IL CASO

Cloud, fuori uso i siti di aziende e PA: l’incendio della server farm Ovh impatta sull’Italia

Oltre ai danni registrati in Francia, il rogo scoppiato nella struttura di Strasburgo ha causato disservizi anche ad alcune istituzioni e imprese del nostro Paese. La società raccomanda ai clienti di attivare il Disaster Recovery Plan

Pubblicato il 11 Mar 2021

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L’incendio scoppiato alla server farm della francese Ovhcloud ha provocato dei disservizi anche in qualche realtà italiana, evidenza dell’ormai totale pervasività dei servizi cloud.

I danni segnalati in Francia e in Italia

Se nella giornata di ieri il portale Downdetector.com, che tiene traccia dei disservizi mondiali della rete, ha registrato centinaia di segnalazioni che riguardano Ovh, provenienti principalmente dalla Francia, nella situazione specifica italiana i Comuni di Pavia, Cattolica e San Giuliano Terme hanno per esempio pubblicato sulla loro pagina Facebook una comunicazione di servizio in cui avvisano gli utenti che i siti istituzionali – e in alcuni casi le e-mail – risultano fuori servizio. Stessa comunicazione da parte di alcune aziende, come la casa editrice Red Star Press, il magazine Fashion Time e la squadra di basket Dolomiti Energia Trento, mentre arrivano numerose segnalazione anche dall’area torinese. Tra i siti inaccessibili in Francia, tra i più noti si segnalano invece anche quello governativo data.gouv.fr, quelli del Centre Pompidou e di alcuni uffici del turismo francesi o università, oltre agli spazi online di Coinhouse, uno dei principali broker di bitcoin e criptovalute. Ovhcloud ha fatto sapere che sta valutando i danni e comunicherà quanto prima con la massima trasparenza i risultati ai clienti interessati.

Le fiamme, divampate nella notte tra il 9 e il 10 marzo, hanno distrutto uno dei quattro edifici, l’Sbg2, ha riferito il fondatore della società, Octave Klaba su Twitter, raccomandando ai clienti di “attivare il Disaster Recovery Plan” per la salvaguardia dei propri dati. In una serie di tweet, Klaba ha precisato che si sta lavorando per riattivare i server negli altri tre edifici “almeno Sbg3-Sbg4, forse Sbg1”. Restano adesso da calcolare i danni alla struttura di Port du Rhin, a est della capitale alsaziana: visibili i segni delle fiamme che hanno danneggiato buona parte della struttura: “L’intero sito è stato isolato e questo impatta su tutti i nostri servizi”, ha precisato Octave Klaba.

In un comunicato divulgato da Ovhcloud si legge che la società sta continuando a valutare l’impatto dell’incidente, in particolare per i clienti i cui dati si trovavano nel data center distrutto dall’incendio. Il gruppo segnala in particolare che “i nostri servizi Web Voip in Francia non sono stati coinvolti. Tutti i nostri servizi negli altri datacenter in Francia e nel mondo sono pienamente operativi. Il nostro compito adesso è di offrire ai nostri clienti una qualità di servizio ottimale per continuare a garantire le attività online, pienamente consapevoli di quanto queste siano importanti. Ci scusiamo per le difficoltà che questo incendio ha causato, e ci impegniamo a comunicare con la massima trasparenza le cause che lo hanno generato e le relative conseguenze. Stiamo valutando l’impatto dell’incidente e comunicheremo quanto prima, con la massima trasparenza, lo stato di avanzamento delle analisi e l’attuazione delle soluzioni”.

Ovhcloud sta inoltre valutando l’impatto ambientale in collaborazione con le autorità competenti e seguendo una procedura per confermare l’assenza di inquinamento. “In questa fase, possiamo confermare che i residenti non corrono alcun rischio. Valutiamo costantemente l’impatto di questo incidente e forniremo, quanto prima e con la massima trasparenza, una comunicazione sullo stato di avanzamento delle nostre analisi e sull’attuazione delle soluzioni. Tutti i nostri canali di comunicazione, a partire dalla piattaforma di monitoraggio degli incidenti travaux.ovh.com, incluso il task), sono accessibili e aggiornati in tempo reale”.

L’identikit di Ovhcloud

Ovhcloud, con una trentina di data center in quattro continenti, di cui 15 in Europa, è uno dei principali fornitori di servizi cloud nell’Unione, con oltre 29 mila server ospitati, circuiti su cui si basa il 3,2% dei siti web, e circa 1,5 milioni di clienti in tutta Europa.

La società ha dichiarato un fatturato nel 2019 apri a 600 milioni di euro dando impiego a 2.450 persone. Negli anni si è affermata come un punto di riferimento per l’hosting di siti internet. Ma soprattutto come uno dei fiori all’occhiello del digitale francese che proprio su Ovh ha uno dei suoi perni con numerose parternship col mondo delle startup. Ultima fra le altre, quella con Station F, l’hub delle digital company di Parigi tra i più importanti centri di innovazione europea. Ma è la stessa Ovh a essere importante per l’Europa, rappresentando una delle poche alternative alle Big tech statunitensi e cinesi nel settore cloud.

È uno dei motivi per cui il governo di Parigi tenga parecchio agli asset di Ovh. Il ministro delle Finanze, Bruno Le Maire, ha più volte ribadito l’importanza strategica della società “capace di fornire infrastrutture sicure ai dati più sensibili delle aziende francesi”. Nel 2019 Le Maire si fece promotore di un’alleanza franco tedesca sul cloud, ponendo al centro proprio Ovh, con l’idea di scalare questa partnership negli anni successivi a livello europeo.

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