LINEE GUIDA

Cia: “Sì ai social, ma con moderazione”

Il Dipartimento di intelligence Usa detta agli agenti le regole per l’uso delle reti sociali. “La tecnologia sta cambiando il settore”

Pubblicato il 20 Mag 2013

Gli agenti della Cia possono, anzi devono, usare i social network, a patto di seguire rigorose regole di comportamento.

Le linee guida, elaborate dagli esperti di intelligence e svelate da un ex agente al Wall Street Journal, partono dal principio che l’uso dei social media è ormai dilagante, quindi una “spia” non può esimersi del tutto dal frequentarli. Deve però stare attento a non rivelare troppo di sé né troppo poco, perché anche l’eccessiva scarsità di informazioni potrebbe destare sospetti.

“La tecnologia sta cambiando il settore dell’intelligence in molti modi diversi e ora è molto semplice recuperare informazioni sulle persone” ha detto l’anonimo agente al quotidiano statunitense.

Cambia il settore, cambiano anche le regole: per esempio è lecito usare il proprio nome vero su Facebook o Twitter, anche perché le “spie” più giovani usano i social network da quando andavano all’università e, sparire o cambiare identità dopo anni, provocherebbe subito sospetti.

Si possono descrivere i viaggi personali, anche con fotografie, ma non deve essere fatto alcun accenno alle missioni di lavoro. Non sono consigliabili le amicizie su Facebook tra agenti sotto copertura e normali dipendenti della Cia, perché questi collegamenti potrebbe condurre, attraverso l’uso strumenti analitici, allo svelamento della vera identità della “spia”.

Se poi qualcuno aveva già delle connessioni con altri agenti segreti dovrebbe eliminarle, ma non subito e non tutte insieme, perché è un comportamento che potrebbe attirare l’attenzione dei servizi di intelligence rivali, sempre alla ricerca di piste da seguire.

Altro elemento da tener presente è che i social media sono diventati un nuovo terreno di confronto fra le spie e quindi bisogna usare la stessa scaltrezza adottata nel mondo normale, dando sempre per scontato che si potrebbe essere seguiti online e smascherati.

La scorsa settimana i russi hanno espulso dal Paese il 26enne statunitense Ryan Fogle, accusandolo di essere un agente della Cia. Fogle aveva una pagina Facebook su cui raccontava tutto ai suoi 243 amici: la visita in un bunker della Guerra Fredda a Mosca, una gita a Mont Saint-Michel in Francia, un viaggio a Cracovia in Polonia e altri dettagli personali. Tuttavia, per la sua età, un gruppo di soli 243 amici su Fb è considerato piuttosto limitato, specialmente negli Usa, e nel profilo pubblico non c’erano foto che lo ritraevano né informazioni personali. Tutto sommato, quindi, non è ancora stato chiarito quanto il social network abbia potuto contribuire alla sua identificazione come spia. Ma Fogle è certamente uno dei primi componenti della social-media generation accusato di spionaggio.

A marzo scorso il sito web specializzato Fcw ha scritto che Amazon ha siglato un contratto con la Cia per la fornitura di servizi di cloud computing. L’accordo ha una durata di 10 anni e un valore da 600 milioni di dollari. In pratica, la società si deve occupare di creare una nuvola informatica che permetterà all’agenzia d’intelligence di avere a disposizione un enorme spazio per immagazzinare i suoi dati.

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