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Cloud, l’Italia dice addio all’approccio one-vendor: si apre l’era del multicloud

Secondo lo studio internazionale di Ibm e Oxford Economics dall’inizio della pandemia, l’uso di una singola “nuvola” pubblica o privata è passato dal 32% all’1%. Ma lo scenario resta pieno di insidie: pesano le minacce informatiche

Pubblicato il 03 Nov 2021

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Dall’inizio della pandemia di Covid-19, l’uso di un singolo cloud pubblico o privato è passato in Italia dal 32% all’1%: nel 2021, il numero di aziende che hanno iniziato ad adottare più cloud è aumentato del 26%, con la maggioranza delle imprese (37%) che basano le proprie operazioni almeno su un cloud privato e un cloud pubblico. Le organizzazioni che già si affidano a più cloud pubblici e uno o più cloud privati sono pari al 35% e proseguono in questa direzione di hybrid multi cloud.

E’ una delle evidenze che emergono dallo studio globale sulla trasformazione del cloud condotto da Ibm Institute for business value (Ibv) in collaborazione con Oxford Economics (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO). Lo studio – per il quale sono stati intervistati quasi 7.200 dirigenti c-suite in 28 settori e 47 Paesi, tra cui l’Italia – rivela in generale che il mercato del cloud è entrato nell’era ibrida e multi-cloud e che le preoccupazioni intorno al vendor lock-in, alla sicurezza, alla conformità e all’interoperabilità rimangono fondamentali.

Nel nostro Paese, i 216 c-suite executive intervistati hanno confermato che, nonostante le differenze a livello settoriale, le azioni e le opinioni sull’adozione del cloud ibrido e i temi correlati seguono i trend globali. Dall’indagine emerge, in particolare, che più di 2 aziende italiane su 3 ritengono di aver quasi completato il loro percorso di adozione del cloud e raggiunto una situazione stabile di operazioni in cloud. Per l’83% dei dirigenti intervistati, inoltre, la capacità di integrare i dati nel cloud è particolarmente importante, molto al di sopra della media globale del 71%, mentre il vendor lock-in è percepito come uno degli ostacoli più forti per le aziende italiane.

Il dominio del cloud ibrido in uno scenario pieno di insidie

In termini globali, lo studio mette in luce come nell’ultimo anno ci sia stato un drastico cambiamento nelle esigenze di business: solo il 3% degli intervistati ha riferito di aver utilizzato un singolo cloud privato o pubblico nel 2021, in calo rispetto al 29% del 2019. Il cloud ibrido si è quindi stabilito come architettura IT dominante.

Questa tendenza si inserisce in un contesto che si fa sempre più complesso, con le minacce informatiche giunte ai massimi storici. La complessità delle infrastrutture informatiche sta infatti aprendo le porte ai cybercriminali, che sono pronti a sfruttarla. Eppure, sorprendentemente più di un terzo degli intervistati non ha indicato il miglioramento della sicurezza informatica e la riduzione dei rischi di security tra i loro principali investimenti aziendali e IT.  Allo stesso tempo, l’80% ha affermato che la sicurezza dei dati incorporata in tutta l’architettura cloud è importante o estremamente importante per iniziative digitali di successo.

In Italia emerge che per l’81% degli intervistati la possibilità di utilizzare strumenti di security in cloud è fondamentale, in quanto consente di ottenere una visione olistica delle minacce e mitigare le complessità. Allo stesso tempo, l’83% ha dichiarato che incorporare la security in tutta l’architettura cloud è estremamente importante per iniziative digitali di successo. Inoltre, il miglioramento della cybersecurity è considerato una leva fondamentale per la trasformazione dei settori d’industria dal 36% degli intervistati.

La paura del vendor lock-in

I dati globali rivelano anche che nel 79% dei casi è considerato importante (o estremamente importante) per il successo delle iniziative digitali che i carichi di lavoro siano completamente portabili da un cloud all’altro senza alcun vendor lock-in. Quasi il 69% degli intervistati ha affermato che il vendor lock-in rappresenta un ostacolo significativo al miglioramento delle prestazioni aziendali nel caso di cloud proprietari: questo dato sale in Italia al 79%, mentre l’87% degli intervistati nel nostro Paese evidenzia la necessità di workload completamente portabili, senza vendor lock-in, per realizzare iniziative digitali, in un momento in cui affidarsi ad ambienti cloud aperti è fondamentale.

A livello internazionale, inoltre, quasi il 70% degli intervistati nel settore pubblico e in quello dei servizi finanziari cita la conformità normativa di settore come un ostacolo alle performance aziendali dei cloud proprietari: un dato che in Italia scende al 65%. Nel nostro Paese la mancanza di interoperabilità tra i cloud è percepita come un ostacolo dal 69% degli intervistati, in quanto frena l’adozione del cloud, la velocità, la migrazione e le opportunità di risparmio sui costi.  Secondo il 65% degli intervistati (41% a livello globale) scarseggiano le competenze ed esperienze necessarie perché il cloud possa esprimere tutto il proprio potenziale a favore delle performance aziendali. Gli alti costi delle operazioni e della gestione del cloud pesano ancora sulle aziende italiane, segnalati come ostacoli rispettivamente dal 57% e dal 60% dei dirigenti.

Ecosistemi industriali sempre più apprezzati

Lo sviluppo di piattaforme per ecosistemi industriali, infine, è considerata dal 22% degli intervistati italiani l’iniziativa digitale in grado di apportare miglioramenti positivi nelle performance, ancora in ritardo rispetto alla media globale del 35%: tuttavia, in Italia si fa sempre più affidamento sugli ecosistemi, con il 41% degli intervistati che riporta effetti positivi almeno a livello di unità/progetto. Lo stesso livello di fiducia si affida alla reinvenzione dei flussi di lavoro aziendali che coinvolgono supply chain, vendite e servizi, finanza e HR, ma solo 1 persona su 10 ritiene che ci sia stata una trasformazione completa in questi ambiti.

Il 40% ritiene che l’adozione di iniziative digitali possa favorire nuove modalità di lavoro e apportare miglioramenti a singoli progetti così come a divisioni e unità di business. Infine, 3 intervistati su 4 riferiscono che la leadership della loro organizzazione sta proponendo o sta già adottando cambiamenti per passare da una struttura piramidale a una struttura organizzativa alternativa volta a concentrare competenze e skill in modo orizzontale per ottimizzare la reattività verso i clienti, i partner e il mercato in generale. L’83% si impegna ad abbattere le barriere tra il business, i programmi di trasformazione digitale e i programmi IT tradizionali.

“All’inizio del percorso di evoluzione verso il cloud, molte aziende hanno adottato diversi cloud creando complessità e discontinuità tra varie aree di business, esponendole potenzialmente a importanti minacce alla sicurezza”, ha dichiarato Howard Boville, Head of Ibm cloud platform. “Lo studio diffuso oggi conferma che gli strumenti di sicurezza, governance e conformità devono poter essere eseguiti su più cloud e devono essere previsti in modo nativo nelle architetture di cloud ibrido affinché queste abilitino trasformazioni digitali di successo“.

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