Cloud, dal consumer all’azienda il cerchio si chiude

Le imprese hanno capito che le tecnologie utilizzate a casa dai dipendenti li rendevano più produttivi ed efficaci

Pubblicato il 21 Apr 2016

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Fino a ieri, era la chiave per la consumerizzazione. Oggi il cerchio però si è quasi chiuso e il cloud diventa il catalizzatore della “aziendalizzazione” del mercato consumer.

Sembra un paradosso, perché è stata proprio la tecnologia della nuvola con prodotti come Gmail di Google, assieme alla generazione degli apparati post-Pc come l’iPhone di Apple, a far fare il grande salto alle aziende. Un salto obbligato, perché in realtà lo spunto della “consumerization”, come viene definita dagli statunitensi, non è stata la volontà dei vertici delle aziende ma il comportamento della base.

La decisione presa da sempre più persone di utilizzare strumenti informatici pensati per il mercato consumer, come la posta elettronica o gli smartphone touch alternativi ai Blackberry (che per un decennio era stato lo strumento di riferimento per la prima mobilità delle aziende), aveva infatti in prima battuta travolto chi si occupava della gestione dei sistemi IT. All’improvviso, dieci anni fa, gli utenti aziendali avevano deciso che le tecnologie utilizzate a casa e nel tempo libero li rendevano più produttivi ed efficaci rispetto a quelle utilizzate in azienda.

Non c’è voluto molto però prima che le aziende sposassero questo approccio. Per le piccole ha voluto dire fare a meno di dotarsi di un dipartimento tecnologico interno lasciando al cloud e alla consumerizzazione la capacità di dettare i ritmi della digitalizzazione e dell’innovazione tecnologica interna senza doversi neanche occupare della formazione dei dipendenti all’utilizzo dei software, perché già li conoscono.

Per le grandi invece ha voluto dire fare grandi risparmi soprattutto nelle dotazioni tecnologiche (è stato il momento in cui sono spuntati i telefoni aziendali Android o iOS e i primi computer aziendali Mac di Apple) e anche qui nella formazione interna. La comparsa di strumenti della consumerizzazione sempre più di frequente nell’ambito aziendale però ha fatto da stimolo per i produttori come Google e Apple nell’aumentare le “capacità aziendali“ degli strumenti.

Gmail diventa più strutturata e potente, Google Docs offre sempre più funzionalità per chi deve lavorare in ambito aziendale, gli iPhone consentono sicurezza di connessione e livelli di crittografia paragonabili a quella di un Blackberry (e come sappiamo viene messa sotto accusa per questo “eccesso di sicurezza” dall’Fbi), i Mac si dotano delle fondamenta di Unix, il sistema operativo da cui ha avuto origine anche Linux, e delle soluzioni tecnologiche capaci di funzionare sia nel settore della creatività digitale che in quello della produttività. Ci sono poi decine di aziende e soluzioni che offrono prodotti e servizi di derivazione o chiaramente ispirati al mondo consumer, senza contare le interfacce web, che hanno cambiato radicalmente il modo con il quale vengono erogati i servizi software ai dipendenti.

Pian piano, con la crescita delle funzioni aziendali dei software e dei servizi consumer, si assiste adesso al fenomeno inverso: la complessificazione dei servizi erogati a un mercato che fino a ieri era considerato “secondario” e che non aveva necessità di strumenti particolarmente sofisticati.

Così, appaiono ad esempio servizi di “business intelligence” per strumenti social e per i blog, con cruscotti di misura degli analitici, oppure i software base si arricchiscono di funzioni sempre più sofisticate. Basta vedere, per rimanere nell’esempio classico, l’evoluzione di Gmail e la sua continua crescita, oppure i servizi di comunicazione come Hangout sempre di Google, e le offerte delle altre ditte concorrenti. Tra questi, è significativo che quando Skype è stato comprato da Microsoft è diventato il punto di riferimento per trasformare l’interfaccia di Lync e LiveMeeting, per poi però arricchirsi di tecnologie e funzionalità pensate in prima battuta per il mercato aziendale di Microsoft.

Soprattutto, ad accelerare “l’aziendalizzazione” della casa privata è stata la crescente complessità delle reti locali, che nei prossimi anni dovranno diventare ancora più complesse con la crescita della Internet of thing e della domotica. Oggi una casa in cui si utilizzino soluzioni appena più sofisticate della media ha bisogno di una rete e servizi di complessità superiore a quelli di un ufficio di dieci anni fa. Infatti l’aziendalizzazione spinge le soluzioni tecnologiche che facciano funzionare ambienti fortemente ibridi come le case di oggi, nei quali per adesso si connettono una dozzina di apparecchi molto diversi e in prospettiva sempre di più; e soprattutto gli ambienti in cui sia avvertito il bisogno di un aumento di sicurezza con firewall, antivirus di rete e sistemi di euristica per intercettare e bloccare comportamenti sospetti all’interno della rete locale stessa.

Lo stesso manager IT che dieci anni fa venne preso in contropiede dalla consumerizzazione oggi sarebbe orgoglioso di vedere quanta logica aziendale sia andata nella tecnologia casalinga di tutti i giorni.

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