedizione della Cie e l’Agid, che svolge funzione di supervisione e raccordo tra i diversi attori coinvolti.

Molti i nodi ancora aperti, però, a cominciare dal prezzo. Nulla si sa ancora su quanto costerà la carta né tantomeno se andrà a sostituire quella che alcuni Comuni hanno già rilasciato negli scorsi anni. E ancora: se la sostituzione avrà un costo minore.

Altro nodo riguarda l’integrazione con Spid, il sistema pubblico di identità digitale, anch’esso ai nastri di partenza.

I nodi arrivano quando si immagina la Cie in relazione con il sistema di identità digitale. Come spiega in un’intervista a CorCom, Alessandro Perego, responsabile scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, le zone di conflitto tra i due prigetti non sono pochi.

“Lo Spid consta di due fasi. La prima di identificazione dell’utente e di rilascio del pin unico per la quale è prevista anche una modalità fisica ovvero il provider ha bisogno di “vedere” il richiedente – puntualizza Perego – Si tratta però di una modalità costosa e difficoltosa. In questo quadro la Cie potrebbe agire da facilitatore consentendo un riconoscimento immediato e sicuro. È nella seconda fase che identità digitale e carta elettronica possono andare in conflitto”

“La seconda fase di Spid è quella che possiamo chiamare di autenticazione per l’uso dei servizi e al livello tre dell’identità digitale – quello più altro – è stata pensata una funzione di riconoscimento che, dunque, “sbatte” con la carta elettronica. Vedremo se e come questa zona d’ombra andrà eliminata”, conclude Perego.

Per Eugenio Prosperetti, avvocato e docente della Luiss, la Cie potrebbe essere un valore aggiunto per l’identità digitale. “Immagino un’associazione forte tra lo Spid e la Cie – puntualizza – per il cittadino che ha la carta elettronica dovrà essere più facile avere il pin unico e i servizi Spid dovranno essere potenziati dalla Cie. In questo modo si andrebbe a chiudere il cerchio della cittadinanza digitale.

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