IL CONTROLLO DELLA RETE

Chehadé: “Così cambierà la gestione di Internet”

All’indomani della svolta di Obama sulla governance della Rete il numero uno dell’Icann delinea roadmap e contenuti del progetto: si punta entro il 2015, a dire addio al modello Usa-centrico verso una governance multistakeholder

Pubblicato il 22 Apr 2014

“Da questo momento in poi tutti potranno dire la loro su come dovrà essere governata la Rete nei prossimi anni”: lo dice al Corriere delle Comunicazioni Fadi Chehadé, presidente e ceo, dell’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers). Finora questa potentissima organizzazione no-profit impegnata per la sicurezza, stabilità e interoperabilità di Internet, e nota perché assegna alle aziende i domini quali .com o .net, operava in base a un contratto stipulato con il Dipartimento del Commercio Usa. Ma lo scorso 17 marzo il governo statunitense ha annunciato che, entro settembre 2015, intende “passare alla comunità globale dei multistakeholder le funzioni fondamentali legate al Domain Naming System (Dns, sistema che assicura a chi digita l’indirizzo di un sito di finire nel posto giusto, ndr)”. E ha chiesto proprio all’Icann di dirigere e coordinare le trattative internazionali per trovare un nuovo modello di governance della Rete che sostituisca quello attuale, definito dallo stesso Chehadé “troppo Usa-centrico”.
In pratica gli Usa cedono il controllo di Internet. Come sono arrivati a questa decisione?
L’annuncio rappresenta l’apice di un percorso iniziato nel 1998, quando il governo americano si è impegnato ufficialmente per il passaggio dal suo ruolo di gestione di un’importante funzione di Internet, il Dns, a una community internazionale di multistakeholder, cioè composta dai vari soggetti coinvolti: utenti, aziende, società civile e altri. Insomma questa decisione è stata il risultato di anni e anni di lavoro della comunità Icann.
Pensa che sulla scelta abbia influito lo scoppio del Datagate?
Ripeto: il governo statunitense ha sempre avuto l’intenzione dichiarata di arrivare a cedere il suo ruolo nell’amministrazione di questa funzione tecnica di Internet.
E ora cosa succede?
Stiamo invitando esponenti di governi, industrie private, società civile e di altre organizzazioni di Internet da tutto il mondo ad unirsi a noi per elaborare questo processo di transizione. Con la prima consultazione pubblica svoltasi dal 23 al 27 marzo a Singapore abbiamo dato il via a un processo in grado di consentire alla comunità di delineare uno schema di governance partecipata. Dopo Singapore seguiranno analoghi eventi a Londra e Los Angeles. Tengo a precisare che nessuna nuova istituzione governativa contribuirà al futuro governo di Internet: la palla passerà direttamente dall’esecutivo Usa a meccanismi di responsabilità globale. E nel frattempo tutti potranno dire la loro su come dovrà essere governata la Rete nei prossimi anni attraverso forum online, webinars, social network e gli eventi organizzati dall’Icann. Come ho avuto modo di dire anche in passato, finora l’Icann è stato molto ‘Usa-centered’. Già da quando sono arrivato alla presidenza, a giugno 2012, abbiamo aperto uffici in varie parti del mondo e assunto molti non americani nello staff. Ma quello che conta è che abbiamo sviluppato una vision più globale.
Il contratto di Icann con il Dipartimento Usa scade a settembre 2015. Si dovrà aspettare quella data per l’implementazione della nuova governance?
Il nostro focus resta sempre sulla sicurezza e la stabilità del Dns, perciò l’Icann continuerà ad amministrare queste funzioni come ha sempre fatto negli ultimi 15 anni. In base a come si evolverà il processo di consultazione internazionale di cui parlavo, potremmo essere pronti a completare la transizione prima del previsto rinnovo del contratto.
Cosa cambierà per l’utente finale?
Non ci saranno cambiamenti nel modo in cui gli utenti utilizzano il web. D’altra parte la transizione garantirà la continuazione di un Internet stabile e resistente. Però da questo momento in poi tutti i navigatori hanno la possibilità di dire la loro sulla gestione di Internet e noi li incoraggiamo a farlo.
E qualcosa cambierà invece per le aziende?
Nemmeno per loro.
Non è rischioso affidare la gestione della Rete anche ad imprese private con interessi da difendere?
Le aziende sono soltanto uno degli stakeholder che hanno voce in capitolo. D’altra parte sono state il cuore di Internet dal momento della sua fondazione e l’incredibile espansione internazionale del web è stata possibile solo grazie all’innovazione di cui si sono fatte portatrici. In ogni caso non stiamo parlando di affidare al settore privato la piena responsabilità di amministrare il Dsn. Le aziende partecipano al modello partecipativo, ma non sono i supervisori.
Il commissario Ue Neelie Kroes ha detto che così la Rete sarà più aperta, libera e affidabile. Concorda?
Pienamente. E accogliamo con favore il sostegno della Ue a questa transizione. Più Internet si espande, più è inevitabile che sollevi sfide relative alle politiche di gestione. Dobbiamo solo tenere sempre a mente che si tratta di una risorsa globale in grado di trascendere il quadro regolamentatorio di ogni singola nazione. Di conseguenza richiede un approccio globale e coordinato nell’ambito di uno schema che riunisca tutti coloro che ne fanno parte.
Lei ha sempre sottolineato la necessità che questo schema sia paritario e nessun membro prevalga sull’altro. Come sarà possibile?
Sarà la comunità stessa a delineare il quadro in modalità bottom-up, dal basso verso l’alto. Il nostro auspicio è che proprio questo processo, altamente consultivo, sfocerà in un modello realmente “equal”.
Quali conseguenze per i Top Level Domains?
La transizione non ha alcuna ripercussione sull’emanazione dei nuovi Top level domains (Tld), che è attualmente in corso ed è la più grande espansione del sistema di indirizzi Internet dalla sua nascita nel 1998. Il mondo dei “nomi” su Internet era limitato: i Tld erano solo 23. Così ci siamo detti: perché non dare la possibilità a tutti di avere un ‘pezzo’ di Internet? Ad oggi sono state approvate migliaia di richieste per suffissi di vario tipo, da .book a .app. E finalmente saranno rappresentate lingue che non hanno l’alfabeto latino. Tutto questo migliorerà la qualità dei contenuti in inglese sul web.
Chi vincerà la partita?
Diciamo che il governo americano sta passando, con una certa eleganza, il testimone all’intero pianeta. Perciò ha chiesto all’Icann di riunire, dirigere e coinvolgere tutti – e sottolineo tutti – i soggetti coinvolti in modo che partecipino al processo di cambiamento nel contesto di una comunità allargata.

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