LA SFIDA SEMICONDUTTORI

Chip, anche il Veneto il lizza per ospitare la giga factory Intel

Già candidate Torino, Catania e la Regione Puglia. Stimato un impatto sul territorio pari a 100 miliardi di dollari a fronte di un investimento fra i 10 e i 14 miliardi

Pubblicato il 04 Ott 2021

Chip

C’è anche il Veneto in lizza per ospitare la giga factory di Intel. La Regione, insieme a Veneto Sviluppo ha presentato una manifestazione di interesse per ospitare l’hub che – stando ai piani del chipmaker Usa – prevede dai sei agli otto moduli produttivi, ognuno dei quali vale un investimento tra i 10 e i 14 miliardi di dollari con un impatto stimato sul territorio pari a 100 miliardi.

Complessivamente sono 4 le candidatute italiane: oltre al Veneto, c’è Torino – lì si punta ad utilizzare l’ex stabilimento Fiat di Miarfiori – Catania e una sede in Puglia.

Nei giorni scorsi il ministro per lo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha ricordato che “Intel ha chiamato Germania, Francia e Italia e sta facendo una sorta di gara per capire qual è la localizzazione migliore per lei”.

“E’ una questione estremamente complicata che coinvolge il governo ai massimi livelli”, ha evidenziato il ministro spiegando che l’esecutivo Draghi sta continuando il negoziato e solo chi avrà il sistema locale più capace, più reattivo, vincerà la gara. “Ci sono quattro siti italiani che hanno l’ambizione di ottenere la sede di Intel – ha continuato Giorgetti – e due siti in Germania e Francia. Come governo ho chiesto a tutte le Regioni chi ha territori con le caratteristiche richieste da Intel per arrivare a portare a casa questo investimento”.

Il piano di Intel

Intel è pronta a investire in Europa 95 miliardi di dollari (circa 80 miliardi di euro) in un piano decennale che potrebbe vedere coinvolta anche l’Italia. Si tratta di una risposta concreta alla carenza globale di semiconduttori, che sta colpendo duramente l’industria automobilistica: durante il suo primo keynote di persona da quando ha assunto il timone del gruppo a febbraio, il Ceo Pat Gelsinger ha ricordato che Intel ha in programma di costruire almeno due nuove fabbriche di semiconduttori all’avanguardia nel Vecchio continente, e ha dettagliato gli elementi della strategia Idm 2.0 precedentemente annunciata dall’azienda, inquadrandola nei settori automobilistico e della mobilità nell’Unione Europea.

L’espansione della produzione in Europa fa parte di un più ampio progetto di Gelsinger che comprende anche nuovi investimenti negli Stati Uniti: due impianti in Arizona per 20 miliardi di dollari e ulteriori 3,5 miliardi di dollari in New Mexico.

“Questa nuova era di domanda sostenuta per i semiconduttori ha bisogno di grandi e ampie valutazioni” ha detto il manager, intervenendo a settembre, partecipando al Motor Show di Monaco di Baviera. Una tendenza guidata da ciò che Gelsinger ha definito “la digitalizzazione di tutto”, che implica quattro elementi che dovranno permeare le industrie automobilistiche e della mobilità: elaborazione onnipresente, connettività pervasiva, infrastruttura cloud-to-edge e intelligenza artificiale. Secondo il numero uno di Intel, il mercato dei chip per le auto registrerà per questo un incremento superiore al 100% entro la fine del decennio. I semiconduttori, ha precisato, rappresenteranno oltre il 20% dei costi materiali delle future auto del segmento premium, in rialzo dal 4% del 2019, data la massiccia adozione di nuove funzioni di assistenza alla guida, touch screen e altri accessori.

Il principale rivale di Intel, Taiwan Semiconductor Manufacturing Co, il maggior produttore di chip al mondo, ha del resto già annunciato che spenderà 100 miliardi di dollari nei prossimi tre anni per aumentare la produzione. E Samsung ha comunicato di voler aumentare di un terzo i suoi investimenti nei prossimi tre anni a oltre 205 miliardi di dollari.

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