IL RICORSO

Cloud del Pentagono, Amazon non molla e chiede di bloccare Microsoft

Inoltrata al tribunale la richiesta di mettere in stand-by il contratto Jedi da 10 miliardi di dollari finché non si chiude il procedimento di appello. “Numerosi errori di valutazione e palese interferenza politica nell’affidamento della commessa”, denuncia l’azienda di Jeff Bezos

Pubblicato il 23 Gen 2020

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Amazon ha depositato in tribunale la richiesta di sospendere l’entrata in vigore del contratto Jedi con cui il dipartimento americano della Difesa ha assegnato a Microsoft il compito di aggiornare i sistemi It del Pentagono migrando dati e oprazioni sul cloud. Una maxi-commessa da 10 miliardi la cui assegnazione definitiva, però, deve secondo Amazon restare in stand-by perché è in corso l’appello presentato dalla sua divisione cloud, Aws, contro il prodimento e l’esito della gara.

Aws era la grande favorita per aggiudicarsi l’appalto Jedi (Joint enterprise defence infrastructure cloud), ma il Pentagono ha optato per Microsoft dopo un decisivo intervento del presidente Donald Trump che ha accolto le proteste delle rivali di Amazon che denunciavano presunte irregolarità nei termini della gara. Trump ha fermato l’iter e chiesto una revisione del procedimento.

“Pregiudizi e interferenza politica”

Ora è Amazon a sostenere, come già hanno fatto contro Aws le sue concorrenti, un “innegabile pregiudizio” che l’ha danneggiata, come si legge nei documenti per l’appello depositato a fine 2019. Adesso è arrivata la mossa decisiva: la presentazione in un tribunale federale della mozione per ottenere un ordine restrittivo temporaneo e/o un’ingiunzione preliminare che blocchi l’inizio del lavoro per Microsoft. In base al contratto, Microsoft deve cominciare a portare i sistemi del Pentagono sul cloud di Azure l’11 febbraio, ma Amazon vuole ottenere dal giudice uno stop finché non arriverà la sentenza nel processo d’appello.

In una dichiarazione riportata da Reuters Aws ha affermato: “È pratica comune sospendere l’esecuzione di un contratto mentre c’è un ricorso aperto ed è importante che venga effettuata una revisione dei numerosi errori di valutazione e della palese interferenza politica che ha pesato sulla decisione nell’assegnazione della commessa Jedi”.

Trump contro Bezos?

Amazon, come già riportato nei giorni scorsi dai media Usa, ritiene “improprio” l’intervento diretto di Trump nel processo di gara e sostiene che la perdita dell’appalto è dovuta alla nota ostilità del presidente americano contro il Ceo di Amazon, Jeff Bezos, la sua azienda del commercio elettronico e la testata che possiede, il Washington Post, fortemente critica verso l’amministrazione Trump.

Secondo fonti interne allo staff dell’ex segretario alla Difesa americana John Mattis, Trump avrebbe chiesto a Mattis di fare in modo che Amazon fosse fuori dall’appalto Jedi, ma l’attuale segretario alla Difesa Mark Esper ha respinto le indiscrezioni dei media Usa e si è detto sicuro che la gara sia sia svolta in modo “equo e corretto e senza influenze esterne”.

Una gara controversa

Amazon era apparsa come la candidata più probabile a ottenere l’appalto cloud. La Difesa Usa aveva segnalato di desiderare un fornitore unico piuttosto che dover integrare tecnologie di più provider per assicurarsi un’implementazione rapida e omogenea. Questo ha messo Amazon e il suo cloud in una corsia preferenziale. Il fatto di gestire già una parte del cloud della Cia nel territorio degli Stati Uniti era un vantaggio ulteriore per Aws. Ma i concorrenti – in gara inizialmente c’erano anche Oracle, Ibm e Google, poi la rosa si è ristretta ad Amazon e Microsoft – si sono lamentati di termini di gara disegnati, a loro dire, esattamente per favorire l’azienda di Bezos.

Le accuse di conflitto di interesse e pregiudizio della gara arrivate dai rivali di Amazon hanno finito con l’attrarre l’attenzione del presidente Donald Trump, che ad agosto ha chiesto di mettere la gara in stand-by e di rivedere termini e procedure. Alla fine, con un esito inatteso, il Pentagono ha assegnato il contratto a Microsoft. La decisione è stata comunicata il 25 ottobre; i media Usa avevano subito anticipato che Amazon avrebbe cercato la rivalsa in tribunale.

Anche Oracle ha più volte tentato di contestare in tribunale i termini della gara Jedi da cui si è trovata a un certo punto esclusa. A novembre scorso, gli avvocati dell’azienda fondata da Larry Ellison hanno presentato una memoria nella quale si sostiene che a far “corrompere” il processo di selezione degli appaltatori per il progetto Jedi sia stato il conflitto di interessi di tre funzionari del dipartimento della Difesa Usa con Aws.

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