ASSINFORM

Assinform: “Italia digitale, basta tentennamenti”

Appello dell’associazione: “Non è più il momento di timidezze, uscire dagli schemi: l’innovazione è centrale”

Pubblicato il 17 Lug 2015

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Se l’obiettivo era di uscire dagli schemi, quell’obiettivo è stato raggiunto il 2 luglio scorso, in Expo. Al Convegno “Digitale, energia per l’innovazione, nutrimento per la crescita” la presentazione del Rapporto Assinform ha fatto da innesco a un confronto sulla digitalizzazione in Italia come non avveniva da tempo. Due le ragioni, condivise da quasi un migliaio di convenuti. La prima è che l’Italia dopo anni di difficoltà sta reagendo e ha la possibilità, con le scelte giuste, di tornare a crescere. La seconda è che non è più il momento di timidezze: è ora di affermare la centralità del digitale come chiave per risolvere il problema.

Il mercato italiano dell’Ict ha ripreso a dare segnali positivi. Anche se il 2014 ha visto ancora un calo (-1,4%, a 64.234 milioni euro), c’è stata molta vivacità nel secondo semestre e nelle componenti più innovative, ed è attesa una crescita dell’1,1% a fine 2015. Poco, ma con aspetti che contano ai fini delle chance di trasformazione digitale del Paese. “Dietro la crescita del cloud, dell’IoT e delle nuove applicazioni, c’è un fermento in molti settori chiave, che finalmente guardano al digitale per recuperare efficienza e competitività. Non basta, ma c’è l’opportunità di cambiar passo. – ha dichiarato il Presidente di Assinform, Agostino Santoni, che ha invitato gli esponenti delle istituzioni e del mondo dell’innovazione a confrontarsi su quanto si sta facendo per cogliere quell’opportunità.

Abbiamo accumulato negli ultimi 15 anni un gap di investimenti nel digitale importante, limitando le possibilità di essere nei settori a maggiore valore aggiunto, di rilanciare settori maturi, di sburocratizzare. Ma è iniziata una trasformazione profonda, che cambia le regole del gioco e offre nuove chance di ricupero. È importante dunque agire per evitare che i segnali positivi vadano dispersi. E che anche le aziende Ict facciano la loro parte. “Saranno sempre più chiamate a riqualificare le competenze, a saper anticipare i bisogni della domanda o farli emergere, rendendo immediata la percezione dei vantaggi della digitalizzazione” ha affermato Santoni. Ma è soprattutto sul più ampio fronte della Strategia per la Crescita Digitale che occorre accelerare. Per Paolo Barberis, Consigliere per l’Innovazione della Presidenza del Consiglio, i progressi della Strategia non sono ancora visibili, ma stanno maturando con il progetto Italia Login. “Da qui a fine anno si vedranno i primi risultati. Stiamo realizzando un ecosistema digitale unificato a partire da più di 100 mila siti eterogenei. Tutto deve iscriversi in una piattaforma adattabile a tutti i servizi e device. I contenuti sono stati individuati prioritariamente in Spid, Anpr, servizi di notifica e di pagamento. Gli altri seguiranno”.

Per Antonio Samaritani, direttore di Agid “La parte infrastrutturale della Strategia è ben avviata e le piattaforme abilitanti altrettanto. Il punto adesso è spingere su quanto sta dietro a quelle stesse piattaforme, perché parlare di turismo o sanità digitale vuol dire coinvolgere tutti i livelli amministrativi dei più diversi enti. Italia Login è una piattaforma per 30 milioni di utenti, che ha bisogno di contenuti, di cloud, di un nuovo approccio al procurement, della collaborazione del settore IT”.

Fra tutti gli impegni della Strategia per la Crescita Digitale quelli in ambito PA rimangono cruciali. “La digitalizzazione della PA non solo è essenziale per l’efficientamento della macchina pubblica, ma può innescare un’accelerazione delle transazioni digitali trasversale a tutti settori e nel territorio” – ha affermato Santoni, che ha anche presentato il documento “Digitale per Crescere – Manifesto per l’Italia che ci crede” che riassume le indicazioni di Assinform e Confindustria Digitale per dare più rapida attuazione alla stessa Strategia. Un documento che ha ricevuto l’apprezzamento anche del ministro Madia, e che punta su sette priorità: cultura digitale diffusa, sviluppo di ecosistemi digitali, habitat o vita digitale, PA digitale, impresa digitale, ricchezza digitale, sicurezza digitale e che invoca la possibilità di avvalersi di nuove capacità e nuovi talenti.

Per Andrea di Camillo di Programma 101 “in Italia le eccellenze ci sono, quello che manca ancora è la visione di come dare a quelle eccellenze le risorse di cui abbisognano. Può anche andar giù che negli Usa il venture capital sia 71 volte più sviluppato che in Italia, ma non che lo sia 10 volte di più in Francia.“.
Per Davide Dattoli di Talent Garden “Non facciamo abbastanza per far diventare le startup vere imprese. Non deve più succedere che il 40% delle startup di successo se ne vadano all’estero. Gli incubatori non devono essere riserve indiane, ma luoghi in cui le grandi imprese vengono per trovare novità.”.
Per Massimiliano Magrini, di United Ventures “l’Italia ha un ruolo da giocare nelle nuove imprese innovative. Il ritardo c’è, ma è recuperabile. L’importante è far crescere il venture capital, perché l’innovazione non è finanziabile a credito, e fare interagire le grandi aziende con le startup. Ma con realtà compiute, perché è solo così che si trova convergenza tra chi ha la novità e chi ha marketing e canali per portala sul mercato.”.
Nette le conclusioni di Elio Catania, Presidente di Confindustria Digitale. “Non bastano miglioramenti dello zero-virgola e per di più spinti da fattori esogeni. Serve procedere con le riforme e mettere mano alle politiche per la crescita; e se c’è un motore che può fare la differenza è il digitale. Senza un colpo di reni nel digitale e la trasformazione che comporta, questa crescita non potrà mai avvenire. Una parte dell’Italia non lo vuole, perché ad essa non conviene, anche se va scapito di tutti. Ma c’è anche un’altra parte che credo sia maggioritaria e che vuole cambiare. Noi dobbiamo stare con quella”.

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