Sullo sfondo della Tech war tra Usa e Cina, le aziende americane (e non solo) schiacciano l’acceleratore sul fronte degli investimenti in semiconduttori in Nord America. A dirlo è il report della Semiconductor Industry Association, secondo cui più di 35 organizzazioni statunitensi hanno promesso quasi 200 miliardi per progetti di produzione di chip in 16 stati, tra cui Texas, Arizona e New York, che daranno lavoro a circa 40 mila addetti specializzati.
La destinazione degli investimenti
Più nello specifico, il denaro sarà utilizzato per la realizzazione di 23 nuove fabbriche e l’espansione di nove stabilimenti già in funzione. A settembre, Intel si è impegnata a investire almeno 20 miliardi di dollari in due nuove strutture per produrre semiconduttori nell’area di Columbus, Ohio. Un mese dopo Micron Technology ha festeggiato un nuovo sito per la produzione vicino a Syracuse, New York, dove la società prevede di spendere 20 miliardi di dollari entro la fine del decennio. E a dicembre, Taiwan Semiconductor Manufacturing Company ha spiegato che prevede di triplicare il suo investimento arrivando a 40 miliardi di dollari a Phoenix, Arizona, e vuole costruire una nuova fabbrica per creare chip avanzati.
Gli impegni fanno parte di un enorme aumento dei piani di produzione di chip statunitensi negli ultimi 18 mesi, la cui portata è stata paragonata agli investimenti dell’era della Guerra Fredda nella corsa allo spazio. Il boom ha implicazioni per la leadership tecnologica globale e la geopolitica, con gli Stati Uniti che mirano a impedire alla Cina di diventare una potenza avanzata nel settore dei chip.


E la Corea del Sud offre incentivi fiscali per i produttori di chip
Se negli Stati Uniti aumentano gli investimenti, la Corea del Sud non resta certo a guardare. Il governo di Seul infatti offrirà una serie di incentivi fiscali ai player della filiera tecnologica nazionale che effettueranno investimenti sul territorio. Le aziende godranno di una deduzione fiscale del 35%, che permetteranno di risparmiare oltre 3.600 miliardi di won (2,82 miliardi di dollari) in oneri fiscali nel corso 2024.
La misura ha l’obiettivo dichiarato di sostenere la produzione industriale del Paese, che a novembre ha registrato una lieve ripresa su base mensile, facendo segnare un’inversione di tendenza rispetto a ottobre, quando la produzione industriale era calata dell’1,7%. L’incremento dello 0,1% di novembre è riconducibile soprattutto all’attività dei settori minerario, manifatturiero, energetico e automobilistico, che ha registrato un balzo del 9%. Il consistente aumento della produzione in questi ambiti è stato dunque appena sufficiente per bilanciare il calo dell’11% dell’industria dei semiconduttori, affossata dal calo della domanda globale.