Baguley (VMWare): “Innovazione? E’ libertà per il cliente”

Il vicepresidente dell’azienda: importante poter gestire tutte le applicazioni su un solo layer

Pubblicato il 26 Mag 2016

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Innovazione, digital transformation, cloud ibrido, Software-defined data center, Byod: le buzz words oggi sono tante. Ma che cosa significa veramente innovare per un’azienda, pubblica o privata? E che cosa può offrire di nuovo un vendor come VMware, che oggi si definisce “leader nell’infrastruttura cloud e nella business mobility”? Ne abbiamo parlato con Joe Baguley, Vice President and Chief Technology Officer for EMEA di VMware. “L’innovazione non è qualcosa che nasce da una o due tecnologie o dalle idee di un Chief innovation officer: è una cultura diffusa in tutti i livelli di un’organizzazione, in cui si accetta il rischio e non si ha paura di sbagliare. Le vere barriere al progresso tecnologico sono le persone e i processi, non le tecnologie. La mentalità aperta, contrapposta alla resistenza al cambiamento, è la chiave di volta”.

In che cosa VMware sta davvero portando innovazione ai clienti con le sue nuove soluzioni in ambito cloud e business mobility?

Uno dei settori chiave è il software-defined data center costruito anche in vista dell’utilizzo di soluzioni cloud ibride. VMware ha presentato la nuova generazione di stack software Hyper-Converged che permette di realizzare un’infrastruttura per il software-defined data center semplice, robusta, efficiente ma non solo: la vera innovazione è la libertà offerta al cliente di gestire tutte le sue applicazioni su un solo layer e di utilizzare diverse soluzioni cloud di vendor diversi. Qualche anno fa i silos nell’hitech erano quelli dell’hardware, oggi sono le soluzioni cloud ad essere poco compatibili. La tecnologia VMware spezza questi silos e dà al cliente il massimo della scelta: si possono usare indifferentemente sistemi SaaS, PaaS, IaaS, on-premise, off-premise, pubblico, privato. VMware offre anche una piattaforma completa di cloud management (vRealize) che affianca i clienti nel loro percorso verso il cloud, costruito appositamente per il cloud ibrido.

Sulla business mobility voi cercate di rispondere al trend del Byod. Qual è il cuore della vostra soluzione?

Ribaltiamo il focus: ognuno si porta il proprio device in ufficio, ma il vero punto d’attenzione per fornitori di tecnologie e policy aziendali devono essere i dati, il cui spostamento va reso efficiente e sicuro. VMware ha presentato la piattaforma Workspace One che distribuisce “spazi di lavoro” digitali sicuri aggregando dispositivi, applicazioni e servizi fornendo accesso e identità unificati e comuni. E’ una piattaforma anche semplice per l’utente: oggi troppe imprese continuano a fare l’errore di usare soluzioni (dalle Hr al Crm alle mobile app) che non sono user-friendly. Le faccio un esempio: mia figlia 15enne ha cambiato banca quest’anno per la terza volte. Sa perché non era soddisfatta delle prime due? Perché la loro app mobile non era facile da usare e efficiente. La digital transformation nasce proprio nelle applicazioni che diventano user-centric. Certo, per creare queste applicazioni è necessario un software-defined data center che offre quella flessibilità e agilità di cui abbiamo parlato.

I mercati Emea che lei copre hanno delle peculiarità rispetto alle regioni solitamente considerate più avanzate?

Non vedo l’Emea indietro rispetto a Usa o Asia in termini di presenza di player globali e consapevolezza delle evoluzioni tecnologiche. Quel che a volte può pesare sull’Europa è la sua lunga tradizione che fa sì che qui siano presenti più istituzioni di vecchia data con un modo di pensare consolidato che le può rendere meno veloci nell’abbracciare i nuovi trend. Un altro elemento di potenziale svantaggio è l’accesso a Internet: la diffusione della banda ultra-larga può fare la differenza nella capacità delle imprese e della società di digitalizzarsi. Ma ora ci sono diverse iniziative in corso, anche in Italia, per colmare il gap. Invece non vedo affatto come un handicap la forte presenza di piccole e medie imprese in Europa rispetto alla prevalenza di colossi in altre regioni del mondo. Anche in Italia, il cui tessuto imprenditoriale è dominato dalle Pmi, direi che esiste addirittura un vantaggio: l’impresa piccola è più agile e snella e riesce a innovare più velocemente. Il cloud è una grande rivoluzione che premia proprio le piccole imprese, mettendo le risorse It a disposizione di tutti e stimolando l’innovazione a tutti i livelli.

A proposito di risorse, lei ha detto che le persone e la mentalità, sono la chiave. Ma i soldi quanto contano?

Ovviamente senza soldi si può fare poco. Oggi i Cio sono già sotto pressione perché devono capire come affrontare il cambiamento e un ostacolo ulteriore può crearsi se il Cio riporta al Cfo: questi valuta le spese dell’azienda nel loro complesso e l’It diventa un costo al pari dell’acquisto dell’inchiostro per la stampante o di nuove sedie per la sala riunioni. Quando invece il Cio riporta al Cda o al Ceo l’It diventa un investimento che trasforma il business, integrato con le strategie aziendali. Il Cio non deve essere l’uomo ‘sotto il tavolo’ (il tecnico che aggiusta i fili dei computer), ma l’uomo ‘seduto al tavolo’ – quello dove board e Ceo prendono le decisioni.

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