Cie, si rischia la “sagra” delle sperimentazioni senza fine

La non obbligatorietà rischia di far fare alla carta di identità elettronica la fine di un mero test. Ecco perché serve una norma ad hoc e finanziamenti per attuarla. La rubrica di Flavia Marzano

Pubblicato il 04 Mar 2016

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Prevista dalle leggi Bassanini nel 1997, la Carta di Identità Elettronica (CIE) ha avuto cammini tortuosi, passi avanti e indietro, sperimentazioni (da più di un decennio) ed errori quasi comici se non fossero stati tragici per i loro utenti come il rinnovo effettuato con un foglio cartaceo che ha visto persone respinte ad alcune frontiere perché con documenti non a norma.

Dopo quasi vent’anni il governo ci riprova, a fine dicembre 2015, con l’emanazione da parte del Ministero dell’Interno del Decreto che regolamenta le Modalità tecniche di emissione della Carta d’identità elettronica (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.302 del 30-12-2015).

La parte più innovativa e per certi versi la più discussa è il punto 4.4 dell’Allegato B (Caratteristiche Tecniche della CIE, Processo di emissione, Infrastruttura tecnologica e organizzativa) che definisce l’acquisizione dei dati del richiedente.

Infatti oltre ai dati più o meno ovvi come i dati biometrici primari (l’immagine del volto), la firma autografa, l’autorizzazione all’espatrio e l’indirizzo di spedizione della CIE (già perché non verrà consegnata direttamente ma spedita a casa), il cittadino potrà scegliere se dare consenso o diniego alla donazione dei propri organi e/o tessuti e si richiederanno i dati biometrici secondari (le impronte digitali).

Il supporto fisico della CIE è “realizzato con le tecniche tipiche della produzione di carte valori, integrato con un microprocessore per la memorizzazione delle informazioni necessarie per la verifica dell’identità del titolare, inclusi gli elementi biometrici primari e secondari, nonché per l’autenticazione in rete, secondo le caratteristiche tecniche” definite nell’Allegato B.

I tempi di attuazione? Dipendono da diversi fattori: ovviamente il cammino sarà più facile e breve per i Comuni che hanno già fatto la sperimentazione.

Ma tutti poi dovranno dotarsi di hardware e software appositi e si dovrà istituire una commissione interministeriale permanente preposta agli indirizzi strategici e al monitoraggio delle varie fasi del progetto. Quando?

Un ultimo dubbio viene dalla non obbligatorietà della CIE e dalla conoscenza del nostro paese: non essendo obbligatoria, non rischiamo di far fare alla CIE la fine delle prime sperimentazioni?

Spes ultima dea e un piccolo suggerimento: il prossimo emendamento alla normativa rendiamola obbligatoria e stanziamo i finanziamenti per attuarla.

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